venerdì 23 giugno 2017

Il veleno chiamato Lamezia

Respiro veleno.
Ho dimenticato di chiudere gli infissi della camera da letto ieri sera e l'aria avvelenata dai fumi del Campo Rom riposa sul comodino, sul cuscino. Impossibile dormire qui, in camera.
Scendo giù e mi addormento sul divano del soggiorno, avevo per fortuna ben chiuso i balconi al primo piano prima di uscire e mi addormento fra giornali e fogli nella tristezza assoluta di vivere in un luogo avvelenato. 
Avvelenato senza scampo di salvezza. 
Avvelenato in ogni particella vivente, avvelenato nell'aria, nell'acqua, nella terra, nel fuoco. Fuoco avvelenato, terra avvelenata, acqua avvelenata, aria avvelenata. 
Avvelenato in ogni più infinitesimale forma di pensiero corporeo e incorporeo, avvelenato nella carne e nello spirito, avvelenato nel respiro. 
La puzza vivente del veleno si deposita sui polmoni, sulla pelle, nel sangue, nei pensieri.
Una puzza pesante, immobile, gigante.
Ha un corpo questo veleno, una testa e tante braccia.
Mi risveglio al mattino soleggiato e nel verde del nuovo giorno, per un attimo senza puzza, vado a seppellire mio padre, un uomo fortunato. 
Ippolita Luzzo    

martedì 20 giugno 2017

Crepapelle, il racconto di Paola Rondini

Intrecci Edizioni nella collana Enne
e con la collaborazione di scritture Scriteriate Agenzia Letteraria pubblica nel 2017 questo romanzo di Paola Rondini: Crepapelle.
Il senso del racconto forse è racchiuso in una frase di Prigogine, Le leggi del caos:"Mi piace dire che la materia in prossimità dell'equilibrio è cieca perché ogni particella vede soltanto le molecole che la circondano, mentre lontano dall'equilibrio si producono le correlazioni di lunga portata, che permettono la costruzione degli stati coerenti" 
Mi piace questo vedere oltre il vedere e la correlazione che può nascere fra individui e molecole distanti, in fondo è la storia di questo blog, la storia di una vita, la mia, con un foglio in mano, come Edo, il personaggio misterioso che impariamo a conoscere mentre bussa ad un finestrino di un'automobile e lancia un foglietto con su scritto qualcosa. 
Nasce così la trama di questa storia veloce, almeno il ritmo è veloce, e veloce trasforma i protagonisti nella pelle e nell'anima. 
"una fuga inizia sempre con un'accelerazione, una sbandata."
Si fugge da se stessi, si fugge dal lavoro, si fugge e si sceglie altro, fuori dalla pelle, in Crepapelle. Vibrazioni, spostamenti. La porta è sempre aperta.  
La pelle racconta delle persone molto più di quello che si possa immaginare. Ambientato in una clinica di chirurgia plastica dove le pazienti rincorrono la giovinezza ed il turgore della pelle poi la storia assume via via situazioni sempre diverse di ripensamenti e di possibile rinascita.
Un rincorrere avvenimenti sempre nuovi: Legati, permeati, attraversati.
Due espressioni.
In questi miei giorni in cui attraverso i miei giorni in una casa di riposo dove sta attraversando i suoi giorni, affaticato, il mio papà, un racconto che mi sembra amico e discorsivo di un tempo che non c'è.
Nei fatti e nella pelle solo correre si può  
Ippolita Luzzo 

domenica 18 giugno 2017

Antonio Belsito al contrario

Mi manda da leggere i suoi pensieri sull'amore, Antonio Belsito, perché le mie parole descrivono a mezzo anima, ed è una ragione bellissima, una ragione di più, cantava Ornella Vanoni.
Siamo su pensieri diversissimi su " Sei tutto ciò che di bello mi accade" sottotitolato "Scritti sull'Amore", proprio perciò mi interessa scriverne.
Sugli abbracci che dovrebbero essere espressione di grande amore ed invece potrebbero essere vuoto esercizio retorico di un modo per non esprimere alcunché. Non credo nella sincerità dei gesti, anzi ho esperienze di abbracci dati e poi di coltellate ed abbandoni. La cronaca ne è piena. Non credo alle emozioni di scambio, ognuno sente in modo diversissimo, e non credo nella linearità dei rapporti, anzi ritengo ogni genere di intrattenimento con un altro una forma di guerriglia, di strategia per occupare posizioni e mantenerle, pur con il massimo affetto e con la sincerità del cuore. 
Antonio quindi quando scrive"Amo voler bene perché voglio bene all'amore" mi trova perfettamente d'accordo, meno d'accordo se poi quel suo voler bene sarebbe un bacio, una carezza, un abbraccio. Ci si può abbracciare centomila volte e si stringerà un vuoto simulacro come ben sanno coppie e coppie in cui uno ama e l'altro no, amici, in cui uno è amico e l'altro no, familiari in cui l'affetto è tramontato ma restano gli abbracci. Vuoti. 
" Credo che già incontrarsi sia tenersi.  Se non ci si tiene, significa che non ci si è mai incontrati" scrive Antonio ed io aggiungo la volontà. Per incontrarsi bisogna volerlo in due, anzi in tanti. Bisogna azzerare il bisogno e cercare una verità. 
Si scrive galleggiando, caro Antonio, e galleggiando ti seguo fino al tuo amore per lo scrivere, l'unico abbraccio che posso capire, quello con la scrittura.   
Ippolita Luzzo 




Chi vuol donare amore, deve egli stesso riceverlo in dono. 


in fondo l'« amore » è un'unica realtà, seppur con diverse dimensioni; di volta in volta, l'una o l'altra dimensione può emergere maggiormente. Dove però le due dimensioni si distaccano completamente l'una dall'altra, si profila una caricatura o in ogni caso una forma riduttiva dell'amore.

venerdì 16 giugno 2017

Giuseppe Semeraro: Poesia è un servizio

A cosa serve la poesia
Due parole in croce
camminando nella poesia 
Il passo più lungo è la felicità
Danilo Dolci e i suoi passi verso la dignità di essere uomini. Le sue lotte a Partinico.
Giuseppe Semeraro, conosciuto a teatro Umberto, sulla scena di Digiunando davanti al mare, la storia di Danilo Dolci, passo dopo passo.
Nel 2007 Giuseppe fonda Principio Attivo Teatro e passo dopo passo

Il passo che calpesta il fare solenne
il passo mortale dei compromessi
Il passo più lungo è non cedere il passo
non rinunciare all'irriverenza
non gettare l'infinito nel compianto
Il passo più lungo non sa consolarsi 
Il passo più lungo è ricucire la bellezza alla vita
la melodia del ricucire
Il passo più lungo è il mio, il tuo, il nostro
tra tanti un passo unico, il passo più lungo. 
A cosa serve la poesia: a dire sottovoce la propria verità
a dirla passo dopo passo.
Giuseppe Semeraro ha scritto poesie sin da bambino come una forma di manutenzione della solitudine. Poi un bel giorno un suo amico, Fabio, gli legge quei versi di un Giuseppe bambino, adolescente e gli chiede di continuare. Grazie, Fabio, annoto io in calce al foglio.Nasce "Convalescenza di un poeta" l'urgenza di scrivere dei versi per Fabio, il suo amico. 
Così la poesia incontra il teatro, il gesto e, nella forza dell'oralità, Due parole in croce esistono nei passi verso la felicità. 
La poesia serve a trattenersi con l'altro, scrive Giuseppe Semeraro e noi ci tratterremo con lui questa sera, trattenendo le sue parole in noi.
Le parole vogliono essere dette per esistere ed anche noi esistiamo con due parole in croce.  
Ippolita Luzzo 



giovedì 15 giugno 2017

Monica Dini: Angoli Acuti

Tra Le Righe Libri è il nome della casa editrice che pubblica i bei racconti di Monica Dini. Tra le righe libri, tra le righe racconti. 
Mi piacciono subito i racconti di Monica, ne imparo qui e là qualche frase: "Essere soli è come avere fame" su quel non detto che io non credevo più potesse esistere. Quel non detto avrebbe forse sfamato la solitudine? Non sapremo mai, così continuiamo a leggere "Fuori dal mondo Tutte le smagliature amate"
Quella richiesta di una famiglia, quelle treccine lasciate senza risposta, quei bimbi in una richiesta fatta da smagliature.
Dobbiamo per forza raccontare a qualcuno quel nostro esistere e credo sia il motivo per cui tengo in piedi questo mio blog, oltre all'amore per i libri, oltre al mio vivere tra le righe.
E così ho scritto moltissime mail per esistere, proprio come la protagonista del racconto, mail e mail per ricostruire, ordinare, raccontare e sentirmi di far parte, una parte del tutto. 
Invio in corso... Monica.
Capisco Beppe e faccio lo zaino con lui verso la pensione senza stelle e vado a consolare quella donna in una mangiatoia scavata in un grande tronco.  
Mi piacciono queste Gemme, balbettanti, esistenze tratteggiate con un verbo, con un piccolo cucciolo trovato per caso nei rifiuti. 
Nelle mail mai fatte ci sta quella di una bimba ad un Babbo Natale, una lettera terribile mai affrancata. 
Armando ha perso il lavoro, Armando ha perso il lavoro, lo seguo al centro commerciale nella sua protesta, nel chiedere elemosina, aveva fame, la solitudine è come avere fame
Credo di aver sentito cigolare la rete del letto di Miriam e annusato l'odore delle ali di pollo insieme a lei che annusa tutto. Anche la merda. 
Mi piacciono i racconti di Monica mentre ascolto il brusio delle sue storie disegnate con pochi tratti e animate con pochi gesti, un brusio regalato dalla precisione e dalla pietà. 
Una scrittura sensibile al fruscio, al non detto, alla disperazione misurata dell'impossibilità.
Accanto a me già li accolgo e li rileggo per dirci insieme quale sia il problema fondamentale: se esiste una vita prima della morte. 
Con questa domanda da una citazione di Giovanni Bedino, Un color bruno, apre la porta, Monica Dini, ad una passeggiata nella via della solitudine. 
Come diceva quel poeta che troveremo:
Su quel tappeto di colori che si univano e sfumavano l'uno nell'altro intrecciandosi. Per sentirsi più soli guardandoli. 
Essere soli è un po' come avere fame.
Per questo scriviamo.
Ippolita Luzzo   

martedì 13 giugno 2017

Tana Libera Tutti di Franco Piol

Nella collana Frecce della AUGH!Edizioni a novembre 2016 la prima uscita di una serie di racconti di Franco Piol dal titolo Tana Libera Tutti. A Roma a Roma, inizia e finisce a Piazza Navona quel gioco antico da ragazzi che vedevo fare dal balcone di casa mia. Vedevo questi ragazzi correre e gridare battendo sotto l'arco quel Tana ad alta voce e tutti accorrevano.
Qui nel libro di Franco Piol corrono nel tempo che passa insieme ai racconti e le corse ci rimandano ad episodi passati fin al presente in cui"Il gioco iniziato soltanto ieri sera, allora, non può finire così."
La Roma amata, vista con i ricordi di un bambino, di un collegio, con un viaggio a Conegliano e poi Roma... 
Tutti gli stornelli di Roma, i personaggi di Roma, Anna Magnani e tutto il vicolo di Montevecchio, Ostia, il mare per i piccoli dell'orfanotrofio romano di via Nomentana.
Il teatro amato, il canto, gli stornelli, il cinema, tutta una meraviglia-
Mi fanno compagnia i racconti di un tempo quasi scomparso, sicuramente scomparso e lontano. 
Quel tempo sembra più lontano di quanto noi potremmo misurarlo. Più vicino a quel fine ottocento o primo novecento.
Mi ricordano i racconti degli autori di quel periodo o al massimo del primo dopoguerra.
Racconti scritti con uno stile educato al bel dire, con garbo e gentilezza verso quel passato che non troveremo più, nemmeno in un libro.
Si susseguono situazioni di umanità consolata da piccolissimi avvenimenti eppure così importanti.
Delicato saluto ad un vivere che fu.
Ippolita Luzzo  

I tassisti di Napoli al "Sole Mio"

Il sole di Napoli batte forte, lo sai. Oh Sole mio sta in fronte a te 
Il Tassista che mi porta da Capodimonte a Piazza Plebiscito è un simpatico ragazzo in jeans e maglietta. Incomincia a raccontarmi di come avrebbe preferito andare in giro in pantaloncini corti ma non si può, è vietato dal decoro della professione.
Mi sembra una ottima decisione, argomento io, magnificando la freschezza di pantaloni in lino, in cotonina leggera, in fibre naturali altrettanto leggeri ed estive. 
Lui sembra convinto ma aggiunge: Lei non immagina cosa vuol dire mettersi alla guida di un taxi dopo aver sostato a volte per più di un'ora in postazioni senza riparo, al sole continuo ad effetto forno. L'auto diventa invivibile. 
Mi metto su a pensarci ed ora mi sembra una tortura, una vera mancanza nell'organizzazione di un servizio privare i luoghi dove sostano i taxi di riparo, di una tettoia, di una possibilità vitale di ombra.
Possibile che nessun sindaco o più precisamente nessun movimento civico, nessun vigile urbano, nessun addetto al traffico si sia fatto interprete di questo disagio?
Prometto subito al tassista di scrivere due righe due sul caldo a Napoli, sul caldo del taxi, sulle tettoie urgenti da approntare per una estate tassista in ombra. 
Ma n'atu sole
Cchiu' bello, oi ne'.
'O sole mio
Sta 'nfronte a te
'O sole, 'o sole mio
Sta 'nfronte a te
Sta 'nfronte a te   
All'ombra, però
Ippolita Luzzo 

mercoledì 7 giugno 2017

Letizia Dimartino:Direzione Inversa

Sto qui sui racconti di Letizia Dimartino con in testa la lettura di Carlo Rovelli "L'ordine del tempo"
"Mi fermo e non faccio nulla. Non succede nulla. Non penso nulla. Ascolto lo scorrere del tempo. Questo è il tempo. Familiare e intimo. La sua rapina ci porta. Il precipitare di secondi, ore, anni ci lancia verso la vita, poi ci trascina verso il niente... Lo abitiamo come i pesci l’acqua. Il nostro essere è essere nel tempo. La sua nenia ci nutre, ci apre il mondo, ci turba, ci spaventa, ci culla. L’universo dipana il suo divenire trascinato dal tempo, secondo l’ordine del tempo."
Il caso mi porta a leggere nello stesso giorno L'ordine del tempo di Carlo Rovelli e il libro di Letizia Dimartino, suo esordio letterario. In entrambi il tempo scompare si appiattisce sugli avvenimenti. Il tempo è il cambiamento eppure il tempo sembra immobile. Nel modo inusuale di raccontare Letizia sembra mettere in opera i concetti del fisico teorico Carlo Rovelli. Così è il leggere nelle parole di Letizia, così il ritmo nel suo appoggiare quasi fatti, eventi minimi, successioni di momenti su un letto ben acconciato e sfogliando le fotografie del tempo. Lo ha fatto dapprima inconsapevolmente, lo ha fatto come si faceva un tempo nelle domeniche lunghe e senza storia, riprendere una per una le fotografie e su ognuna raccontare il tempo. Il tempo che non c'è.
Carlo Rovelli da fisico dimostrerà l'inesistenza del tempo se non nel cambiamento. C'è tempo dove c'è mutamento. Senza mutamento tempo non c'è.
Sarà per questo che io mi sento senza tempo, fuori dal tempo e sarà per questo che leggo oltre il testo di Letizia questa cura e questa attenzione verso minuti, attimi, di sfuggita, osservati e poi oltre il tempo di già.
Direzione inversa Letizia Dimartino 2017 - Il seme bianco 
"Caro diario, mio figlio vuole che io scriva un romanzo. Me lo dice ogni giorno al telefono mentre in metropolitana scorre la città e io sento la voce della signorina che scandisce le fermate e credo che sia vera e glielo chiedo e lui mi dice no ogni volta e io lo ripeto. Comunque io subito dopo penso che questo romanzo prima o poi dovrei scriverlo ma subito dopo me ne pento e gli telefono di nuovo e gli dico che non lo farò e lui insiste e insiste e dice che ho tutta la mia vita da scrivere e così poi ci facciamo i soldi perché la gente comprerà il libro. E io mi ostino e lui pure. E non finiamo più di dire no e sì. Fin quando ci stanchiamo e lui è arrivato alla fermata Loreto e io mi commuovo sempre e mi metto seduta sul letto e mi sento triste. Poi gli dico che il nonno suo voleva io dipingessi e ci sperdiamo nei ricordi e tutto diventa confuso e io il romanzo non lo faccio. Mai."
Inizia così Letizia Dimartino i suoi quadri
"Caro diario  Quadri  Ore  Mio Padre Temi  Direzione Inversa  Un Foulard e un Cappotto   Badanti  Quei giorni  Marta  Grande  In viaggio" lo dice anche "Tanti anni fa scrissi un romanzo. Ogni pomeriggio delle pagine. Erano complete e belle. Sì belle e ben scritte. In quel tempo stavo leggendo Kundera. Era estate. Lasciavo il suo libro e iniziavo il mio. Solo che era tutto nella mente, mai una parola sul foglio. E così l’ho perso, l’ombra del pomeriggio me la ricordo ancora, il letto dalle lenzuola fresche e la trama e tutto ciò che era diverso e inusuale. E l’ho perso, per sempre. Peccato. Non ricordo più neanche di cosa parlasse, forse di me in quadri singoli, c’era la mia prima casa, chi mi aveva amato. Forse sto rifacendolo il romanzo." Sonia Guido Marta e poi Milano, l'odore di Milano al mattino, Modica e le cicale, quadri, e tutto questo raccontato ora su un social, il lettone matrimoniale dei nostri genitori, il luogo del narrare senza tempo, con un tempo che si ferma. Immobile. Alle 15,05 penso di stare dentro un colore... Così il narrare di Letizia viene raccolto, viene fatto diventare narrazione universale e diventa quel tempo che non era stato. "Le ombre della controra, quando si stava sdraiati e tutto era fermo." Nasce così la narrazione dall'osservare il muro bianco, le ombre della controra, dal silenzio e dal tempo fermo nelle stanze sole ma abitate da un fermento senza fine. 
Ippolita Luzzo 

lunedì 5 giugno 2017

Il pensiero minimo nel mio paesino ino ino ino

Il pensiero minimo è quel pensiero ridotto ai minimi termini del sì e del no, del buono e cattivo, del sei con me o sei contro di me. Un pensiero binario. Nel pensiero minimo due termini esistono, il bianco e nero, il vero e il falso, ragione e torto, amore e odio, amicizia o inimicizia, ti parlo e non ti parlo, lei parla male di me, io parlo male di lei. 
Nel mio paesino ino ino ino oltre queste logiche non si va, una logica piegata anch'essa al pensiero minimo binario che attraversa relazioni e rapporti e si innalza altissimo fra noi. 
In un mondo che non ci vuole più, cantava Lucio Battisti, respiriamo liberi io e te e la verità, beh la verità forse è meglio non dirla, la verità non esiste, sta nel fondo di un pozzo, scrisse Sciascia, e così il pensiero minimo verità non vuole. 
Moltissimi cervelli con pensiero minimo vorrebbero però che fosse un'altro a farsi carico di dire una verità, non si sa perché, visto che non saprebbero cosa farsene. Il pensiero minimo non accetta le tante sfumature esistenti nei rapporti, nei giudizi, nelle parole, e non potrebbe mai vedere se il re è nudo oppure no.
Nell'infelicità mia di vivere in un così fatto paesino ino ino ino informo i leggenti che non mi sottoporrò al gioco innescato del facciamolo dire ad Ippolita ciò che noi non abbiamo il coraggio di dire. Abbiate voi tutti la forza e il coraggio di liberare i vostri pensieri anche soltanto per dire a me di ciò che ho scritto schifo vi fa. 
Non mi interessa il mio paesino ino ino ino, lo guardo con grande benevolenza, e questa è come una crema di relazione  che spalmerei su tutti il pensato locale e non. Pensiero minimo non vi sarà qui nel mio stato della Litweb ed io dal luogo dove mi trovo auguro che  non vi appartenga mai più.  
    

domenica 4 giugno 2017

Matilde: Una Prefazione mai postata sul blog

Mi accorgo solo ora di non aver postato questa prefazione scritta nel 2015 

Matilde letta da me
Matilde, il racconto di una parabola ascendente e discendente, come la vita di tutti noi.
Quarant'anni allo scoccar della mezzanotte di Agosto ed è tempo di bilanci.
Per tutti i compleanni sono giorni fastidiosi, ci costringono a guardare la sinossi di giorni e giorni, ci invitano a non perder tempo, visto che il tempo va via per i fatti suoi.
Solidarizzo subito con Matilde e la seguo nel suo decidere di trascorrere quel giorno in viaggio, accompagnata da una scrittura che segue i pensieri di una giovane donna su sé stessa ed intanto attraversa i paesi di una Calabria che ama.
Intimista e descrittiva la prosa dell’autrice, alterna i momenti, fra pensieri e viaggio, a Placanica giunge di primo mattino per una preghiera alla Madonna.
Intanto la conosco, fra le righe, conosco la stranezza dell’essere speciale, della sensibilità, del vivere fuori del consueto e "lei di messaggi sociali era convinta di darne tanti e a tutti. Quei tutti che si incontrano per caso nel proprio cammino. Il caso; ma non esiste il caso, Matilde lo sapeva bene dentro di sé, esiste una mano invisibile che lega i puntini, esiste la provvidenza o il destino ma non il caso cieco, ambedue ci vedono benissimo invece. Siamo noi esseri umani miopi, ipermetropi, orbi e con le pupille offuscate che non riusciamo a vedere, che guardiamo in trasparenza, che focalizziamo più ombre che luci, siamo noi che perdiamo di vista l’orizzonte."
Seguendo e "leggendo Democrito “il clinàmen”, il cambiamento immediato delle circostanze senza che l’uomo abbia partecipazione volitiva alcuna, una sorta di sliding doors; ella scopriva così semplicemente ogni giorno su di sé l’attuazione di una verità filosofica studiata nel passato."
Si ritrova a Maida, davanti la Chiesa di San Francesco, la fontana a forma di scoglio le ricorda una sua caratteristica "e fu l’acqua ad andarle incontro sugli occhi, sulle labbra, in gola. Proprio al centro della gola dove Matilde si era convinta da un po’ di tempo si fosse ubicata la sua anima."
Sant'Andrea, Nardodipace, scorrono i paesi della Calabria, come i pensieri di Matilde che, ribellandosi a vivere come le altre, decide di leggere, di scrivere, di scegliere la branda al posto di una confortevole stanza da letto, decide se vuole curare o no i capelli, cosa mangiare e quando mangiare in una rivendicazione di libertà che sfiora l’assoluto. 
Precari. "Ilde aveva immortalato il suo tempo in un certo qual modo, lei si sentiva vivere nello scorrere degli avvenimenti ma al contempo li attraversava restando immobile. Le capitava di vivere quel concetto fisico dello stare su un treno come passeggero immobile rispetto al treno ma in quiete rispetto alla terra. Una quiete assolutamente errabonda."
Stalettì, Pietragrande, Montepaone… la bellezza di luoghi azzurri di mare e di cielo, Tiriolo, Torre Ruggero e  la musica. Musica.
Fra noi ed universo un animismo, questo sente Matilde.
“Nardodipace era essenzialmente paesaggi e i megaliti, queste pietre che Ilde toccò, baciò, assaporò con le mani credendo di tenere in lei la sensazione rocciosa oltre il tatto. Le sensazioni la invasero, la pervasero. I colori, i profumi, un’aria innaturale, un senso di non appartenenza in quel momento a nessuna parte del mondo, un sentirsi ella stessa pietra con una massiccia consistenza."
 "anche le pietre sono animate"
Nel ritornare si ferma spesso al Parco della biodiversità,  si ferma e attratta dalle opere d’arte non si accorge di scendere con la sua auto i gradini. Love difference del Pistoletto, differente modo di guidare…
Un atto d’amore verso i luoghi e gli abitanti, un omaggio alla bellezza e alla commozione, a Cropani, ai gradini che portano al Duomo, alle mille foto fatte davanti quella splendida facciata luogo di moltissimi matrimoni.
Fra l’infanzia che ritorna e gli affetti che scompaiono per riapparire in altra sembianza, fra il giro degli anni che chiedono scelte lavorative sta la canzone di un amico. "L’astronomo" dell’amico Carmine, il cantautore, che dicevano "L’astronomo sempre con il pallino fisso delle stelle"
E come il postino di Domenico Dara trova a San Floro lo svelamento delle sue origini, del suo significante stare al mondo, così Matilde, da San Floro a Cortale, cercherà e troverà nella lettera, scoperta per caso, una guida. Le tante coincidenze che non avvengono per caso se vengono cuciti quei puntini che sembrano distanti.
Un racconto di formazione, scritto con stile leggero e veloce, quasi trascritto direttamente dal pensiero sui tasti neri di un computer  per esser regalato come un fiore, come un papavero rosso nei campi ondeggianti le spighe del sapere.
Ippolita Luzzo  

venerdì 2 giugno 2017

Brian Turner La mia vita è un paese straniero.

Enfatizzando la parola pezzi mi metto a scrivere di Brian Turner e del suo libro. Un libro edito dalla NNE alla quale si dà il merito di proporre sempre il meglio della narrativa contemporanea e tradotto da Guido Calza con bravura e senso della musicalità nel verso e nella prosa.
Un libro senza pagine numerate, bensì fatto di pezzi, di passi.
136 pezzi da sistemare facendo attenzione, come dice l'autore, ogni pezzo all'appartenere a quel momento, a quel corpo, con l'analisi sul DNA. Incursioni in tante guerre, incursioni scritte dall'autore mentre stava in Albania, in Bosnia-Erzrgovina, in Macedonia, in Portogallo, in Thainlandia, in Turchia, nel Regno Unito e al reparto di oncologia ad Orlando. Un libro assemblato sorvolando come con un drone e "Guardando la linea dell'orizzonte si ha la netta sensazione che passato e futuro scompaiono. La circonferenza del mondo si ritira fino a fermarsi sotto il crepuscolo stellato nel mio campo visivo... Comincio ad immaginare un paesaggio di spettri... i fuochi bruciavano a Mostar... e Sarajevo. A ciascun pezzo veniva attribuito un numero. Dettagliare il lutto, rimpicciolirlo perché stia in una mano" C'è in questo libro il pezzo in cui Brian Turner cerca il motivo, il motivo per cui accetta di arruolarsi nell'esercito americano, nella Fanteria. C'è sempre un motivo. Più di uno. Passo dopo passo Brian Turner ci porta la guerra, le guerre, le armi, i cadaveri, in casa, passo dopo passo anche noi a Stoner l'inventore del fucile M16 del Vietnam, della Somalia, vorremmo chiedere con i soldati morti: "Caricamento, percussore, sparo, estrazione, espulsione. Sono questi i principi che ci hanno portato qui?"
Come droni sorvoliamo le macerie, le vittime, noi come occhi, impotenti, e capiamo quando leggiamo "Perseguitare. è questo il compito del pilota di droni." Ho copiato e ricopiato intere pagine del libro, un libro amato fin dalla sua impaginazione. Accarezzo la pagina grigia da un verso e dall'altro, la accarezzo questa pagina non scritta che sta fra un drone e la situazione. Il drone sorvola nei confini della mappa sottostante poi il grigio. Mi accorgo dopo aver quasi sfiorato con le labbra quel grigio, ogni passaggio del libro è una pagina grigia, bifronte solo il foglio iniziale ed alla fine tante pagine grigie per annotare. Capisco il motivo o forse lo immagino e guardo il giallo, il verde della copertina fiancheggiando con l'autore gli eucalipti della mia infanzia.
Anche io vorrei trovare un mondo in cui vivere e per ora vivo nel passo 122 dove "I paesi toccano altri paesi e io li attraverso uno dopo l'altro, e provo a scuotere il passato per trovare un modo in cui vivere"
Pezzi ho sempre chiamato quel che io ho scritto, pezzi li chiama Brian Turner, da poeta narratore, dal lontano e dal vicino rumore del silenzio "È tutto percepito, in qualche modo, come una vastità di spazi, dove l'architettura della civiltà non interviene, l'ambiente del consorzio umano è chissà come assente o sospeso. Uno spazio in cui le regole sono sottosopra. Teatro di guerra, lo chiamano alcuni. Lo spazio in cui la guerra si svincola dalle strutturate regole degli umani per dibattersi nel mondo naturale, nell'idea di bellezza, in tutto ciò che su questa terra vi è forse di più simile a una perfezione inviolabile. E questo fa parte dell'ebbrezza, di tutta quanta la patologia. Fa parte di ciò che ho cominciato a imparare fin da piccolo: che spingersi negli spazi desolati, dove gli interrogativi profondi trovano risposte violente e inesorabili, che attraversare il fuoco e tornare indietro sono esperienze determinanti nel fare un uomo. Per essere uomo avrei dovuto camminare nella tempesta e nel tuono di un mondo spogliato di ogni ragionevolezza, come prima di me avevano fatto altri nella mia famiglia. E se fossi stato abbastanza forte, è capace, e maledettamente fortunato, un giorno sarei potuto ritornare protetto da un silenzio incrollabile. Tornare al mondo, come dicono."Nel silenzio delle nostre letture il mondo ci viene incontro, ci porge la sorte straziata di corpi, di paesi distrutti, la guerra entra qui sul monitor e siamo con lo stupore della testa mozzata del samurai in Giappone, siamo al passo 77 con i soldati non smettono di marciare, generazione dopo generazione, nel fango e nella pioggia, nel sole soffocante, con la luce, con l'albeggiare, nel ritmo del verso, nel suono delle parole, nel canto della strofa.
Passo dopo passo.
A pezzi, per essere ricongiunto al corpo universale. 
Ippolita Luzzo 

martedì 30 maggio 2017

Carlo Animato Il falsario di Reliquie

Carlo Animato scrive da sempre. Da Il Libraio prendo queste note
"Nato a Napoli, Carlo Animato si è occupato di giornalismo, teatro, scienze ermetiche, agiografia e giochi di società, con una particolare vocazione per la ricerca storica attraverso documenti d’archivio. Da sempre interessato al campo della pseudoepigrafia, al suo quotidiano mestiere di correttore di bozze alterna l’attività di saggista e scrittore. Con Il falsario di reliquie ha vinto il torneo letterario IoScrittore, nel 2015."
Lo leggo questo inverno accanto al caminetto ed ora a Maggio decido di raccogliere tutto per riportarlo sotto forma di pezzo. Un pezzo ricomposto per un omaggio a Carlo che scrive con passione e verità. Il romanzo è vivo quando vive dopo e dopo la lettura e il racconto di Carlo Animato su quelle reliquie su quell'imbroglio sulle reliquie mi parla ancora. Narrato su una storia storia vera Carlo Animato costruisce una storia di suspense e di indagini. Una storia che vi piacerà per quanto lontana e vicina nello stesso tempo. Manipolare è facile, oltre l'apparenza la sostanza non c'è, eppure quell'apparenza creerà sofferenze e tormenti veri, morti e prigionie.
Leggo questo romanzo storico e fantasy insieme e intanto mi sposto quasi in quei luoghi. Siamo a Berna, nel maggio del 1507. Qualcuno fa a pezzi un bambino
Un monaco sente il rantolo, sente i colpi eppure non interviene. Sa anche cosa faranno dopo di quel corpo. Berranno il sangue. Rodolfo fatto a pezzi vive nella luce e il priore che non è intervenuto per salvarlo non riesce più a vivere
Giovedì 20 maggio 1507 due morti accanto ad una fontana con dei fiori fra i glutei
Viene convocato un fornaio per risolvere il giallo. Chi ha ucciso costoro? Chi sono? Due francesi. Strani e francesi. Tutti i francesi sono strani. Come darti torto, Carlo?
Esistono tempeste e tempeste e bagagli spariti
E la statua della Santa Vergine prende a lacrimare sangue
Piange e piange lacrime e sangue...
Leggetelo e poi continueremo a parlarne con Carlo Animato.
Un pezzo ricomposto pezzo a pezzo. Ne farà una reliquia?
Ippolita Luzzo 

lunedì 29 maggio 2017

TerraRossa Edizioni Jenny La Secca di Claudia Lamma

TerraRossa Edizioni al primo Salone del Libro a Torino con uno stand tutto suo. Battesimo di felicità. Riesco ad andare lunedì in chiusura della mia prima visita al Salone del libro, per giunta con accredito Stampa, quindi felicità doppia per il Regno della Litweb. Mi sento un po' la madrina di questa casa editrice che ho visto nascere, leggendo e seguendo Giovanni Turi sul suo Blog.
Trovo al banco due splendidi ragazzi, Alessandra e Angelo, io mi fermo, carico il cellulare, guardo i libri, mangio il mio pezzo di pane e provola e ritorno a casa con Jenny La Secca, il primo romanzo, esordio di Claudia Lamma. Storia di pugni, inizia già con Trip legato ed a me ha ricordato la storia di cronaca di Marco Prato e Manuel Foffo quando uccidono Luca Varani... qui sono amici di vecchia data che legano il protagonista dopo averlo preso a pugni"Non lo sai che ciascuno reagisce alle brutte notizie un po' come gli pare?"
Puoi darmi del cinico se vuoi, non saresti il primo.
La storia a me ha riportato I ragazzi della via Paal, ed è una storia dura. "Se pesco chi un giorno ha detto che il tempo è un gran dottore lo lego ad un sasso stretto stretto e poi lo butto in fondo al mare" così scrive una mano femminile.
Dall'infanzia alla età adulta è un attimo lunghissimo, il sorrisetto strafottente di Bimbo resterà incollato su di lui ed il transito si era trasformato in sosta permanente.  Scritto con uno stile deciso e con forma diretta il libro può anche essere fin troppo duro per chi come me chiede alla lettura un compito consolatorio dal difficile stare con gli altri benché riconosca  nella trama e nei personaggi sia verità che realtà ed in più un visivo da sceneggiare. Nel libro ho infilato un origami di Delia, un coniglietto dolce, affinché il gioco diventi un foglio di carta. 

TerraRossa Edizioni è la casa editrice creata da Giovanni Turi un nuovo marchio editoriale raccontata con le parole di Giovanni Turi dal suo blog. 
"Sono trascorsi quasi tre anni da quando Angelo De Leonardis mi contattò su Messenger per chiedermi di cosa mi stessi occupando e invitarmi a fare una chiacchierata.
Pierfrancesco Ditaranto e Giuseppe Moliterno hanno creato la linea grafica, il lavoro di correzione di bozze di Tiziana Giudice, l’ufficio stampa ad Elena Manzari. Questo lavoro svolto in sordina prende ora forma in TerraRossa Edizioni, che ha esordito al Salone del Libro di Torino (18-22 maggio) portando in anteprima i suoi primi volumi.
Il catalogo, per il momento, si articolerà in due collane. Fondanti riproporrà opere contemporanee di autori meridionali  Si comincia con Nicola Rubino è entrato in fabbrica di Francesco Dezio, uno dei primi romanzi della letteratura post-industriale, edito da Feltrinelli; Né padri né figli di Osvaldo Capraro Il cadetto, un romanzo duro e ironico che ha rappresentato l’esordio con Marsilio di Cosimo Argentina; Adesso tienimi, opera prima di Flavia Piccinni. Il proposito è quello di delineare un canone della letteratura meridionale
L’altra collana, Sperimentali, pubblicherà inediti che coniugano storie incisive e radicate nel nostro tempo. Fra i primi tre libri Jenny la Secca di Claudia Lamma, un romanzo corale che ci presenta un gruppo di amici alle prese con le conseguenze dei legami adolescenziali e dei compromessi ai quali la vita ci costringe. Aveva vinto il concorso SpiritiLibri ed era stato scelto da CaratteriMobili."
Auguri carissimi da tutto il Regno della Litweb.
Ippolita Luzzo

domenica 28 maggio 2017

Al Cafè Retrò scostumati e no

Passeggiano gli splendidi abitanti di Lamezia Terme sul marciapiede del corso Numistrano. Sullo stesso marciapiede un gruppo musicale si esibisce in una performance organizzata dal Cafè Retrò. 
Sono  the4TUNES https://www.youtube.com/channel/UCCL-zmHAM2ULZzgvhI-OZZA
Valentina Ielà: Voce
Vittorio Viscomi: chitarra acustica
Emmanuele Sacco: basso
Marco Vinci: batteria
LaLLallà, lallàllà, canta la brava voce solista mentre i miei concittadini, non tutti per la verità, passano e spassano a pochi centimetri dal suo microfono pur di non deviare di qualche centimetro il loro incedere verso la meta.
Lallallà lallalà e la meta è questa qua: L'ineducazione.
Noto con piacere invece altri che scendono dal marciapiede e si soffermano ad ascoltare.
Il pomeriggio e la sera di una domenica qualsiasi sul trespolo del Cafè Retrò, locale che da anni propone eventi vari, di teatro, di musica, di cinema, abbinando poi aperitivi a proposte diverse ad un paese, il mio, che sta nella pianura. 
Nella piana piana piana. https://www.facebook.com/retro.bianchi/ 
Sorridendo io del mio leggere come se fosse letteratura ogni incertezza dei miei compaesani se passare o non passare proprio davanti alla cantante, mi diverto a segnalare la gentilezza dei gestori nei miei riguardi,  a chiacchierare con Saverio, Silvia, a salutare Mario, e a ritmare con il gruppo: Io l'amavo, la odiavo, ero pazzo di lei, la canzone di Celentano che il gruppo sta cantando quasi in omaggio  al mio amore odio verso la città. 
Solo me ne vò per la città...
Ippolita   

venerdì 26 maggio 2017

Verso qualcuno: Il libro di Roberto Pallocca

Mi aspetta nella buca della posta, ora in disuso, accanto alla porta di casa, in disuso perché nuove disposizioni imposero cassette della posta fuori dello spazio condominiale. Io diedi facoltà al postino di accedere o farsi aprire cancello e lasciarmi i libri nella precedente cassetta accanto all'ingresso di casa mia. "Verso Qualcuno" non poteva che aver posto migliore e raggiungermi al ritorno dal Salone del Libro di Torino con il suo benvenuto.
Trascorro il pomeriggio leggendolo e comprendo Roberto Pallocca in Verso qualcuno come sia riuscito a far vivere il personaggio nella trama della realtà. Il personaggio vive dentro il libro la sua opportunità del racconto. 
Io sono appena di ritorno e sembra di parlare con me leggendo "Sono tanti i motivi per cui si parte. Si parte per amore, si parte per dolore, si parte per curiosità o per caso, per lavoro o per vacanza, per interesse o per studio, per guarire, per capire, per pentirsi o per fuggire... Sono infiniti i motivi per cui si parte... non ho mai capito il motivo per cui si torna, però. Chi torna deve avere innanzitutto un luogo, un posto chiamato casa, nel quale si senta al sicuro." Poi lo scrittore azzarda altro, il ritrovare un amore che aspetti il ritorno. Il tempo del ritorno. "Il tempo di una vita si riassume in uno scarso numero di bivi epocali, in poche scelte fondative, da cui ha preso forma- e consistenza- tutto ciò che è venuto dopo."
Il racconto di Roberto  azzera la differenza fra lettore e personaggio, azzera il trascorrere e il passaggio fra gioventù e maturità, azzera il passato e il presente, donandoci di una vita gli attraversamenti. Attraversiamo con l'autore ciò che il protagonista dovrebbe o potrebbe scegliere, ci ritroviamo a dirgli che sta sbagliando, vorremmo intervenire a deviare qualche situazione e già siamo anche noi su una scelta sbagliata. 
Mettere a fuoco la nostra di vita, leggendo quella di Giuseppe, il protagonista. Viaggia Giuseppe e poi torna. Viaggiamo con lui e poi torniamo. Lo scrittore usa tempi e modi precisi.  Lo stile della scrittura segue il viaggio, un modo di raccontare al presente, come se il presente esistesse, quei verbi all'indicativo presente conservano l'illusione che tutto sia possibile, anche vivere nel presente del racconto, del raccontarsi, del momento in cui noi tutti, con sintesi estreme, doniamo le nostre vite al racconto affinché qualcuno le accolga. Il tempo dell'imperfetto indicativo, il tempo delle favole delle nonna, il tempo del "C'era una volta un uomo... Giuseppe era innamorato di tutto"
Gli avverbi, quante volte, quanto, come, tante volte come, ecco, la vita. 
Sono tante le storie che ascoltiamo, moltissime, vere o inventate, sono pochissimi i momenti  in cui siamo liberi di consegnare al foglio una storia vera. "E c'è un tempo esatto entro cui è pensabile portare qualcosa in salvo." Una lettura quasi con note bibliche, il tempo poi non c'è più, i confini di questo tempo posseggono margini stretti, strettissimi.
Affabulante, Roberto Pallocca partecipa e ci partecipa della vita di Giuseppe, portando anche noi nello stesso momento in cui lui lo ha  incontrato. Ci troviamo con Roberto e insieme partiamo e ritorniamo Verso qualcuno.
Ippolita Luzzo    
  

venerdì 19 maggio 2017

I passi perduti della scortesia. La cultura della scortesia

Un passo dietro l'altro
Si andava ad un convegno di grande cultura. La cultura della scortesia. 
L'educazione questa sconosciuta. Parcheggio e scendo della macchina.
Incrocio con lo sguardo le due amiche che vanno come me alla stessa riunione.
Le saluto.
Penso che rallenteranno per andare insieme. Anche loro sanno che io andrò proprio alla stesso luogo.
Sono pochi passi da fare.
Nulla di tutto questo. Tirano dritto senza attendermi.
Guardo le due signore e metto un piede dietro l'altro ricordando la telefonata di una delle due solo pochi giorni fa per raccontarmi una scortesia che aveva ricevuto da un'altra ancora e guardo entrambe con un misto di commiserazione e disprezzo.
L'educazione al mio paesello non esiste.
I passi verso l'altro sono  difficili da percorrere, vero? 
Altro passo.
Anni fa mi invitano ad una cena di beneficenza. Insistono anche. Pago 30 euro. Arrivo. L'organizzatrice mi saluta cordiale ma non ha posto al suo tavolo. La Presidente della benefica associazione alla quale chiedo di poter aver posto al suo tavolo, visto che la conosco, mi promette quel posto. Subito dopo però il posto non c'è più. Non posso andare via, sono andata con gli studenti e non ho macchina. Mi siedo in fondo alla sala, una sedia poggiata ad un muro e li guardo tutti. Mi ripeto di aver sbagliato ad accettare. Avrei dovuto regalare i soldi e non andare, mi ripeto tanto altro quando, due passi e mi si avvicina una splendida signora, il sindaco di un paese vicino, mi prende sottobraccio e mi invita al suo tavolo. Al suo tavolo la figlia, i compagni di classe e noi due. Una vera felicità. Ho riconoscenza verso quella rarità di persona sensibile che si accorse del mio disagio.
La rarità è il passo verso l'altro, la consuetudine invece è tenersi stretta l'ancella e proseguire senza fermarsi verso la meta, la grande cultura dell'ineducazione .   
La grande cultura della scortesia


giovedì 18 maggio 2017

"Respira" di Roberto Saporito

Stamattina il libro di Roberto Saporito "Respira" in anteprima al Salone del Libro di Torino ci aspetta per una fuga con sorpresa.
L'ilarità che non mi spiego. Mi lascia una allegria questo romanzo ad incastri, tanti sono i pezzi che troveremo ben congegnati, un romanzo sulla fuga, dove il protagonista fugge da sé stesso. Si trova a scegliere e fugge. Più che sparire fugge.
L’unica cosa che riesci a pensare è la parola "sparire".
"Sparire" è una parola magica. "Sparire" è un mantra che ti
accompagna. Sparire, sparire, sparire.
Fermo a un semaforo senti un tizio incollato a una radio che dice che è crollata la torre sud, la numero due, quella di fronte a dove tu dovresti essere in questo preciso momento, quella dove sei sempre. Sono morto, pensi.
Inizia così la storia di un uomo che vuole respirare di nuovo.
Finalmente morto, nelle notizie che daranno del crollo delle torri gemelle a New York c'è anche il protagonista. Avrebbe dovuto trovarsi in quelle torri, per le testimonianze era lì, morto, ed è per lui un pensiero piacevole, un moltiplicatore di futuri, un azzeratore di passati.
Puoi ricominciare come Il Fu Mattia Pascal di Pirandello. Hai altre opportunità. Puoi andare via. Sei sparito. Da New York in Francia. Seguiamo il personaggio che compone e scompone i suoi giorni in una realtà che non esiste, senza creare rapporti e relazioni, vivendo di nulla. Un romanzo di macchine lussuose e di imboscate, di sotterfugi, di corse lungo le autostrade.  
si ricomincia:Ormai sono tre anni che vivi a Saint-Rémy-de-Provence.
 E adesso?
Non si è mai morti abbastanza, pensi.
Il mondo è troppo piccolo per riuscire a sparire veramente.
Il passato non passa mai completamente, qualcosa si impiglia
sempre in spigoli esistenziali troppo appuntiti, acuminati
per non creare danni, per non avere fastidiose conseguenze,
per non farti sanguinare.
– Un lungo allenamento alla vita.
Quando leggi un libro, di chi è la voce che senti nella testa?
Douglas Coupland
Io, leggendo,  sto a guardare il gioco che fa lo scrittore con le sue letture, con i noir, con i polizieschi, con i libri che abbiamo già letto che diventano freschi freschissimi come una leggera brezza da respirare. 
Il personaggio lo conosciamo, lo abbiamo letto in tantissimi altri libri, qui però si prende gioco di sé stesso, in un ironico intrecciare avvenimenti storici conosciuti, il crollo delle torri a New York, i locali di Alba, la stazione di Santa Lucia.
Il ritorno a New York
Come in un cerchio si ritorna al primo luogo, al lavoro, al museo dove il protagonista ha trascorso i suoi anni in un'altra finzione. Più che finzione in una condizione dalla quale non può essere riconosciuto, nessuno lo conosce. Di nuovo a New York ad agosto.  

"La fine di tutto e di tutti.
È la fine di agosto, sono passati praticamente dieci anni da
quando sei scappato da New York: dieci anni fa la città era
terrorizzata dal crollo delle Twin Towers e oggi da un uragano
e dalle notizie di quello che potrebbe accadere nei prossimi
minuti, ore. Ormai eri convinto di essere l’unico abitante di New York, e l’idea non ti dispiaceva, per niente, anche tu, ormai, dentro un film tutto tuo. Protagonista assoluto di una realtà-finzione personale."

Quando muori e rinasci lo scorrere del tempo acquista un altro significato o forse perde del tutto il suo vero significato, qualunque esso sia.

"Ci riempiamo la vita di cose inutili...
Le cose e le persone sono alibi potentissimi nei confronti
di qualunque cosa."
In una libreria di libri usati compri una copia di La fortezza
della solitudine di Jonathan Lethem, I grandi romanzi nascono da minimi spunti. John Updike

Vai a piedi dalla stazione Santa Lucia alla Punta della Dogana,
alla Fondazione Pinault, perdendoti innumerevoli volte
in strade sempre più strette e buie, scansando piccole pozzanghere da post acqua alta, con un’esile pioggia che cade
e smette di cadere ogni pochi minuti, una pioggia che non
ti bagna quasi, il fantasma della pioggia. Scansando turisti,
pochi, studenti, molti.
Entri, nel museo. Paghi
Sei morto. Finisco di leggere ilare questo racconto, mi lascia sorridente e felice e mi sembra una ottima ragione per leggere questo "Respira" di Roberto Saporito che avrà giocato a far scomparire il suo personaggio dall'America alla Provenza, a Roma ed a Venezia. Morte a Venezia. Non racconto nulla di più per non far perdere la piacevolezza della sorpresa, mi resta una lettura che consiglierò anche ad un mio amico curatore di mostre d'arte. 
Come un quadro ci sembra di vedere raffigurato qui i momenti del comparire e scomparire con poche pennellate decise e nitide, nette, eppure questa linearità ci dona anche gli strumenti per giocare anche noi seguendo lui che va e scompare e ricompare in un quadro, ma non ci sarà nessuno a vederlo.  Abituata io ad essere fatta scomparire mio malgrado, abituata ad essere cancellata, ho capito l'ilarità e la complicità verso uno scrittore che ci presenta invece l'esatto opposto. Sorrido pensando a chi vorrebbe cancellare il passaggio sulla terra e sarà cancellato nel giudizio universale delle relazioni umane e ben gli sta. Ridendo di me che respiro. "Respira" ci allena al respiro del leggere. 
Ippolita Luzzo    




mercoledì 17 maggio 2017

Alessandro Pedretta da "Dio del cemento" a "È Solo Controllo"

Alessandro Pedretta scrive in versi e in prosa giorni difficili. Una vita difficile, mi viene da ripetere, con il titolo di uno dei film più belli interpretati da Alberto Sordi. In quel film l'Italia usciva dal dopoguerra, la seconda guerra mondiale e sembrava a tanti  di poter ritornare a rivivere, se non fosse che questa possibilità non era per tutti. Oggi viviamo in una lunga e nascosta guerra di posizione durante la quale le possibilità di vivere si assottigliano fino a scomparire per alcuni e si dilatano fino alla vergogna di potere qualsiasi cosa per altri, per pochissimi, cerchiamo quindi "quell'asfittico spazio del destino" da un verso di una poetessa, Pina Majone Mauro.  
Alessandro prima in poesia ed ora prosa racconta: La nostra guerra apocalittica e integrata vista con lo spaesamento di un altro luogo, il luogo inventato, la distanza dalla città vera da quella immaginata, il fantasy horror di Luxor, il luogo da dove si tenta di fuggire. 
Una scrittura decisa e lucida, a me ricorda Saramago nelle sue invenzione del Saggio sulla Lucidità, sulla città dove nessuno vota più ed allora bisogna trovare l'organizzatore del complotto, bisogna controllare.
Anche qui è solo controllo, come in Saramago. 
"Luxor è la città del controllo perché chiunque vi viva controlla ed è controllato, consapevolmente e no." 
"Su questo consapevolmente e no" dobbiamo riflettere.
Seguiamo l'uomo che vuole fuggire, ha perso il suo amico, scomparso nel tentativo della fuga, vediamo la fuga farsi sempre più difficile, allontanarsi, confondersi e man mano strane figure appariranno. 
Vi sentirete fuggitivi così come mi sono sentita io, a fuggire dal natio borgo selvaggio simile negli abitanti a Luxor, Troppo simile per esserne quasi uno specchio. 
Nello straniamento del foglio appaiono i disegni di JAB, uomini-polpi giganti, uomini con collo e testa da giraffa, uomini-insetti. Non sembrano i nostri vicini di casa? Scherzo ma non troppo, nel sarcasmo che vorremmo attutire. Nei vicini di casa che non ci salutano e controllano, negli incontri sempre troppo simili al letterario crudele e onirico.È un incubo tutto ciò?
 "Sicurezza ed orrore."
"Io sono qui ma sono da un'altra parte"
"Non c'è niente da fare, in questo mondo vivo emozioni altalenanti continue, non esiste uno stato mentale che perduri per più di una manciata di minuti, da una percezione di relativo rilassamento momentaneo ripasso ad un'angoscia terrificante, a una paura che, sempre vigile sottopelle, viene a galla prorompente." 
La fantasia come ribellione. Come rivolta. Come fuga, avevo scritto presentando Dio del Cemento, la sua raccolta in versi.
Voglio ricordare due versi sulla crudeltà. Così come è crudele Luxor. Crudele e cattiva.
"Crudele la carne che ti si appressa addosso/ crudele la verità che cambia vestito spesso/ crudele il tempo che s'allunga distratto/ crudele il tratto dismesso tra testa, pancia e petto/ crudelissimi noi" 

Fuggiamo dunque  verso la lettura di Alessandro Pedretta al quale auguriamo una  via di fuga,  via dagli uomini-gallo che incontra il protagonista del racconto, via nella Città del sole di Campanella. Anche lì però non scherzavano quanto a controllo!
Vado a rileggermi Alessandro come antidoto alle nostre città, come antidoto a Luxor o Lamezia, i nomi si assomigliano tutti...
Un applauso dalla Litweb ad Alessandro domani  in visita al Salone del libro di Torino fra stand e uomini-libri. 
Ippolita Luzzo 

  

lunedì 15 maggio 2017

Arpa e tromba con Paola Testa e Andrea Lombardo


La musica del tango ci parlerà ancora...
Questa sera il Maggio dei libri ci riserva una sorpresa: ascoltare e apprezzare Paola Testa all'arpa e Andrea Lombardo alla tromba. Una Grande Paola e un Grande Andrea ci hanno deliziati con un concerto dall'intensità musicale ed emotiva super. 
Paola ci ha raccontato che è inusuale ascoltare Tromba ed Arpa insieme essendo questa più una tradizione dei popoli del nord Europa.
Tanti i brani famosi. La serata è iniziata con la Carmen di Bizet e proseguita con Santa Lucia e la Cumparsita.
Musiche di Musiche di Damase, Schubert, Caramiello, Bizet, Bohme..
Il concerto fu stupendo ed era già finito, tutti, dopo gli applausi, andavano via, quando è arrivata l'insegnante di Paola al Liceo Campanella con una sua amica.
Saluti, abbracci, e Paola rifà a richiesta nostra un tango che prima ero stata lì per lì per chiedere il bis e non avevo osato.
Ma come nelle magie vere ora Paola lo suona solo per noi, con Andrea, ed io batto e ribatto i tasti sentendo e risentendo questo tango El Choclo di Villaldo suonato solo per noi. Fantastico. Meraviglia in Litweb.

Quante volte lo sto ascoltando, per tutte e tante le volte che avrei voluto ascoltare il tango in vita mia! Nella felicità più assoluta di una tromba che dialoga con una arpa, nel respiro di Andrea e nel tatto di Paola che pizzica e accarezza la sua arpa facciamo i passi del tango che incontrano la nostra serata.  https://www.facebook.com/ippo.lu/videos/1477697978919272/
Ippolita Luzzo 

domenica 14 maggio 2017

I nostri figli non sono i nostri figli

I nostri figli non sono i nostri figli – 
Titolo alla maniera di Gibran- 30 settembre 2011-
I figli non sono di chi li genera.
Ogni figlio è un uomo e una donna
Ogni figlio è un essere a sé
Non si fanno figli per noi stessi
Si fanno per tutti - perché così è
Non sono le nostre proiezioni, i nostri desideri non avverati,
le nostre soddisfazioni.
Non sono il nostro ego che si espande.
Sono solo degli altri esseri umani.
Amare i figli-non si può- non si deve-
Amare è un sentimento cannibalesco, una lotta fra pari, fra eguali.
Non si mangiano i figli.
Non si sostituisce un primo piatto con il dessert, con il dolce.
I figli si fanno per un’esigenza vitale,
per appartenere al flusso eterno della sopravvivenza della specie.
Poi certo a loro si vuole bene, molto, moltissimo
Si è responsabili verso di loro, ci richiedono impegno, guida, 
vogliono la nostra cura.
E noi siamo sempre lì, presenti, solleciti, pronti.
Noi li allattiamo, li svezziamo, e gli regaliamo l’autonomia.
Non è così? Dov'è che io sbaglio?
Non sono amici, non sono amanti, non sono giochi,
non sono per noi.
Sono solo per loro.
Sbaglia chi vuole da loro un alleato, una vendetta, un riscatto
Sbaglia chi allontana la moglie, il marito,
il suo amore per un essere fragile, appena nato.
Che grande ingiustizia! Che storia sbagliata!
A volte i figli si fanno per tante ragioni,
per ragioni diverse dal semplice atto, del solo piacere di generare.
Si fanno per garantirsi un uomo legato, un patrimonio da ereditare, un habitus da esporre.
Come Cornelia :-Ecco i miei gioielli-
dicono  giulivi femmine e maschi
A volte si fanno con una violenza, con uno stupro, senza coscienza
Per un preservativo bucato, per una voglia improvvisa.
Si fanno alla cieca e si continua  ad usarli senza una disciplina
Considerandoli solo dei piccoli puffi, dei mostri, dei cicciobelli.
Restano così per anni, bimbetti e bambine, alla mercé di adulti cretini, egoisti, sadici 
che rubano loro infanzia e stupore.
Ne fanno uso, un abuso e vogliono poi il corrispettivo
Vogliono loro, i genitori, essere protetti, vogliono essere amati, 
vogliono, vogliono.
Ma non si può! Lasciateli vivere! Lasciateli in pace! 
Che possano loro respirare felici, 
che possano loro capirci di più, 
che possano loro amare la vita
Quella che noi gli abbiamo donato.
                                                                                           
 Ippolita Luzzo















giovedì 11 maggio 2017

Il florilegio di Floris

Floris è qui per presentare il suo libro oppure per parlare di bullismo? La domanda si esaurisce ben presto nell'aula convegni della Scuola media che lo ospita davanti agli alunni composti in sedia. Sono presenti anche le terze liceali del Classico e alcune classi dell'Istituto tecnico economico. 
Si parlò solo del libro, avete comprato il libro? Chi ha comprato il libro? Quasi tutti avevano comprato il libro. Il libro non è autobiografico anche se alcuni episodi sono successi davvero nella cronaca. Il personaggio alla fine non esiste, o se esiste non lo conosceremo, esiste la mamma, una cattivella, a detta dell'autore. 
Il bullismo è dappertutto e tutti possiamo essere bulli e bullizzati a secondo le situazioni. 
Queste le interessantissime asserzioni di un convegno iniziato più o meno così: Lascio la parola, do la parola, e via, parola per parola, aspettiamo Floris  abbia la parola augurandoci  capiscano di aver davanti alunni della scuola media. Mi sorprende sempre come autorità e presentatori parlino nello stesso modo sia abbiano ad ascoltarli bimbi oppure adulti. Interessante cosa disse il sindaco:La perdita dello sguardo. Guardatevi dunque! Ha ragione, guardiamoci. Con chi? 
Floris ci disse di apprezzare la molteplicità delle occasioni che si hanno, fu felice quando poté avere queste opportunità dalla scuola pubblica, W La scuola Pubblica, ci raccontò quella volta in cui un giornalista del Messaggero andò nella sua scuola a fare un corso di giornalismo e lui rimase giornalista a vita. Le scelte che segnano. La bellezza delle scelte. 
I ragazzi facevano domande sul libro, ad un ragazzo della Terza C Floris fece una battuta che avranno capito in pochissimi. Non sei ripetente, chiese. Il giornalista accanto a me spiegò il significato rimandandomi ad  un telefilm degli anni '80.
Il florilegio ad un certo punto mi spinse a raccontare un episodio della mia classe. Prendo il microfono. In una terza media Romeo, alunno dolcissimo e angelico, era continuamente vessato dal suo compagno di banco. Un giorno Romeo trova il coraggio di difendersi e dà uno schiaffo al prepotente che platealmente attira la mia attenzione lamentandosi di aver ricevuto uno schiaffo. Io non rimprovero Romeo, certo argomento che non bisogna alzare le mani, però mi esce dal cuore un Bravo Romeo, per un ragazzo che trova la forza di reagire ai soprusi, finalmente. I compagni sono contrari al mio gesto ed io lo racconto per questo, per dire che in classe non si accetta la violenza ma nel caso di Romeo è difesa. Quindi non punisco. Lui Floris non è d'accordo sul mio gesto, lui avrebbe punito Romeo, il debole, perché l'alunno avrebbe dovuto trovare altre forme per difendersi rivolgendosi all'autorità costituita, in  quel caso all'insegnante o al preside. Quindi caro Floris noi tutti per ogni ingiustizia, violenza, offesa, ci rivolgeremo all'autorità costituita? Capisco che sembra difficilissimo difendere un debole che reagisce, capisco che è più facile ornarsi di belle parole e demandare, e così ridò il microfono sconsolata da tanto conformismo al comune sentire. Le autorità dovrebbero quindi risolvere ogni difficile incontro fra i banchi? Mi riesce impossibile non difendere i deboli davvero... 
Bravo Floris che avrebbe mandato Romeo dal Preside. Così mi disse. Avete comprato il libro?

domenica 7 maggio 2017

Fabio Strinati Dal Proprio Nido Alla Vita

Edito a novembre 2016 nella collana I Tascabili da Il Foglio Letterario, diretto da Gordiano Lupi,  giunge in Litweb nel giorno della Libertà di stampa, questo poemetto, così lo chiama il suo autore ed io lo porto con me alla libreria Ubik di Catanzaro lido dove quella sera leggerò un mio pezzo su Sacro fuoco, Storie di libertà di stampa, in ricordo di Alessandro Bozzo. Parlo con Gianluca Pitari, poeta e narratore, di Fabio Strinati, gli faccio leggere il libro e lui mi dice: Vedi, di queste letture noi possiamo venire a conoscenza solo in coincidenze fortuite come queste. 
E si segna il nome dell'autore.
Io sorrido ricordando le parole di Domenico Dara: La coincidenza è una risposta ad una domanda forte.
Mi giungono così le risposte alle mie domande al mondo che ha preso a rispondermi così, con i libri, facendomi recapitare nell'esilio di un luogo solitario la vita di tanti, Dal proprio nido alla loro vita. 
Anche Fabio si fida, come si fidano in tanti, della mia lettura attenta e affettuosa, del mio scrivere senza filtro e di impulso, oggi pomeriggio sono proprio accanto ai pensieri di Fabio e casa mia, silenziosa, ospita Piombino, Il cielo Sopra Piombino, il trailer tratto dal libro di Gordiano Lupi, Miracolo a Piombino, il romanzo presentato al Premio Strega che è stato fonte di ispirazione di questo poema. Non ho ancora letto "Miracolo a Piombino Storia di Marco e un gabbiano" di Gordiano Lupi, edito dalla casa editrice cesenate Historica di Francesco Giubilei,  al Premio Strega 2014, non sapevo quasi nulla di Piombino se non le sue coordinate geografiche però ora sfogliando e leggendo vedo le immagini di  Claudio Conti, fotografie in bianco e nero, e mi faccio compagnia con questo viaggio personale sui tasti di un pc.    
Ho messo al libro tantissime orecchiette "Ho sempre desiderato poter raccontare la mia vita a qualcuno" scrive Fabio a pagina 46, in questa confessione di una vita che vorrebbe volare come una rondine. 
Diario di rondine mi viene in mente, della Nothomb, in cui al di là della vicenda che mi rapì, fu un diario sottratto a dare il senso del tutto, ed in questo diario di Fabio "la maturità è quel succoso frutto appeso all'albero, è l'ingresso che ci permette di soffocare i nostri ricordi"
Un diario sincero fino alla naturalità del gesto, all'adesione al vento, all'edera dei campi, al fiorellino di campagna, alla rondine che è quella della poesia e del romanzo inedito, così come è inedita la vita della giovinezza, io aggiungerei la vita che sa ricominciare a qualsiasi età si trovi ad esordire. Non tutti cominciano a vivere con il respiro iniziale ed abbiamo un tempo diverso in cui riusciremo ad andare dal nido alla vita, al volo. "Se riuscissimo a capire  il freddo, la sua pungente ironia che sa attraversare le nostre meningi come coltelli nel burro" sarei tentata di continuare a scrivervi ampi stralci di questo diario "Un giorno ricordo che c'era un sole che sembrava essere più grande del solito... il sole mi appariva più grande, più cocente"
Quell'amplificazione del sentire che una condizione di solitudine può regalare, quel sole gigantesco non riesce a riscaldare il freddo, l'enorme cella frigorifera, un ragazzo insicuro, preso di mira dai ragazzi del vicinato.      
"Un uomo deve poter essere uomo per poter vedere dentro di sé"
Torniamo sempre a pagina 46 dove i treni fischiano, il dolore è una fitta al cuore, e ogni "uomo deve poter camminare con le sue gambe per poter capire i luoghi." Sentendo la musicalità interiore del canto di una anima, sento il concerto grande di tutta una natura che partecipa al destino individuale di ciascuno di noi, e così ogni passaggio di Fabio rimanda ai miei mille e più pezzi anche essi diario di "offese che creano quella bolla spessa ed invisibile"
Due però sono gli aggettivi che ci appartengono come proprietà privata qualsiasi cosa ci possa succedere nel volo dal proprio nido alla vita e sono l'essere Sincero e l'essere Saggio, ed il vento ci porterà lontano. 
Nella vita che ci somiglia pur nella diversità, il mio omaggio a Fabio che a sua volta scrive per Gordiano che a sua volta... nel cerchio magico del nostro volo. Un sacro fuoco ci riscalderà
Ippolita Luzzo   

sabato 6 maggio 2017

Il tempo in Tomasi di Lampedusa negli studi di Maria Antonietta Ferraloro

Ospite dell'Uniter e presentata da Costanza FalvoD' Urso Maria Antonietta Ferraloro, il cinque maggio a Lamezia, ha esordito chiedendosi  lo stesso concetto di tempo presente nel lavoro pittorico di Agostino Tulumello. Nell'opera di Agostino la parola tempo scritta con un pennello molto grosso si dilava sulla carta sotto tutta una ragnatela di segni incrociati che segnano la nostra intricata vicenda relazionale col tempo stesso.
Maria Antonietta inizierà la sua ricerca negli anni passati su un periodo della vita di Tomasi Di Lamedusa in cui lui soggiornò a Ficarra, paese di nascita e dell'infanzia di Maria Antonietta. Ficarra è un paese in provincia di Messina e lo scrittore vi soggiornò nell'estate del '43, tra gli ultimi giorni di luglio e la prima decade di agosto, il principe Giuseppe con la moglie, la psicoanalista Licy Wolff Stomersee, moglie con cui ha avuto fino a quel momento soprattutto un legame epistolare.  Maria Antonietta si chiederà sempre quanto abbia influito quel soggiorno nello scrittore e se avesse potuto rinvenirne tracce nel suo romanzo Il Gattopardo. Dopo aver vinto il dottorato di ricerca all'Università di Catania, segue, come una Poirot in gonnella, ogni traccia e per un anno intero non trova nulla. Addirittura qualcuno, molto accreditato come studioso di Tomasi, la consiglierà di lasciar perdere.
Ma il tempo si sparge e si allarga e restituisce a chi sa quella traccia cercata perché sotto i vari lavaggi di un tessuto restano sempre impresse le tracce. Così poi per caso e all'improvviso ma frutto di tanto cercare Maria Antonietta può raccogliere testimonianze e riscontri precisi scoprendo anche per caso di aver scritto un libro. Un vero libro. Forte della concezione etica della letteratura diffonde il suo sapere e ce lo dona con semplicità e dolcezza. Ed eccola a mostrarci tutti coloro che parlarono di Tomasi dopo il successo del Gattopardo, da Spinazzola che lo definì romanzo ottocentesco a Calvino che ne rinvenne le raffinate esperienze di letteratura moderna. a Bazlen che scrisse: Una pagina brutta del Gattopardo vale tutti "I Gettoni"
E continua a parlarci delle lezioni che Tomasi teneva a pochissimi allievi, due, massimo cinque allievi, lezioni memorabili, mille e più pagine di sterminata cultura.  Con Auerbach impariamo a non stravolgere il senso del testo analizzato ma a prendere ognuno di noi quel che ci piace e ci sembra consono, così anche questi miei appunti seguono la stessa linea, senza cambiare il senso. Con Maria Antonietta siamo a Ficarra, nel periodo della guerra della seconda guerra mondiale, allo sbarco degli alleati, a Brolo, e poi nel giardino di Lucio Piccolo, il cugino di Tomasi,  giardino dove un soldato viene abbandonato morente dai tedeschi in fuga. Sarà lo stesso soldato, borbonico nel romanzo, che ritroviamo nelle prime pagine e del Gattopardo, scorto da Don Fabrizio durante la passeggiata. Siamo con Maria Antonietta da Montale e siamo in quella lettera in cui Tomasi scrive che non esistono i miracoli in letteratura o almeno pur se a volte accadono sono rarissimi. In realtà ogni nuovo vissuto letterario ha già vissuto nel tempo e ci viene restituito in altre forme attraverso quel reticolo di studi che aggangia saldamente uno studioso ad un altro nel bene immenso della letterarietà salvifica.
Nei miei appunti partecipati accanto a Maria Antonietta avrei scritto su tante altre meraviglie ascoltate ma rimando ognuno di coloro che mi leggerà ai due libri di Maria Antonietta nella felicità della Litweb. Il tempo ci sia clemente e misericordioso dai tempi dei tempi e non  permetta il dilavamento delle conoscenza nel nome  della pietas e di una letteratura etica

Ippolita Luzzo 


Maria Antonietta Ferraloro autrice nel 2014 di Tomasi di Lampedusa e i luoghi del Gattopardo, finalista al premio Brancati, la studiosa siciliana pubblica nel mese di gennaio 2017 L’opera-orologio. Saggi sul Gattopardo, sempre per Pacini Editore