domenica 30 luglio 2017

I fuochi di Squillace per Mari di Caspanello



I Fuochi di Squillace per Mari 
Fotografia con fuochi.  Angelo Maggio

Fra "vattindi e resta" il gesto convince nello spazio interiore di "Mari" con Tino Caspanello e Cinzia Muscolino ad Innesti Contemporanei.
Siamo qui a parlarne per applaudire la bravura dei due interpreti di una gestualità  interiore chiamato da Barthes Frammenrti di un discorso amoroso. Sulla scena succedono avvenimenti inaspettati che daranno unicità al testo. 
Va via la luce e per un istante, nel buio, il cielo si accende di moltissime stelle, una piccola luce viene messa sul palco per rischiarare Tino e Cinzia nella penombra del loro dirsi.
Succede anche altro.
 I fuochi di festeggiamento di un quarantenne si stagliano nel cielo e sembrano partecipare a quella scenografia in riva al mare, su una spiaggia, nell'immenso spazio dei fuochi sparati al cielo nelle feste di un Santo. L'unicità rende lo spettacolo prezioso, ci rende orgogliosi di aver affrontato le curve di Squillace per salire al castello.

Noi e loro, nel discorso di un uomo e una donna, le note del film ora mi ritornano in mente con le immagini, qui siamo con due solitudini a volersi bene, ognuno a suo modo, lontano e vicini. Vattindi è la prima risposta che il marito le dice, vai a casa, io voglio stare qui da solo in riva al mare a pescare. Lei comincia a trovare mille pretesti per restare, per convincerlo a rientrare a casa, stanca di una solitudine troppo lunga.
Resta.
Lei resta e il sussurro delle frasi si appiglia a cura e attenzione, a piccoli gesto del quotidiano, un pranzo, un pomodoro, un ti aspetto, un non mi aspettare.
Parole per dire: "E iò non t‟u sacciu diri. Pari… pari ch‟i paroli n‟e canusciu, mi pari chi non n‟avemu paroli pi ddiri chiddu chi pinzamu. Parramu, parramu e ittamu sulu aria:manciasti, durmisti, travagghiasti, si‟ stancu? A ddumani penza Diu. E ccu sti paroli ni inchemu a bbucca. Nni canusci autri, tu?"

Delicatissimo tentativo fatto per non restare due sconosciuti che si coricano nello stesso letto, testardo insistere scegliendo la modalità del canto, ti canto una canzone se ti piace ed è sulla nenia quasi che lui cede e le dice di restare per toccare l'acqua del mare insieme in un gesto intimo tanto da sciogliere un nodo da tempo presente, la difficoltà di vedersi persone, individui bisognosi uno dell'altro.
Applausi e applausi ancora dal mare che buio non è, se acqua c'è. 
Ippolita Luzzo 

 






Mio padre, in ricordo alla Casa di Riposo Tamburelli

Venuto a mancare il 21 giugno di questo anno nella Casa di riposo dove aveva trascorso da aprile i suoi ultimi giorni, mio padre ha avuto una sorte insolita e bene augurante. Domenica 18 giugno mangiava la torta alla frutta, mandata da Gabriella, mamma di Salvatore, e Antonello Coclite  suonava W Maria e Bella Ciao.
Un pomeriggio felice. 
Così come erano stati gli altri giorni fino al 21 quando serenamente ci ha lasciato con la musica suonata da Pasqualino Porchia: Plaisir d'amour.
Eppure...   
Lui non ha partecipato ad una vita di relazione e di società.
In vita le sue occasioni mondane erano la partita di calcio, la domenica al campo, come spettatore composto e silenzioso, e l'edicola di Giovanni prima, e di Giuseppe poi, dove comprava moltissimi giornali, l'immancabile Gazzetta del Sud ogni giorno e La Domenica del Corriere, Tribuna illustrata e via via Oggi, Gente, Epoca, Tempo, fino a Chi, Visto, e la deriva delle riviste. Giornali che leggeva pagina per pagina. 
Era questa la sua finestra sul mondo.
Per il resto era un metodico osservatore di orari sempre uguali. Sempre a casa la sera, mai ricordo un suo impegno fuori casa, se non un brevissimo periodo in cui fu nominato presidente di un consorzio nato per proteggere i vigneti. Carica di cui lui si stancò ben presto e lasciò appena poté. Mai quindi un ritrovo tra amici, mai una festa rumorosa di persone, mai, se non per i familiari più stretti e nemmeno, matrimoni, battesimi, cresime ed ogni orpello di società. Mai vita di relazione con l'esterno se non la campagna dove si recava ogni giorno per prendersi cura delle sue piante, dove alcuni andavano a chiedere consigli che lui era ben lieto divulgare. Andava infatti da alcuni vicini di campagne limitrofe se veniva chiamato per consulenze. Per stima. Ieri sera riflettevo perciò su questa stranezza successa proprio a lui. Una legge del contrappasso l'ho chiamata.
Ieri sera sulla spianata, sul piazzale della Casa Tamburelli, era sceso Sant'Antonio portato dagli statuari. Una grande partecipazione di familiari e amici ossequiava i defunti dell'ultimo anno e fra questi mio padre, ospite per due o tre mesi della struttura. Lui si è trovato insieme agli altri, facenti parti di un consesso umano, nel ricordo e nella messa che Padre Bruno Macrì ha celebrato.
Si è ritrovato nelle parole di Antonello Coclite, la sua immagine e la gazzetta sotto braccio è stata benedetta insieme al quadro al terzo piano della struttura.
Un capovolgimento.
Dante Alighieri attribuiva  alle anime un destino da scontare o da Premio nell'aldilà.
Io ho visto questo destino in lui:
Una socialità post mortem che gli piacerà moltissimo non intralciando in alcun modo i suoi orari
Ippolita Luzzo 

sabato 29 luglio 2017

Dux in scatola a Innesti Contemporanei


Venerdì 28 luglio 2017
Sulla scena Daniele Timpano,
Dux in scatola. 
Un baule in primo piano, un baule che non si aprirà e in fondo lui, Daniele Timpano, in silenzio, in nero.
La distanza Temporale tra noi e il fatto storico che narrerà viene colmata da quel silenzio, quello stare in scena guardando immobile il fatto storico nel suo divenire senza possibilità di intervenire se non raccontandolo.

Scandendo i giorni.
Dux in scatola è la storia di Mussolini, la storia della sua prigionia, della sua fucilazione, del corpo morto portato a Piazzale Loreto con Claretta Petacci ed altri 15 fascisti fucilati, per essere poi esposti, impiccati, al ludibrio dei passanti.
Comunicato del 29 aprile 1945."Qui Valerio decide di scaricare i cadaveri a terra, proprio dove le vittime della strage del 10 agosto 1944 erano state abbandonate in custodia ai militi fascisti della Muti, che li avevano dileggiati e lasciati esposti al sole per l'intera giornata, impedendo ai familiari di raccogliere i loro resti."
Dux in scatola è la storia del fascismo vivo e vegeto fra noi, non più simulacri e bottigliette a Pedrappio, è la storia di giorni e giorni in un corpo morto chiamato Dittatura.
Il corpo morto parla e racconta.
Il fascismo e il consenso.
Duce Duce, gridava la folla, Duce Duce, e il saluto fascista e il ventennio fascista.
Un corpo offeso eppur si racconta con la stessa distanza con cui ormai si raccontano i morti altrui: I tantissimi oppositori al fascismo fucilati e torturati.
Seppellito il corpo, la notte tra il 22 aprile e il 23 aprile 1946, all'approssimarsi del primo anniversario della sua morte, tre fascisti, Mauro Rana, Antonio Parozzi e Domenico Leccisi, facenti parte del Partito Democratico Fascista, ne trafugarono la salma. 
Dux in scatola e la repubblica nasce al canto di Fratelli d'Italia, l'Italia s'è desta, dall'elmo di Scipio s'è cinta la testa. Dov'è la vittoria?


In quel baule, ritrovato e riconsegnato alla famiglia Mussolini il 30 agosto 1957. In una scatola la storia d'Italia raccontata con sequenze storiche puntuali, giorno per giorni, nei giorni in cui avvengono i fatti. 
Una precisione da storico, una cadenza da speaker televisivo, una presenza scenica da mimo, mimare un corpo morto che parla, vitale e presente, una lezione di teatro.


L'ora è tarda al Castello di Squillace, soffia il vento e non lo sentiamo. Applaudiamo e applaudiamo Daniele.
Applaudiamo la ricerca delle fonti, applaudiamo la storia riconsegnata a noi spettatori, a noi facenti parte di una nazione che dimentica, maldestra, il corpo morto dal quale non si è staccata. 
Brividi e paure per altri corpi morti, per altri ventenni di storia recenti, per altro sciupio nel correre dei tempi e delle scelte. 
Su tutto questo però non può il teatro intervenire, il teatro è in Daniele, nel suo impersonare i gesti e la velocità, il fluire dei fatti, nella successione scandita a mo' di denuncia e nel riconciliarci con la scena.
Ippolita Luzzo  
    


La rassegna al Castello di Squillace "Innesti contemporanei", il festival di teatro ideato e diretto da Nastro di Mobius con la direzione artistica di Saverio Tavano.
Ed ora le foto di Angelo Maggio: grazie 



giovedì 27 luglio 2017

Ospiti da Giacomo Verri i miei scaffali

Tra gli scaffali di Ippolita Luzzo

Di solito sono ubbidienti e non mi fanno disperare. Sanno che moltissimi altri libri sono stati messi in sacchi e sacchi e donati, depositati in scuole e biblioteca, nella raccolta differenziata!
Ho un cestino nelle scale dove cestino i libri scritti male, libri insulsi per suono, ritmo e sintassi.
Libri illeggibili per contenuto, forma e altre amenità.
Certo, costoro mi guardano un po’ male, aspettano di essere ripresi, ogni tanto infatti mi capita di salutarli e di risfogliarli, chissà!
Ornella, la ragazza che mi aiuta a casa, tenta di indurmi ad un ordine fatto di spolverate e di contenimento. Lo vede anche lei sul tavolo della cucina troneggiare Simenon di Adelphi Memorie Intime insieme a Vertigine di Julien Green e non le sembra il caso di cucinare Le Rane di Aristofane o mettersi a discutere con Il pescatore di tonni di Raffaele Mangano e invitare Jenny la secca di Claudia Lamma.

venerdì 21 luglio 2017

Vertigine

Vertigine di Julien Green
Direttamente da CabaretBisanzio il mio pezzo su Vertigine http://www.cabaretbisanzio.com/2017/07/18/vertigine-julien-green/

“A differenza dei romanzieri cui siamo abituati, Julien Green non descrive i suoi personaggi: li materializza“.
Walter Benjamin




A cura di Giuseppe Girimonti Greco e di Ezio Sinigaglia questo raffinato lavoro di traduzione vede fra gli altri Lorenza Di Lella, Francesca Scala e Filippo Tuena. Due narratori  e tre traduttori eccellenti. Venti racconti di un autore nato agli inizi del  novecento, venti racconti composti dal 1920 al 1956 in inglese e pubblicati una prima volta nel 1984  tradotti in francese. Inediti in Italia vengono proposti ora dalla casa editrice Nutrimenti nella collana “Greenwich”, andando ad arricchire ancor di più uno splendido catalogo.
Il momento “Folle” della propria esistenza di vertigine in cui si può mettere tutto in discussione e cambiare la propria vita, leggo così sfogliando la presentazione della casa editrice.
Dal primo racconto, in assoluto, scritto nel 1920, il tema della follia viene quasi avvicinato alle atmosfere dei racconti di Poe. Julien Green in L’apprendista psichiatra attraversa la mente del suo assistito con la lama della curiosità e dell’esperimento. Osserva, sperimenta e impara. Viviseziona. Un po’ questo fa lo scrittore in ogni suo racconto, tagliando come una millefoglie un momento, una situazione, un personaggio. Ce lo offre così nel sadismo, nell’atteggiamento verso bambini e adulti; in una millefoglie di sadismo nella Lezione e in Paura. Una paura non solo di relazione con l’altro, una paura di osservare il proprio io: in Fabien, nel Ritratto di donna, nelle Scale.
Mi sono fermata a lungo a rileggere Una vita qualunque, cesellata in una solitudine interrotta dalla visita di un ragazzino, dalla presenza della governante, una solitudine femminile fatta di nulla, incentrata su quel momento di orgoglio in cui la protagonista compie un suo ulteriore capriccio.
Ossessioni, fisime, capricci, incredibili momenti colti senza indulgenza, analizzati, e siamo nell’inferno del quotidiano, delle case sbreccate come le tazze, della rovina economica dei possidenti, del tramonto di un modo di vivere fatto di schiavi, e di abbuffate. L’inferno si consuma in grandi mangiate, si mangia fino a scoppiare e a me ricorda il film La Grande Abbuffata.
“Vertigine” di Julien Green è un libro di riconciliazione con la letteratura vera, un libro di ambienti, di specchi, di gesti e di luminosi e taglienti raggi di sole.
Alla fine ci lascia il sorriso su una firma imitata, in una lettera mandata a Eveline, una lettera in effetti come pretesto per scrivere al mondo alla maniera in cui gli scrittori parlano a noi.
Ippolita Luzzo 

giovedì 20 luglio 2017

Leggere rane

Ospite del blog di Gianluigi Bodi http://senzaudio.it/ippolita-luzzo-le-rane-e-facebook/ Il mio pezzo sulle Rane a Siracusa

Leggere sempre.L'ossessione della lettura. Leggere: Un testo da studiare, un bugiardino dei medicinali, una composizione della marmellata, un'opera teatrale. Leggere un gesto, un fatto, un non fatto, un commento, un post. Stiamo qui a leggere sempre. Oziosi e curiosi. Vivi e decisi a far vivere, far provare anche a chi non legge il piacere della lettura.
Vado a teatro, al Teatro Greco di Siracusa, danno Le rane di Aristofane, una commedia politica ateniese del V secolo avanti Cristo. 
Ascolto, seguo frizzi e lazzi dei protagonisti, pregusto il momento in cui, col testo in mano, io continuerò a leggere quel che viene rappresentato. 
Una commedia didascalica, la potrei chiamare, con Dioniso e il suo servo alla ricerca della porta dell'inferno per andare a prendere e portare in vita Euripide, affinché lanci un messaggio di coesione ad una città, Atene, dilaniata da una schermaglia politica senza fine.
Ci trasferiamo all'inferno per meglio leggere i giorni del reale, dicono insieme con tragedie e commedie i classici di un tempo. 
Le Rane sono una parte del coro, insieme agli Iniziati.
Gli Iniziati sono il popolo scontento e deluso e le Rane sono i troll di facebookkiana memoria. Le rane infastidiscono e sfottono Dioniso, il quale, con addosso una pelle di leone, travestito da Eracle, tenta il traghettamento verso l'Ade bussando alla porta di Plutone. 
Nella prima parte della commedia Dioniso e il suo servo si scambiano la pelle, a seconda la convenienza di Dioniso, a seconda la convenienza di tutti i padroni, lesti a lasciare ai servi il momento del ricevere insulti e bastonate che spetterebbero a loro.
Si ride quindi con sgradevole sensazione di aver riso. Nella seconda parte siamo in pieno facebook. 
La commedia segue il certamen fra Euripide ed Eschilo, una giuria deciderà, un solo uomo decide, come in tutte le giurie, bisogna stabilire chi abbia diritto al trono, chi sarà in grado di unire il popolo.
Una noia profonda.
Mi riprendo in mano il libro con il testo, a casa, dopo giorni di rimuginare, pensando a come scrivere sull'ossessione di voler leggere e sul piede della metrica, nella domanda di Euripide a Dioniso:
Lo vedi questo piede? mi sembra di rileggere gli infiniti commenti sul compito della letteratura, su cosa sia il messaggio, se sia o non sia, che vuoi che sia, e con Eschilo potremmo dire anche noi ad Euripide: Ma davvero, figlio della dea... delle ortolane? Tu dici questo a me? Tu che vai raccattando chiacchiere inutili, che metti in scena pezzenti, che rattoppi stracci? ti farò vedere io!
Ed a questo punto nella nostra era Eschilo avrebbe bannato Euripide!
E con Caronte nel traghettare: C'è qualcuno qui, in partenza per il nulla eterno- eterno riposo dei mali e degli affanni? prossime fermate: Piana dell'Oblio, porto delle Nebbie, Stato dei Cerberi. Vaf'fà fottere-e-và mmorì ammazzato.
Le Rane di Aristofane, nella seconda parte, sulla disputa fra Eschilo e Euripide, sembravano precise intifiche dei post di oggi. Chi avrebbe vinto Lo Strega? Eschilo conservatore oppure Euripide innovatore? Pesiamo i loro versi, dissero nell'Ade.
Ora a me Le Rane piacquero a metà. Mi piacque la prima parte, il gioco fra servo e padrone, il travestimento da Eracle compiuto da Dioniso e la beffa alla porta di Plutone. Mi piacque un gioco antico degli equivoci
Lo straniamento non avviene in realtà sulla scena, avviene con il testo sulle gambe, nel sottolineare ed imparare le battute, nel godere di dove si ripeteranno, nel riderne insieme sui blog di amici e sodali nel piacere ossessivo di  rilanciarci letture. 
Dalle rane con la regina della Litweb
Ippolita Luzzo
  

mercoledì 19 luglio 2017

Heidi di Francesco Polopoli

Heidi ti sorridono i monti...
Heidi le caprette ti fanno ciao...
Heidi, Peter, Clara...
"Sono trascorsi più di 40 anni da quando è apparso in televisione per la prima volta in Italia Heidi, il cartone animato per bambini di molte generazioni. E' basato sul romanzo per ragazzi dell'autrice svizzera Johanna Spyri, che ha trascorso la sua vita sulle Alpi e a Francoforte, in Germania."
dalla storia famosa, ci sembra di sentire la sigla, ve la metterò, alle immagini saltellanti delle caprette e al sorriso contagioso di Heidi. 
Francesco Polopoli ora mi sta donando la sua Heidi. Siamo in montagna a Corazzo, nell'abbazia dove abitò per un periodo Gioacchino da Fiore, nel comune di Carlopoli.
Ci appartiamo un po', estrae furtivo dal suo zaino un sacchettino e dal sacchetto appare lei, Heidi, in latino.
La prima volta che esce. La prima copia ad esser regalata.
La prima la prima.
Saltello giuliva come Heidi, batto le mani e sorrido su noi gioiosi di immagini, canti e ricordi ora tramutati in lingua latina. 
Carmen Adelhaidis 
Oh Adhelaidis, montes te rident, capellae te salutant...
Francesco Polopoli ha curato il libro pictografico insieme agli alunni del liceo classico della III E e III F nell'anno a.D. 2017
Studiare in questo modo mi sembra felice, quella felicità dello spirito utopia dei Gioacchino da fiore, mi sembra veder la giocondità nello scegliere immagini, nel trovare i termini fedeli al testo: 
Passer, deliciae pullae,
quicum ludere, quem in sinu tenere,
cui primum digitum dare appetenti
et acris solet incitare  morsus... 
insieme ad Heidi Catullo nel Carmen II
e Lucrezio nel De rerum Natura
Inde ferae pecudes persultant pabula laeta
et rapidos tranant amnis
e poi Virgilio nelle Georgiche 
Propter hoc silvatica es! Rustica progenies semper villana est!
La bellezza dei puri vittoriosa sarà.
ed il nonno, di cui non conosciamo il nome nel fumetto, qui si chiama Gioacchino. Sarà un caso? 
Nel piacere di parlarne ancora "sui monti di pietra può nascere un fiore" nella palingenesi del passato e nel presente del linguaggio, con Heidi, da caprette, facciamo Ciao Ciao a Francesco Polopoli e ai suoi alunni nel piacere dello studio.
Ippolita Luzzo 

martedì 18 luglio 2017

E mentre le persone colte della mia città... Trallallà

E mentre le persone colte della mia città si fotografano in splendide residenze e resort, in costume da bagno, languidamente stese su chaise longue di Le corbusier, mentre mangiano cultura a tavoli di bellezza e pietanze ornati, mentre porgono onorificenze e premi a uomini e donne colti come loro, e mentre con loro la cultura impazza da spiagge e da monti sempre firmati, le stesse persone colte disdegnano leggere la solitudine vera, disdegnano offrire un passaggio, disdegnano una lettura che non sia colta e mangiata. 
Appurato ciò anche io andai in vacanza, mi sdraiai perciò non languidamente su blog e riviste, mandai i pezzi, al posto mio, a Senzaudio Di GianLuigi Bodi, a Cabaret Bisanzio di Enzo Paolo Baranelli, sul blog di Giacomo Verri, Su Liberi di Scrivere di Giulietta Iannone.
Non li conoscete vero? Li conoscerete, forse, chissà, quando tornerete dalle vostre spiagge, abbronzate di cultura, stanche di vernissage, annoiate di premi. 
Vi fermerete a leggere... 
Lo so, lo so, per la cultura firmata frittura, sutura e sicura, questo mio viaggiare non fa gulp, non fa rumore, non porta quattrini, non ha le luci televisive, il richiamo del nome.
E con le parole di Francesca Tuscano direi:
"Chi ci ignora volutamente esalta il nostro valore assai più di chi ci loda." leggerete Francesca.
Lo so, lo so, cultura sarà quando Fazio poi inviterà tutti loro... ed allora io penso sempre, con grande sberleffo, che a quel punto cultura non è più.
E per dire, oggi mi arrivarono Le indomabili, il libro di Davide Steccanella, Paginauno Edizioni. Storie di donne rivoluzionarie. Lo conoscete? No,vero? Per me invece cultura è tutto questo: accorgersi dei fermenti, accorgersi del momento nascente... trallallà 

Ippolita Luzzo    

lunedì 17 luglio 2017

17/07/2017 La notte dei morti viventi

Ancora l'estate è lunga.
Fermi i giorni di luglio stanno immobili nella calura, nei fuochi, nel fumo, nel sole cocente, nelle giornate interminabili e vuote.
Tutto arde, bruciano i piromani, il campo rom, e va in fumo, in cenere ogni pochissimo ossigeno per respirare. 
Nel disprezzo più totale del luogo dove abitiamo, luogo maltrattato, sporco e cattivo, anche i rapporti umani sono incattiviti dal nulla relazionale.
Un sud inferno abitato da zombi, per restare al ricordo di Romero, morto appena oggi, regista del film La notte dei morti viventi
Relazioni umane inesistenti, rapporti amicali zero assoluto, parenti assenti e vicinato altrettanto. 
Parlare col muro? Con la finestra? con un cellulare? Su un social che resta unico e solo momento di chiacchiera, unico e solo momento di stima, unico e solo momento diverso dal nulla invivente che esiste quaggiù.
Nell'inferno del sud.
Ci proviamo in tanti a creare legami, a chi riesce, a chi non riesce, ci proviamo per giorni, per anni, per occasioni, ci proviamo con fogli, con gentilezza, con disponibilità.
Il muro resta invalicabile. 
D'estate quel muro diventa rovente, le giornate sono lunghe e vuote, accecanti e calde, d'estate si muore di più, d'inverno è più facile gestire un silenzio, si studia e si scrive.
"Quando tutto è fermo 
mi muovo piano.
Non voglio disturbare 
la volontà che nasce
dalle cose immobili." scrive Elena Mearini
D'inverno il caldo dei tasti diventa piacevole, riscalda e non irrita facendo sudare.
Lo scrivere d'inverno è compagnia, lo scrivere d'estate ha lo stesso respingente momento del vicino lontano.
Nella disperazione più totale che l'estate sia fatta ancora da tanti altri giorni di luglio, da tutto il mese di agosto, io chiedo quel suono umano della parola che possa alleviare una nostra condizione umana.
Nel fuoco del nulla finisco di nuovo con i versi di Elena Mearini, una poetessa vera 
"Promettimi il niente,
cosi potrò contare 
sulla tua parola." 
Ippolita 

giovedì 13 luglio 2017

Salas è Una parola palindroma

Il cittadino illustre
Il paese dell'infanzia dove lo scrittore torna dopo quaranta anni è solo una parola palindroma. Quelle parole mantengono lo stesso suono e lo stesso significato sia che si leggano normalmente, da sinistra verso destra, sia viceversa, cioè da destra verso sinistra.
La lettura rimane la stessa e si fugge sia a venti che a sessanta.
Mi domando come si possa costruire poi un romanzo dal titolo "Il cittadino onorario" e ritrovare quella creatività sfuggita all'apparir dei premi.
Sarà dunque l'infelicità a voler fuggire via e scelga il foglio per farlo? Ne sono certa.
Dalla costrizione nasce l'arte, almeno un segmento, dal tormento di non essere mai fuggito definitivamente, perché non si può fuggire dal corpo che si abita, dalle abitudini, da convenzioni scelte e mummificate.

La cerimonia di Svezia aveva la fissità marmorea di Salas e lo scrittore mi ha ricordato Thomas Bernhard, drammaturgo, poeta e giornalista austriaco, tra i massimi autori della letteratura del Novecento. "I miei premi" il libro. 
Mi sembrava quasi di vederlo e sentire da lui quelle lezioni su come la letteratura serva allo scrittore per crearsi un mondo, appurato che quello in cui si sta è piatto e banale, crudele e buono a secondo delle situazioni. 
La letteratura dunque crea il mondo, i personaggi, le scene d'amore e le scene di odio, poi chi legge deve crederle vere, verissime, altrimenti odierà, a sua volta, lo scrittore. 
Sarà in questo gioco di vero e falso che si snoda la vita dei personaggi, dello scrittore e di tutti noi, in un gioco di specchi dove guardiamo senza vederci vedendo l'altro. 
vedendo nulla perché non c'è un bel nulla, Il resto di niente direbbe Enzo Striani, dal suo caparbio romanzo di lotta per ideali perduti. 
Cinismo, viene spesso ripetuto nel film, cinico, quel fare di chi non crede in niente se non nei personaggi, nello scrivere e nel regalare quella ferita di arma da fuoco da cui partirà la trama.
C'è un passaggio interessante più volte ripreso nel film quando si afferma lo svuotamento delle parole troppo vanamente ripetute. Si parla troppo di libertà quando non esiste proprio la libertà, si parla a vanvera di cultura sulle bocche degli sciocchi e degli ignoranti. se una parola è troppo usata quella parola svanisce, diventa ridicola, perché usata da ridicoli. Lo stesso si potrebbe affermare della parola scrittura, alla quale si attribuisce il compito di inventare un mondo possibile dove abitare, di guarire sofferenze e ferite dell'anima, di donarci la libertà. Mi sembra ce ne sia abbastanza anche per dichiarare inflazionata la parola scrittura. 
Parole inflazionate.  

Dal gioco difficilissimo dello stare al mondo il film mette al primo posto lo straniamento, l'impossibile dialogo, se non in ruoli stabiliti, scrittore segretaria, premiato e giurati, sindaco e compaesani. Assurdi ruoli di teatro umano per un fuga dal nulla.  Ci faranno una statua e qualcuno la sporcherà, (penso con orrore al busto di Falcone staccato e lanciato,guardando il busto del cittadino onorario insozzato). Dal popolo passare dall'elogio allo sputo il passo è breve.
Mancando rispetto e sacralità tutto diventa finzione e successo. Una rilettura macabra dell'essere scrittore.     
Nella desolazione più totale di un cittadino onorario si può diventare il cittadino illustre scrivendo. A Roberto, in quel bellissimo momento umano chiamato dialogo. 
Ippolita Luzzo  
Ieri sera al Lissania Garden  

Se la lettura non ci aiuta. Da Criaco. L'agenda ritrovata

Si legge non solo un testo, si leggono i gesti, i fatti, i manifesti, manifesti e non.
Ieri sera Gioacchino Criaco incontra i suoi lettori con un racconto facente parte dell'Agenda ritrovata. Il libro è composto da una serie di racconti con un tema: Paolo Borsellino. Paolo Borsellino e il suo sacrificio, il suo credere nella verità, nella libertà di scelta.
Gioacchino Criaco, "La memoria del Lupo" Vanni Santoni, "La solitudine della verità"
Ieri sera con L'agenda ritrovata, a parlare della memoria del lupo. A parlare di libertà.
Gioacchino Criaco è un uomo affettuoso, nel senso più bello del termine, nel porgere una umanità disponibile all'incontro, all'amicizia sincera. Un uomo che vuol bene e lo dimostra con le sue scelte, affettuose. Le sue parole e la sua scrittura amano e vivono con noi. 
Sta parlando di libertà, stasera. " Il nostro mondo è nostro se lo si conosce e siamo liberi se lo scopriamo. Se scopriamo il nostro mondo. L'anabasi, il ritorno. Mentre parla di Anabasi io penso alle versioni di greco, al liceo, alL'Anabasis Alexandri (La spedizione di Alessandro), un testo redatto in lingua greca dallo storico Arriano nel II secolo, la più grande fonte di informazioni su Alessandro Magno.
I concetti di libertà ritornano più volte questa sera ricordando il fratello di Paolo Borsellino, Salvatore, uomo libero, testimone di un grande dolore, di una grande perdita affettiva, uomo capace di parlare fuori dal tavolo delle formalità.
Gioacchino Criaco stasera parlando a noi del suo racconto, presente nell'agenda ritrovata, usa le parole Attesa, culto del racconto, mondo fatato e profumi. Una messianica attesa avvolge il sud, una extratemporalità, un vivere di littorine a un solo binario, con dentro il profumo di zagare e oleandri, gelsomini e more, profumi e veleni. Un non finito calabro quasi promessa di eternità.
Con la vista della mente Gioacchino ha visto una stirpe di uomini che senza verità non sa vivere, benché la verità porti al sacrificio. 
Con la vista della mente lo sguardo andrà oltre i difetti di un campo visivo limitato mentre il ragionamento si interroga e pone domande e dubbi. Di tutto questo avremmo volentieri chiacchierato ancora se ci fosse stato permesso fermarci, avremmo continuato a interrogarci sul potere della scrittura che ci rende liberi e della libertà di scrivere come momento terapeutico, come salvezza. come salute e come saluto. 
Nell'immedesimazione fra personaggio e autore, fra autore e lettore, fra lettore e personaggio, nel voler vivere di affetti, di libertà, di attese, porgo il mio momento libero verso una agenda che vive in noi. Agendo 
Ippolita Luzzo    


"L’attentato in cui morirono Paolo Borsellino e la sua scorta compie 25 anni. La sua agenda rossa non è mai stata ritrovata. C’è un Paese che non ha dimenticato e vuole raccontare, ricordare e riflettere su quello che è successo. Il 25 giugno 2017 una ciclostaffetta partirà da Milano portando con sé un’agenda rossa che attraverserà l’Italia, si riempirà di testimonianze, storie e persone. Raggiungerà Palermo il 19 luglio 2017 e verrà consegnata a Salvatore Borsellino che, in tutti questi anni, non ha mai smesso di lottare.
L'agenda ritrovata, per commemorare il venticinquesimo della morte di Paolo Borsellino e della sua scorta, si propone di dar vita ad un libro rosso che viaggerà di regione in regione, testimoniando che c’è un’Italia che non ha dimenticato e che vuole ricordare e raccontare quel che è successo. Partecipano gli scrittori: Helena Janeczek (Lombardia), Carlo Lucarelli (Emilia–Romagna), Vanni Santoni (Toscana), Alessandro Leogrande (Lazio), Diego De Silva (Campania), Gioacchino Criaco (Calabria) ed Evelina Santangelo (Sicilia).

Partecipano al progetto

Le agende rosse
Il Movimento delle Agende Rosse, nato per volere di Salvatore Borsellino nel 2007, è costituito da cittadini che agiscono perché sia fatta luce sulla strage di via D’Amelio.
Il movimento e Salvatore parteciperanno al progetto L’agenda ritrovata mettendo a disposizione, per eventi e/o ospitalità dei partecipanti alla staffetta ciclistica, le numerose sedi presenti sul territorio italiano e intitolate a personaggi che sono morti per nobili ideali: Verità e Giustizia.

Radio Popolare
Radio Popolare di Milano partecipa all’iniziativa come media partner: ci aiuterà a definire le associazioni o coloro che organizzeranno gli eventi  lungo il percorso a tappe dell’agenda, lancerà una campagna di adesione all’iniziativa per tutti quei cicloamatori che volessero unirsi alla staffetta ciclistica insieme ai ciclisti, commenterà in diretta la tappa iniziale e quella finale, seguirà il viaggio con trasmissioni ad hoc e/o collegamenti quotidiani.

FIAB
La FIAB, Federazione Italiana Amici della Bicicletta, con sedi in tutta Italia, si occuperà di attivare le sedi territoriali per supportare la ciclostaffetta.



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agendaritrovata@orablu.com

La casa editrice Feltrinelli     

mercoledì 5 luglio 2017

Rivìentu presenta Una Montagna di Pace

All'Abbazia di Corazzo a Carolopoli, comune in provincia di Catanzaro, Rivìentu, l'associazione costituita da persone di diversi comuni del Savuto e del Reventino, fiume uno e monte l'altro, dona vita ad una due giorni, 1 e 2 Luglio, dal titolo Una Montagna di Pace. Qui i miei appunti scarni e incompleti sugli appuntamenti ai quali ho partecipato. Nella locandina tutti gli incontri.
Saliamo nel pomeriggio del sabato assolato e raggiungiamo Carlopoli dopo aver fatto benzina ad un rifornitore automatico, anzi non aver fatto benzina in realtà, perché il distributore si rifiutò di erogare alcunché. Noi però troviamo a Platania, in piazza, il proprietario del distributore, insieme a lui ritorniamo indietro e voilà la benzina si aggiungerà.
Potenza del fattore umano.
Così andiamo all'installazione di Antonio Pujia Veneziano.
Scienza e Sapienza, scrive lui, con dei gessetti bianchi, sui sacchi grezzi di canapa e iuta, ricordando Gioacchino da Fiore e i cerchi concentrici, la spiritualità sempre cercata, dalla terra al cielo. 
Michele D'Ignazio intrattiene i piccoli con Storia di una matita, la trasformazione di un uomo in matita, mentre si friggono grispelle e si sorseggia un caffè.

Arriva il professore Domenico Gattuso, ingegnere dei trasporti, dall'università di Reggio Calabria e facciamo ripartire il nostro treno, i nostri treni scomparsi, riandiamo a  mare con il treno, da Reggio Calabria a Locri, sua esperienza, quando si rende conto, lui,  che gli studenti non conoscevano quella linea ferroviaria, non l'avevano mai presa!
Insieme a Domenico Gattuso mi trovo a leggere i miei pezzi, i paradossi del sud, così li hanno chiamati i ragazzi di  Rivìentu.
Il professore analizza, interroga, si indigna per lo stato in cui versano le ferrovie calabre, per quegli Studi di Fattibilità che la Regione Calabria ha commissionato per riattivare linea, costati 460.000 euro, senza aver riattivato nessuna linea ferroviaria. Una grande presa in giro! D'altronde qui si campa d'aria era una bella canzone di Otello Profazio in un tempo che fu, e i miei pezzi denunciano irridenti l'uso e l'abuso dei piani, dei tavoli, dei convegni e delle culture vuote.
Musiche e canti, Felici e Conflenti, Passaggiari Avanti, tanto per ricordare gli incontri di tamburo e voce di Nando Brusco e dei Giamberiani. Dario Natale e Domenico D'Agostino in Maicu Man di Michele Pane e Antonello Caporale domenica completano la manifestazione.
Siamo seduti in tanti, in tantissimi qui ad ascoltare Francesca Mansueto leggere un brano del Barone rampante di Italo Calvino, "Noi non ci sentiamo anacronistici a voler restare in questi luoghi qui vediamo risorse e futuro" e Carmine Gigliotti "Come restare? Una scelta controcorrente, e un comitato per la ferrovia"
Antonio Pujia presenta Conterraneo, il ritorno alle radici, alla terra, su un tappetto di sacchi le foglie, la terra. La conoscenza. 
Caporale inizia con estrema franchezza a dire di non voler raccogliere minoranze."Viviamo in tempo di internet, c'è in atto un processo di robotizzazione, l'espulsione della manodopera, ed è inutile l'estetica del campanile, il rimpiangere la dolce contemplazione dei luoghi.  Bisogna andare via dall'indolenza, dal modo passivo che ha permesso di bucare 40 miliardi di euro. C'è in Calabria una percezione alterata del talento, imperversa il mediocre, colui che sa fare tutto così e così. Con approssimazione. 
L'indolenza è il male. Dov'è la competenza? Una vita da morituri. Qui, negli uffici, nei piani dove dove si decide, nei luoghi pubblici, arrivano progetti mal fatti. Mai finiti saranno i lavori, sciupando e sciupando. I paesi sono luoghi del rancore. L'individualismo è sfrenato. Quale autostima abbiamo? L'inedia in Calabria permette che si inauguri una autostrada senza esser mai completata. Mancante di 40 km. Perché questa diminuzione di senso? L'inedia ha fatto perdere il guadagno con le pale eoliche. Ignoranti e incapaci hanno svenduto il nostro tesoro, il vento. 
Dopo aver elogiato il crinale appenninico per le buone attività di sindaci, Caporale loda due esempi di buona amministrazione, Il Collettivo Onde Rosse di Cinquefrondi e quello  delle Valli Cupe di Sersale.
Felice di essere stata invitata a questa manifestazione termino con un sorriso. 
Contro l'ignoranza, l'inedia, l'indolenza, l'individualismo, gli inetti, evviva le Idee Fattive di tutti e di Ippolita, a Corazzo, a Corazzo, nel cielo di Corazzo.
Una Montagna di pace.
Dalla terra al cielo.
Ippolita Luzzo 

   

lunedì 3 luglio 2017

Brunello Montagnese I colori della notte

Nel racconto Ultima morte il professore Trenin, quando viene interpellato da Mario Revor, sulla indecisione di una scelta che avrebbe modificato la sua vita, risponde: Sarà il tempo a darti una risposta.
Nel L'ultimo lettore troviamo l'affermazione: Siamo solo dei granelli di sabbia in un deserto immenso, se lo ricordi.
Nel L'inganno dell'ombra citando Kundera sull'essere padroni del futuro per poter cambiare il passato lo scrittore si interroga se quello che noi chiamiamo sogno non sia la realtà e la nostra quotidianità non sia un lungo sogno.
Letture diverse hanno dato vita alla scrittura di questa raccolta in cui Brunello Montagnese prova a ripercorrere i topos letterari, gli argomenti/situazioni che, pur cambiando a seconda dell'epoca, si ripetono in tutta la storia della letteratura. Gli archetipi vengono confessati già all'inizio, e, nel racconto dal titolo L'Archetipo, l'autore riporta le parole di un noto giornalista sul compito dello scrittore: Invenzione sincera.
Ogni scritto deve essere riconosciuto dai lettori come vero . 
"Lo scrittore non riuscirà a trovare ciò che mai è esistito"
Assistiamo alla nascita dell'archetipo dello scrittore, anche questo già esistente da sempre nelle nostre fantasie di lettori e leggiamo Brunello nel Destino rivelato in un libro. Un libro che non si sfoglierà quando si trova e scompare nell'alluvione di Firenze. Coincidenze e destino, temi a me molto cari, temi che ho riletto con negli occhi il Breve Trattato sulle coincidenze di Domenico Dara, autore da suggerire alle letture di Brunello Montagnese, insieme agli altri suoi autori preferiti ai quali, come si sente in tutti i racconti, va il suo omaggio, da Borges a Beerbohm. 
L'oggetto ritrovato sta nella Causa e gli Effetti, nulla viene dal nulla, da Cartesio, dedica iniziale, e così assistiamo al lancio nel nulla dopo tanto cercare.
Racconti che seguono un altro romanzo di Brunello, dal titolo Soldato e saranno da seguiti da altro cercare.
Brunello Montagnese troverà di sicuro col tempo una domanda sua da farsi e l'originalità si accompagnerà ad una nuova risposta in scrittura.
Nell'augurio sincero di una semplice lettrice
Ippolita Luzzo