lunedì 31 ottobre 2016

Sono Dio

Chi sono io per parlar di Sono Dio?
Caro Giacomo 
Sono Dio: Lʼesistenza degli uomini
Il tono colloquiale e parlato di una lingua social  
Con chi sta parlando il Dio di Sartori? 
Ho letto Sartori, in tempi lontani, su Nazione Indiana, e ricordo scritti che mi piacquero molto. Bravissimo scrittore. Credo quindi che lo stile scelto in questo romanzo sia voluto. Un modo di scrivere come se parlasse rivolto a chi non ha mai letto e veda pur sempre televisione, uno stile costellato da frasi incidentali, modi di dire a bizzeffe e punteggiatura da reinterpretare. 
C'è il Dio che pensa, malgrado abbia affermato che lui non pensa, ed il Dio che scrive, malgrado si veda chiaramente che Giacomo Sartori stia ridendo al vederlo scrivere uguale e preciso a tanti
altri scribanti. Quindi il Dio Scrittore può piacere e non piacere, racconta quel che vede o si illude di vedere e capire, con la sua ubris da onnipotente. Scherzo anche io, e scherzando continuo a leggere, preferendo per ora il Dio Pensatore, e cioè tutti i passi scritti da Giacomo e non quelli in cui Dio gli prese il Computer.
Io immagino come se Giacomo parlasse con Dio scrittore e lo rimproverasse così:"Questo esercizio di arlecchinesca sartoria dà luogo a vaneggianti costruzioni, pessimi romanzi o fiabesche imposture utili solo per capire le fissazioni e le tare di chi ne è autore."
Ed ancora “Ammesso e non concesso” fa dire Giacomo al suo Dio e un Dio che argomenta ammesso e non concesso sarebbe  già da mandare a ripetizioni." Scrivere una frase è come versare il primo secchio di benzina, subito si levano altissime le fiamme delle iperboli e degli struggimenti, e più si va avanti più ci si imballa, più ci si convince di pensare davvero le cose che si scrivono, più si va verso il delirio puro, covando azioni nefaste. Se uno non pensa, e tanto meno scrive, non ha stati d’animo, e può starsene tranquillo e beato per miliardi di anni. Senza rischiare di fare cavolate. I problemi sorgono in realtà già al primo pensiero” 
Sono il significato di tutto
Si cerca un Dio più misterioso, impersonale, che sfugge all'intelletto umano. (Frédéric Lenoir)
"Un dio non pensa, ci mancherebbe altro… Un dio non guarda, non aspetta, non ascolta.
 Non digerisce, non agogna, non rutta. Un dio è impegnato in qualcosa che il linguaggio umano non può esprimere,
A dispetto di quanto si dice in giro io non sono affatto uno che vuole decidere sempre tutto, e sono anzi aperto a qualsiasi proposta
di cambiamento. Però non mi va nemmeno che stravolgano
sistematicamente ogni cosa che ho fatto.
Sono Dio, e sono avvolto dal silenzio. Un silenzio consono al mio ruolo divino. Un silenzio che è però anche fracasso assordante: una cacofonia di fragori e sfrigolii che a volte si sciolgono in celestiali sinfonie, a volte si annullano vicendevolmente. Un silenzio che è luce accecante, vale a dire tripudio di eccesso di colori, o anche buio infinito."
Chi sono io se non sono Dio? A Giacomo l'ardua risposta 

domenica 30 ottobre 2016

Ti Leggo con Gaetano Savatteri

Il salto temporale al Liceo Classico 

Loredana Lucchetti, responsabile della Treccani, saluta gli alunni e i docenti  presenti nella Biblioteca intitolata ad Oreste Borrello, amatissimo preside del Liceo. 
L’Istituto della Enciclopedia Italiana sta realizzando il progetto Ti Leggo. Viaggio con Treccani nelle forme della lettura, mediante il finanziamento del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e di Arcus S.p.A.
Aderisce all'iniziativa Trame, Festival dei libri sulle mafie. 
Stare nell'istituto dove si è stati alunni e poi docente, anche per pochissimo, procura sempre uno scarto temporale, per cui io mi rivedo in una ragazza fra gli allievi, che, nel mio immaginario, sembra me, al tempo che fu. Vivendo, con due tempi sovrapponibili a piacere, seguo gli interventi dei ragazzi, le loro recensioni sul libro di Savatteri, le loro domande, come se ad intervenire fossi anche io. Ma allora io non ricordo mai simili opportunità, non si usava incontrare autori, purtroppo!

"Scusate il discorso moralista" conclude Gaetano Savatteri, il primo di uno dei suoi tanti interventi nella mattinata.
Ci ha appena parlato della scrittura, dell'uso della scrittura per riuscire a parlare con chi non ha i mezzi, con chi in effetti non incontreresti, se nasci nel quartiere giusto, nella famiglia giusta, se frequenti la sezione giusta. Nella separazione che si perpetua e che vorremmo annullare vi stanno da una parte i fortunati, per censo, per opportunità, dall'altra gli sfortunati, coloro che non appartengono a nessuna parrocchia. E sul limite della scrittura si sofferma Savattieri invitando gli alunni a non nutrirsi solo di una conoscenza libresca.
"Non alimentiamo i luoghi comuni", altro importante momento della mattinata, quello in cui l'autore fa e disfà con semplicità i luoghi comuni su un sud che è di volta in volta silenzioso e loquace, diffidente e accogliente.
Il libro di Savatteri I ragazzi di Regalpetra, in realtà Racalmuto, è stato anche un atto teatrale nel 2011, e noi salutando Gaetano Savatteri ci auguriamo di vederlo al nostro Teatro Comunale.   
 Il Teatro Stabile di Catania il 15 giugno 2011 mette in scena "Quei ragazzi di Regalpetra" dal libro di Gaetano Savattieri "Un paese della Sicilia, un luogo letterario: la Regalpetra di Leonardo Sciascia. Un posto tranquillo, con una vecchia mafia dormiente. Una città segnata dalla presenza del grande scrittore, nella quale tutti finiscono per essere personaggi disegnati dal proprio autore.
 Credere nella parola, nella scrittura. Un gruppo di ragazzi fonda un piccolo giornale. Lo intitola Malgrado tutto. Un giornale per raccontare la propria realtà, per specchiarsi nella cronaca delle proprie vite."
" Regalpetra-Racalmuto, luogo reale e letterario insieme, dove diventare adulti significa scegliere tra legalità e mafia, far propria la lezione morale del genius loci o imboccare i sentieri della criminalità."

venerdì 28 ottobre 2016

Medea di Andrés Pociña dal Teatro Bertolt Brecht

Medea è ormai invecchiata a Camariñas, nella Galicia.
Sulla scena del Teatro Grandinetti a Lamezia la Compagnia Bertolt Brecht di Formia propone una Medea che riscrive
le storie del vello d’oro e del suo amore per Giasone. Dal testo di Andrés Pociña, un monologo accompagnato da suoni e danza per gli studenti degli istituti superiori che partecipano ai laboratori teatrali tenuti da TeatroP.
Inizia Medea della Compagnia di Formia, diretta da Maurizio Stammati, il monologo recitato da Margherita Vicario, la stagione Teatro Ragazzi 2016/2017
Partiamo dunque dove si trova Medea ora, nella Galicia, nel Nordovest della Spagna, la regione di Santiago di Compostela.  Siamo sulle rive di un fiume con le donne intente a lavare i panni  e lei ricorda quando, da ragazza,  abitava nella  Colchide, sull'attuale costa georgiana del Mar Nero insieme a suo padre, il re Eeta. Un'altra Medea.
Immagina l'autore che Medea non sia ascesa al cielo, come vediamo in Euripide, ma si sia rifugiata in un villaggio con la sua vecchia serva, Benita, ormai bisognosa, lei, di cure. 

Il punto di vista di una Medea, osteggiata dalle stesse donne al lavatoio. Donne che guardano di lato quando la vedono arrivare, donne che la fanno sentire ancora una volta straniera, come a Corinto. Donne che danno adito alle mezze parole, alle voci sul suo conto, e credute vere le calunnie diffuse sulle azioni malvagie che avrebbe fatto. 
Una sola punizione le è stata risparmiata, quella di dover elemosinare. 
Medea prova a raccontare la sua verità ed io insinuo che la verità non esiste e nemmeno ciò che stiamo ad ascoltare può essere la sua verità. L'unico momento vero sta in quella voglia di avventura, di sfuggire al luogo chiuso dove viveva per "una gran voglia d'amare" e dicendo così immagino io, non esiste sulla scena, Modugno cantare " Com'è bella l'avventura" ed un'avventura fu il viaggio nella Colchide di Giasone per prendere il vello d'oro, il montone e le pecore di una lana così pregiata, ed un'avventura fu per lei seguire Giasone, irretita dalle parole, fiumi di parole, promesse di mondi diversi.
"Il furto di una pecora e di un montone"così fu, secondo le sue parole l'avventura degli Argonauti. Riduzionista fino all'eccesso, Medea scredita ancora Giasone, come ogni donna scredita il marito che la tradisce, e racconta, come fanno (Ahimè!) molte mogli, particolari di una sfera che dovrebbe restare intima, e che nessuno può verificarne la verità. D'altronde la verità sta nel fondo di un pozzo, scrisse Sciascia, ed ognuno racconta quel che reputa lo sia, come strumento per far vendetta, per ritorsione.
Accompagnata dalle immagini lievi di un bianco lenzuolo ondeggiante e dal canto, Medea in scena dona corpo alle parole, si alza, si allunga, mostra il corpo come per voler ancora assicurarsi di esser piacente, di poter esser voluta, e poi deve fare i conti con il suo atto ultimo che non potrà negare, l'uccisione dei figli.


Qui mentre le protagoniste  parlano alla fine con il pubblico.
Gli alunni del Liceo Classico, del Liceo Scientifico, dell'Istituto Tecnico Valentino De Fazio,  Del Professionale per il Commercio, faranno tesoro di questa opportunità teatrale che regalerà loro punti di vista sempre diversi. Una nuova avventura.   

   

mercoledì 26 ottobre 2016

Faceboom: La solitudine fa boom

Leggo le 18 storie di vite incatenate al tempo del nulla e rimango
una volta di più a chiedermi il perché. Fiat... Voluntas Dei mi viene da aggiungere a quel Fiat iniziale della prima storia che rimanda alla nota fabbrica automobilistica dove il protagonista, Totò da Messina, era andato a lavorare alla catena di montaggio.
"Tranquillamente erano trascorsi sessanta anni " Si era sposato con Anna e ora si trovava in ospedale ad aspettare un referto. Una notizia. Risposta non c'è. A nessuno. Nemmeno alla moglie Anna, brava sarta della Torino bene,  protagonista di "Forbici" e straziata, presa a forbiciate, da sua nipote, da Lucia, che rifiuta l'abito da sposa da lei confezionato.
Risposta non c'è se non l'urlo di disperazione e seguiamo in "Conchiglie" Raffaele, il fratello autistico di Lucia, raccogliere sassolini, tanti sassolini da lanciare contro il vetro della finestra, contro lo specchio, per mandare in frantumi ogni cosa.
Si frantuma in questo libro ogni cosa, esistenze e significati, si frantuma un lessico che mette ansia e disperazione, un lessico amaro senza indulgenza. 
Boom, tutto esplode o implode, tutto non ha significato, sia che esista o non esista un social che sta da sfondo, come momento ludico o almeno dovrebbe esserlo ed invece appare come altra gabbia. 
Faceboom è la storia numero 18 del libro e lei, la donna, sta lì a caricare e scaricare fotografie da mettere come profilo, per vantarsi di essere una organizzatrice di eventi, una che conosce il mondo dei VIP.
Nella solitudine amara, amarissima, di un mondo grigio di una caligine senza affetti, senza un atto di altruismo, sembra che guardare la propria immagine, il proprio ombelico del mondo, cantava Jovanotti, possa essere l'atteggiamento compulsivo di malati di aridità, di disperazione. 
Paola Bottero, autrice di Faceboom, mi dice quanti di questi personaggi, che vivono fra le pagine, esistano, quanto siano reali ed io non ho dubbi, così come non ho dubbi sul fatto che possano essere trasposti su uno schermo televisivo come una serie. 
Ma è questo quel mondo? alla maniera di Leopardi me lo domando . Mi domando, dalle mie giornate minimali fatte di letture e di visite giornaliere ai miei familiari, se il mondo abbia fatto boom. Abbia intercettato la via della dissoluzione dell'affetto e della ricordanza e si sia avviato verso il baratro del non salutarsi, del non cercarsi, del vanificare ogni giorno, ogni anno che passa. 
Mi richiama, in questi giorni una amica che non mi ha parlato un intero anno e in questo anno si è tolta dal mio regno, mi ha tolto dal suo profilo e a chi le domandava il motivo adduceva una mia supposta, da lei, gelosia. 
Ora mi richiama ed io rispondo educata e felice che le sue nubi si siano dissolte, che veda chiaro dove prima vedeva caligine e che, social o non social, gli esseri umani esistono, malgrado i tempi difficili. Sono sempre felice delle lucciole della comprensione e per questo Faceboom non mi avrà, chiudo io augurante questa mia lettura su un libro che propone spunti amarissimi di riflessione. 
Facciamo esplodere in mille frantumi la solitudine e aspettiamo l'anno che verrà...
Finisce così il libro con una mezzanotte di capodanno. Fiat voluntas mea...      

Non finisce... da un mio post

Non finisce.
Scrissi proprio così nei lontanissimi e vicinissimi sul bigliettino di auguri per i suoi diciotto anni.
Non finisce.
Le avevamo regalato un orologio, tutti i compagni di classe, lei andava via e io dovevo scrivere una frase per tutti.
Non finisce. Scrissi.
Non finisce proprio che tu te ne vada, che tu non faccia più parte della mia vita. Non finisce proprio il nostro studiare, Fortini e Sereni, non finisce il leggere passeggiare e discutere su quel film, su un comizio, su un giornale. Non finisce il credere possibile il sogno di un mondo giusto, pulito, affettuoso, senza menzogna, senza ossessioni.
Non finisce. Perché se finisse sarebbe una morte, quella terribile del vivere senza avere un motivo. L'intransigenza dei diciotto anni. La grande illusione che ci siano il bene e il male e che si possa e si debba scegliere su quale binario mettere il treno della nostra stupida vita.
Abbiamo tutti rimproverato ai nostri genitori quello che loro hanno accettato, compromessi, silenzi, rassegnazione. Noi avremmo fatto diverso. Mi sembra che abbiamo fatto di peggio. Ed ora dò veramente ragione a tanti ragazzi che continuano a volere un mondo scevro da intrallazzi e menzogne. Un mondo pulito...
Vero Martina?  Alle tante Martina che noi siamo state.

Libriamoci al Liceo Campanella

 Grandi momenti in Libriamoci: Ieri oggi e domani 

Ieri con Antonio Saffioti e la sua testimonianza "Chi ci capisce è bravo", accludo in fondo link dove ne scrivo, oggi Tiziana Calabrò, dal suo blog al mondo dei libri con "La Medaglia del Rovescio" e domani i pezzi della Litweb Marchio Depositato
"Abbiamo fatto 250 foto" dicono le allieve alla prof al termine della giornata e lei molto professionale commenta "Beh, sceglietene una decina"
Una giornata lunghissima che si è protratta oltre le 13,00 con gli alunni attenti e partecipi. 
Nel presentare Tiziana Calabrò, Michela Cimmino ha parlato di una donna innamorata della scrittura e del volo, ed insieme a lei si è ritrovata nei momenti della sua infanzia quando volava nel cielo infinito, come Modugno. Ho quasi sentito Modugno cantare Volare nell'Auditorium.
Voliamo, dunque con "la contentezza adolescenziale" di Tiziana, Voliamo per acquisire una visione della vita
Voliamo per un bisogno di comunicazione. 
Nel mentre voliamo sceglieremo i nostri punti di riferimento, sta dicendo Tiziana agli adolescenti, sceglieremo i maestri, che ci aiuteranno a riconoscere la bellezza della vita e ci aiuteranno anche a trovare da noi una visione della vita, della nostra vita. 
La Medaglia del Rovescio nasce 4 anni fa, nasce come blog, come momenti che diventano energia. 
Le nonne, Nonna Ines e Nonna Bianca che la chiama con un nome unico solo per lei, Tizianedda, e nel dare un nome unico compie un atto d'amore. 
Le nonne diventano il fulcro degli interventi.
Nadia ci racconta che non ha mai conosciuto le nonne, e sull'affettività e sulle connessioni il racconto ci emoziona con Carmen che chiede, prima di leggere un brano sulle ultime volontà di una nonna, tre minuti di silenzio, di raccoglimento, non che fossimo distratti in realtà, lei lo chiede solo per condurci in un momento sacrale dell'attenzione alla vita. 
Le domande di Martina, Francesca, Roberta, la richiesta di Federica, di rispettare la domenica il pranzo domenicale con la famiglia, di chiedere a gran voce che si chiudano gli esercizi commerciali e che ci sia un giorno dedicato agli affetti, vengono conservati nel mio foglio.
Ed il pudore degli affetti, della sfera intima, del rispetto e della consapevolezza di essere persone innamorate della vita, della bellezza, si ferma sul diario di tanti. 
Nel mentre la conversazione spazia e raggiunge il canto nella canzone di Battiato "Caliti junku" canzone che in classe stanno studiando. 
Che farò senza Euridice, dove andrò senza il mio bene...
che farò, dove andrò, che farò senza il mio bene.
Per aspera ad Astra, 
le asperità conducono alle Stelle.
Un antico detto, cinese o tibetano, forse arabo-siciliano, dice così:
Caliti junku 'ca passa la China, 
caliti junku, da sira 'a matina  
Michela canta e spiega ai ragazzi che dopo la piena la canna si rialza e così sarà sempre se ognuno di noi saprà rialzarsi con l'ironia e la bellezza che ci appartiene. Grandi Momenti al Liceo Campanella.   

ps http://trollipp.blogspot.it/2016/08/antonio-saffioti-chi-ci-capisce-e-bravo.html

La ballata Dei Giorni Della Pioggia di Maria Caterina Prezioso

La farfalla, i Gormiti, Angelo, Sara e Marlene Dietrich, gli ebrei e la guerra, la scomparsa dei genitori. 
Due i personaggi nel libro. Uno si rivolge all'altra con: fa’ attenzione ai particolari, anche ai più insignificanti.
I due personaggi si incontrano su un autobus complice una farfalla e la storia si forma man mano che scorre nel dualismo di esistenze che si pensano con stima." Gentile mi ha insegnato a giocare delle buone partite. Questo non significa vincere sempre. Anzi, un buon giocatore sa che occorre a volte lasciare il tavolo da gioco a tasche vuote. Non aver nulla da perdere fa, di un buon giocatore, a suo modo un vincente. Mi sarà difficile fare a meno di lui"
Maria Caterina Prezioso fa dire alla protagonista del suo ultimo romanzo: "Mi è stata diagnosticata una malattia rarissima, non la mancanza di fedeltà, non il desiderio di vendetta rivoluzionaria, ma un coerente, spasmodico desiderio di legalità." Lei è appena entrata nella Pubblica Amministrazione.
"Un desiderio allo stadio terminale della malattia. Una legalità giustizionalista che toglie il sonno non al malato, ma a chi lo ha in cura."
Sperlonga, 8 settembre 2012, scontri e contusi... leggiamo  articoli di giornali, e intanto la storia ci riporta la Torah "Alla fine di ogni sette anni celebrerete l’anno di remissione."  

"Diventare grandi non significa rinunciare ai propri sogni.
Diventare grandi non significa neppure tramutare i propri sogni
in realtà, non sempre ci si riesce. Diventare grandi significa
forse insegnare agli altri a credere nei propri sogni, significa
forse dare una mano agli altri a scoprire quanti sogni hanno
sepolto sotto un albero del giardino incantato. Significa forse
scrivere storie.
La verità non è sempre così dolorosa come ci sembra. La
verità non è sempre così immodificabile come ci appare. Presto
apriremo una nuova stagione e sarà diversa da tutte le altre
che l’hanno preceduta. Sarà una stagione dove avverranno
strani prodigi e il sorriso tornerà a brillare sulle labbra. Sarà
una stagione particolarmente bella dove le parole si intrecceranno per raccontare storie nuove ad altri che verranno."

Due i personaggi del libro, un uomo e una donna: L'uomo si chiama Gentile, il magistrato che ha a cuore quella che è la giustizia incoerente, affermando "l’esistenza di un d’altra parte, di un ciononostante che reclamava, se pure ombra, visibilità e gratitudine dalla presunta assunzione di verità."
Gentile e poi lei, la donna, che si rende ben presto conto di esser di troppo in quell'ufficio "Ho una settimana di tempo per levarmi dai piedi, trovare un altro posto, sparire dalla loro visuale perché quadrata e perché non possiedo lo spirito di gruppo.
– Quale gruppo? Non mi è stata data risposta alcuna. Allora ho pensato velocemente. All'improvviso mi è venuto in mente Gentile. Non quello che  avrebbe fatto Gentile in questo caso. No mi è venuto in mente semplicemente Gentile, e basta."
Nel libro scritto con tensione passa la storia ultima di questi anni, la storia della dottoressa alle prese con i Gormiti, i nuovi Capi, passa la storia che si  sovrappone alla storia dell'altro, una storia dove lo studio diventa il riscatto e la  giustizia.  
Il libro esce oggi in libreria.

martedì 25 ottobre 2016

Briciole dai piccioni di Alessandro Turati

La Posta mi sorprende e mi viene consegnata durante Libriamoci,
manifestazione al Liceo Campanella, dove questo anno partecipo con Litweb Marchio Depositato.
Scollo il piego libro e strappo il secondo involucro di carta con impazienza.
Lo guardo incuriosita e appena a casa mi metto a leggere: Briciole dai Piccioni.
"Mi chiamo Alessio Valentino e ho trentaquattro anni e nella mia vita non ho mai consegnato il cappotto a un guardarobiere: sono povero e me lo tengo al braccio." 
"Non ho un lavoro ma ho ancora 900 euro dall'ultima liquidazione e quindi guardo la TV quanto mi pare."
"Con il perpetuarsi della crisi, arriverà il giorno in cui saranno i piccioni a darci le briciole."
"Ogni tanto leggo ancora un libro"
Mi sembra di risentire un mio amico geniale, che ragionava come il personaggio, e mi piace molto averlo incontrato nelle pagine del libro, dopo tanto tempo che non ho più sue notizie.
"Forse sono depresso"
"Dici?" 
"è una ipotesi"
"Sai cosa ti farebbe stare meglio? Fare volontariato, aiutare il prossimo. Occuparsi degli altri fa stare bene"
"Io li odio, gli altri"
"Perché?"
"Non lo so"
Sembrano i miei dialoghi con un lui, di qualche anno più grande del protagonista, e mi ritrovo a sorridere, a ridere di noi, del nostro essere così.
Leggo questo libro di Alessandro Turati al sole caldo di ottobre.
Mi lascio condurre nella storia scritta con ritmo. Frasi a volte corte, spiazzanti. Mi ritrovo a pensare che il protagonista sia affetto da problemi di percezione e mi insospettisco sul suo malessere. 
Cerco di trovare le prove. 
Vi interesserà leggerlo, io credo, e continuo la lettura al sole. 
Mi piace molto fare la madrina di esordi che arrivano in libreria e passano prima  da casa mia per aver un mio abbraccio, un augurio amicale. Mi piace quando posso scrivere che rileggerò ancora questa bella storia, scritta senza avverbi, evviva, senza frasi fatte, senza tortuosità, scritta in modo pulito, in un modo di cui vi innamorerete.
"Ho una coccinella sulla punta del naso. Incrocio gli occhi e mi sembra di vederla con il destro. Per vederla con l'occhio sinistro devo chiudere il destro. Il destro è l'occhio che comanda mentre il sinistro è di supporto. Detto questo, detto niente"
Io sono astigmatica da poco, ed essendo miope da sempre ora leggo alternando un occhio chiuso e l'altro aperto, però mi sento tanto quella coccinella che vuole leggere e non importa come, pur di leggere bei libri.
E vi innamorerete di questo racconto come io mi sono innamorata del ragazzo che, ricevuto per Natale in regalo il veliero, vorrebbe provarlo nel bagno, o almeno nella vasca da bagno e per tutta risposta vedrà il veliero chiuso in una teca. Il veliero diventerà intoccabile, come intoccabile sembra sia destinata ad essere ogni felicità.
Dall'egoismo smisurato degli adulti alla grande generosità dell'immaginazione che auguro sempre così scoppiettante all'autore di questo delizioso romanzo.  
Ippolita Luzzo
  



venerdì 21 ottobre 2016

Non ti parlo. Non mi parla. Sappiate che non mi interessa più

Indietro tutta.
Come scrivevo prima dell'avvento del regno della Litweb

13 Marzo 2010

Professoressa, non mi parla. 
No, è lui che non mi parla 
Ribatteva il compagno di banco.
Non mi parla ed io non lo parlo.
Si susseguono così le ore di lezione nel mio primo anno di ruolo nella scuola media.
Io, ignara o dimentica di dinamiche, non prendevo posizione, incerta e confusa agivo, secondo me, con buon senso, cercando malamente di  arginare le urla, il vociare, i dispetti che i miei piccoli alunni si facevano l’un l’altro.
A volte, stanca di tutto quel baccano, demoralizzata, alzavo la voce ed era la fine della lezione, gli alunni, invece di calmarsi riprendevano con più veemenza protestando le loro  rivendicazioni. Chiedevo consigli ai colleghi più esperti.
-Non si parlano- dicevo.
I maschi risolvevano con l’autorità, con il potere, con il timore, le donne, materne, con la comprensione, con le favole, mi consigliavano di cercare di distrarre quei piccoli esseri portandoli verso il regno della fantasia e dell’immaginazione.
Seguii quel consiglio e restai nel mondo dell’immaginazione dove tutto si placa, dove i conflitti ci sono, terribili, ma trasfigurati e combattuti da creature angeliche, da guerrieri della luce, da fate dai capelli turchini, dove il bene trionfa sul male e i sentimenti sono il valore della vita.
Che mondo fantastico, finché ci sono rimasta!
 Perché ora punirmi e catapultarmi di nuovo in questa triste dimensione dove – Non ti parlo – Non mi parla – dove nessuno parla più con l’altro, dove anche gli adulti peggio dei mie piccoli alunni non si parlano più, per dispetto, per ripicca, per vendetta, per creare disagio e tormento?
Amici carissimi che all'improvviso non si parlano più, colleghi di lavoro che non si rivolgono un saluto, vicini di casa che non osano fare nemmeno una domanda per paura di invadere, di essere di fastidio, vicini di casa a volte suscettibili, permalosi, a volte impauriti, diffidenti, perché non ci si parla più, anche se si vive gomito a gomito.
Sconosciuti.
Non ci parliamo più.
Cosa avrà fatto di male questa parola per essere trasformata, come arma di offesa, maneggiata come una bomba ad orologeria pronta ad essere lanciata?
Le parole usate solo come dardi, lance infuocate eppure tenute ben strette, non usate, perché il silenzio sia la giusta punizione verso chi non ci merita.
Che cosa triste e com'era bello il mondo delle parole nel paese della immaginazione!
 Voglio ritornare laggiù.
Il mio paese però non è quello di Alice, un po’ catastrofico, anche se rutilante di colori, il mio paese non è quello di Avatar, è il paese dove i classici della letteratura si parlano, il paese dove i libri si parlano fra di loro, visto che le persone hanno cessato di farlo.
I libri, io credo, si faranno tante risate, vedendoci litigare come le rane nello stagno.
-Mia figlia non mi parla, mi racconta al telefono una cara donna che ha vissuto per questa figlia e per un figlio, ha lavorato e messo da parte risparmi per darli poi a loro,- mai un cinema, una passeggiata, una pizza, una gita, sempre ho messo da parte per loro  e quando poi hanno avuto bisogno io ho pulito, cucinato, lavato, rassettato, per amore, felice di farlo ora, ed ora il nipotino, la nipotina… ed ora non mi parlano più 
Sono diventata di troppo, sono invadente, mi dicono, mi impiccio, ho idea diverse mi devo togliere dai piedi.
Così  il suo sfogo!
Beati i tempi in cui ci si rivolgeva ai nostri genitori chiamandoli signora mamma, signore babbo.
Beati i tempi in cui il timore diventava rispetto, il pudore tratteneva gli istinti, il denaro non veniva agitato come unico lasciapassare per entrare! Ma quali tempi?
Ma dove? dico io
Nel vuoto del mondo senza immaginazione viviamo di suoni, di figure, di sollecitazioni, di consumi, di appuntamenti, di spostamenti, di acquisti. Nel vuoto le nostre parole vuote, i nostri sguardi vuoti, le nostre mani vuote, il nostro portafoglio pieno di carte.
Ma, per favore!
Riprendiamoci la fantasia e ridiamo di noi stessi, che siamo rimasti sempre come i miei piccoli alunni di scuola media



giovedì 20 ottobre 2016

Il passo e l'incanto. Sasà Calabrese

GianMaria Testa: Dentro la tasca ti porteremo. 

Neri Marcorè un giorno al teatro Grandinetti ci raccontò cosa fosse la ricchezza, il portare nella tasca quella frase, quel verso, quella canzone facendola sua. Ed io mi portai a casa Neri Marcorè, quella poesia che recitò. 
Anche stasera mi porto nella tasca la mia famiglia ideale: Nunzio Belcaro che legge la prefazione di Erri De Luca al libro di Gianmaria Testa " Da questa parte del mare", Elena Bitonte, conosciuta tramite parole scritte e abbracciata nel canto e nell'arte, Nicola Fiorita e le calabrotte, il cantante Sasà che non conoscevo e le canzoni di Gianmaria Testa.
Nunzio legge. Ci siamo conosciuti così, leggendo. Leggendo abbiamo fatto amicizia. Leggendo, scrive anche Erri De Luca, abbiamo forgiato la nostra vita che è la vita degli altri.
Siamo nelle tasche degli altri e gli altri sono nelle nostre tasche. Nessuno si salva da solo, sta scritto in Ti ho vista che ridevi, il libro del collettivo dei Lou Palanca, vero Nicola? e nessuno vive se non fa spazio agli altri nelle sue tasche. 
Si parla stasera di modi. Elena, sta dicendo Sasà, nel ringraziare Elena Bitonte, l'organizzatrice della serata, è una donna a modo, una persona in grande imbarazzo lei, appena sente un elogio alla sua persona, un elogio sulla misura, che è suo carattere. Est modus in rebus. C'è una misura che si chiama attenzione e sensibilità. 
Intanto guardo i piedi nudi di Sasà Calabrese camminare sul legno della Biblioteca Nobili, camminare e muoversi come altre due entità, in sintonia con la musica ed il testo che lui fa suo. 
Sasà ci dice che sente tanto vicino Gianmaria, è come se ormai fossero sue quelle parole.
Ora canta" Al Mercato di Porta Palazzo"canzone  ambientata al mercato di Torino, una canzone sul riconoscimento dello ius soli. Ognuno che nasce ha diritto ad una cittadinanza nel luogo dove nasce. Sembra semplice, vero? Eppure sembra terribilmente difficile e nel mercato di Porta Palazzo si dovrà difendere quel bambino dai gendarmi. La nascita di questa canzone porta nella tasca la composizione  "Solo andata" di Erri De Luca, e quel mare che pullula di corpi cacciati dalle lore terre,  un capitalismo bieco uccide ogni diritto, quello di appartenere alla propria terra, e la voglia di dirlo ancora. Dire ancora che gesti e passi abbiano dignità, e qui Sasà ci ricorda altra canzone, quella sui Seminatori di grano, che con gesto largo incedevano come se pregassero, una preghiera sul sacro che è in ognuno di noi, nel gesto e nel passo. Il passo e l'incanto a piedi nudi.  
     

lunedì 17 ottobre 2016

Il canto delle sirene Lina Latelli

Vivere diventa poesia

quando al tramonto/il cielo si colora di rosa/e s'immerge nel mare/il disco rovente del sole./ 
Di giorno in giorno
Mi cullo nei sogni di bimba/di giorno in giorno/e scavalco erte montagne/volo su vaste distese/ di acque marine
Non sono un poeta
Il canto delle sirene 
E mi sprofonda/ negli abissi marini/ove s'inebria/ delle sirene il canto/seduta su un banco di coralli.
Lina Latelli Il canto delle sirene. 

Noi sempre al centro di canti e controcanti daremo Nobel alle sirene giorno 20 Ottobre nella Casa di Cura Villa Rachele alle ore 16,30  
Il canto delle sirene è la prima pubblicazione di Lina. Stampata nel febbraio del 1997 da Antares,casa editrice che aveva per nome la stella più luminosa della costellazione dello Scorpione, ritorna a cantare in Villa Rachele, giovedì alle 16,30 Un canto fra i pazienti di Villa Rachele, in attesa di riabilitazione. Villa Rachele è una nuova struttura che inaugurata a Luglio ora aspetta sirene e argonauti. 
Ricordiamo la storia delle sirene che cercarono di sedurre Ulisse con promesse di canti pur di trascinarlo nel fondo del mare. Lui, sapendo del pericolo, si fece legare ad un albero e, in effetti, non sentì il canto ma solo la promessa che avrebbe ascoltato quel canto. Così il rapporto di Lina Latelli con la poesia, una promessa di un canto sarà, ci dice lei nei versi che ama
 " Paragonando la poesia al canto delle Sirene, Brecht si domanda come sia ancora possibile l’arte se il pubblico non vuole essere coinvolto. L’arte non ha più una dimensione partecipativa e coesiva e l’uditorio, al pari di Odisseo, non è in grado di lasciarsi trasportare da un godimento passeggero. La poesia si trasforma quindi, come il canto delle Sirene, in un insulto rabbioso contro gli indifferenti. Una promessa di conoscenza, un suono inarticolato, pura voce senza contenuto, un canto difettoso, che è solo un invito a perdersi nell'abisso di ogni parola, un continuo inizio… le interpretazioni sono molteplici. Secondo Italo Calvino le Sirene cantano «ancora l’Odissea, forse uguale a quella che stiamo leggendo, forse diversissima». Il canto delle sirene continua a suscitare mille domande e, forse, è proprio questo il suo segreto e la sua forza."
Seguendo il suggestivo titolo del libro di Lina Latelli scoprii come anche il canto delle sirene è una illusione. 
Illusioni
Squarci di lontane risonanze

Secondo il racconto di Svetonio, l’imperatore Tiberio domandava agli studiosi cosa cantassero le Sirene.

La domanda è ingannevole. Quello delle sirene è  un canto ammaliante i marinai, che nel tentativo di ascoltarlo seguivano a nuoto la voce e perivano per annegamento.

Per sfuggire alle sirene, Ulisse  tura le orecchie dei compagni con della cera e si fa poi legare all'albero maestro per poter ascoltare il loro canto,

Qui, presto, vieni, o glorioso Odisseo, grande vanto degli Achei,
ferma la nave, la nostra voce a sentire.
Nessuno mai si allontana di qui con la sua nave nera,
se prima non sente, suono di miele, dal labbro nostro la voce;
poi pieno di gioia riparte, e conoscendo più cose.
Noi tutti sappiamo, quanto nell'ampia terra di Troia
Argivi e Teucri patirono per volere dei numi;
tutto sappiamo quello che avviene sulla terra nutrice.

Queste le parole delle sirene. Odisseo ordina ai compagni di liberarlo dalle corde, per sentirne il canto. 
Un canto che però resta ignoto, un enigma che giunge intatto fino a noi. Non sappiamo che cosa cantassero le Sirene, Omero non lo dice e la domanda non ha smesso di esercitare il suo fascino, diventando il vero potere di seduzione.
Nessuno conosce la risposta. Dopo il passaggio di Odisseo, infatti, le Sirene, umiliate e indispettite, si gettarono in mare e furono trasformate in scogli.
così la poesia tutta diventa quella risposta che soffia nel vento. 

venerdì 14 ottobre 2016

sĭtŭs: Il senso dei luoghi

Alla XII Giornata del Contemporaneo indetta dall'AMACI, Associazione Musei d’Arte Contemporanea Italiani, partecipa  Aleph Arte per il VII anno consecutivo con Un'Opera di Maria Teresa Zingarello
"Ventimiglia circa un anno fa: alcune decine di profughi a cui è stato negato l'accesso alla frontiera, avvolti in coperte isotermiche, protestano sulla scogliera di Ponte San Ludovico al confine con la Francia."
È l’immagine di quei corpi avvolti in manti dorati a colpire l’artista Maria Teresa Zingarello che ci invita  ad apporre  un modulo dorato sulle mura di  un appartamento vuoto, disabitato, fino alla sua completa saturazione.
Qui  in itinere le fasi iniziali dell'installazione, con il mio contributo la coperta isotermica viene poggiata sulla parete dell'appartamento spoglio. Mentre poggio la coperta isotermica sul muro mi domando dove siano ora quei corpi, quelle persone che, avvolte nella coperta e argentei, poggiavano plastiche sulla scogliera in una performance bella se non fosse drammatica.
Gli occhi di Maria Teresa visualizzano lo sconcerto ed il brillio dell'arte che vorrebbe comunicare lo scarto fra un luogo e gli abitanti, fra la storia e gli individui, nella impossibilità di qualsiasi bellezza salvifica. I luoghi rimangono testimoni di un passaggio. Come il segno della testata del letto resta impresso sulla parete e null'altro ci dice se non la perfezione della forma così quei corpi sulla scogliera, avvolti, spariti dal luogo, non lasciarono traccia nel sĭtŭs. I luoghi del non essere diventarono ormai molti altri. Nella saturazione delle pareti Maria Teresa riprende un abbraccio caldo, caldissimo, che protegga tutti dalla desolazione dell'abbandono, del non essere. 
Sabato la conclusione.
Trovo intanto un mio pezzo da un altra installazione fatta da Maria Teresa e ve l'aggiungo come ricordo. 

"Dall'anello di Staccioli al triangolo di Silvia Puija e Maria Teresa Zingarello. Da Braudel a luna rossa, pensieri e parole e... Il cielo in una stanza. Una perdita geometrica di identità matematica. Uno nessuno e centomila. La dispersione nel mare, l'aspersione nell'accoglienza. Nel divenire storico dell'aporia"







L’intervento si articola in due luoghi distinti: un appartamento disabitato in Via Rampa Mancini n. 2 al cui interno l’artista invita a rivestire un intero ambiente con coperte color oro, e Palazzo Panariti in cui sarà visibile l’esito del progetto, una documentazione di tutto il processo artistico partecipato. Vi aspettiamo A Palazzo 

domenica 9 ottobre 2016

Amarcord a Tropea

Sono alcuni anni che insieme a Gabriella e Pietro ad ottobre andiamo a Tropea.

Ogni anno Gabriella cerca la pianta di cappero che vorrebbe far crescere nel suo giardino e non vi riesce.  Qui ogni parete di arenaria è abitata da rigogliose piante di capperi ma impresa ardua se non impossibile si dimostra quella di strappare una talea e riprodurla altrove. Ci limitiamo ad ammirare quel verde di capperi e oleandri e risentire lo "sciauro" delle piante frammisto alla salsedine del mare.
Gabriella ha vissuto a Tropea da quando aveva due anni fino ai dieci anni e, da qualche anno, con noi cammina nel tempo della sua infanzia regalandoci una Tropea viva dei suoi giochi per le strade, dei suoi amici, del momento in cui aspettavano, lei, le sue sorelle e la mamma, l'arrivo del padre alla stazione. Una Tropea lontana di sessanta anni fa. Lei racconta di quel gran sentirsi liberi nelle strade di Tropea fin da molto piccoli. Poter stare fuori, andare a comprare il pane all'angolo e, nel mentre mi mostra il locale dove ora ci sta altro, riflettiamo sulla libertà che i bimbi di oggi non hanno mai conosciuto.
L'anno scorso passammo da Chiara Condò, la libraia di "Il Pensiero Meridiano"  e comprammo Paolo Zardi.
Oggi l'attività apriva alle 16,30 e noi dovevamo andare via, ritorneremo.
La libreria, mi racconta Gabriella, si trova in una piazza dove un tempo vi era una grande pescheria di Tropea ed allora il pesce vivo saltava nelle ceste.
Incontriamo i palazzi: Palazzo di Tocco, Palazzo Gabrielli,vicino al cannone, Palazzo Naso (ex Convento di Santa Domenica), i tanti Palazzi Toraldo,.
Siamo giunti all'Ospedale civile che ha da un lato la Chiesa di Santa Chiara e dall'altro la sua scuola elementare
L'allora scuola elementare di Tropea
Eccola giù e immaginatevi il mare subito entrando in quel verde portone. Una scuola elementare retta dall'ordine delle suore della carità di Santa Giovanna Antida, suore che facevano da maestre. La superiora e direttrice, Suor Emanuela Alemanno, percorreva eterea i corridoi lasciando il fruscio del suo passaggio ed ognuno in silenzio stava. Da sola lei, piccola, andava a scuola, da Largo Gesuiti a Piazza Ruffa, dal Palazzo Toraldo di Francia giungeva all'affaccio ed il mare in alcuni giorni d'inverno arrivava ad abbracciarla mentre lei passava, quasi a rapirla. Eccola rasentare la casa del beato Mottola e quella di Raf Vallone, amico del suo papà. Camminando sul corso, seguendola nel tempo, incontriamo anche noi, che camminiamo con lei nel suo rappresentare, il sindaco Serra Toraldo, che abitava proprio lì, ci mostra il palazzo, seguiamo il sindaco ogni mattina andare in Comune, attraversando piazza Gesuiti, austera, decisa, in tailleur, con la busta sotto il braccio.

Amarcord è  una parola della lingua italiana che indica il ricordo nostalgico, il parlare in modo malinconico di momenti ormai lontani nel tempo. Originariamente, però, il termine viene dal dialetto romagnolo “a m'arcord” che vuol dire “io mi ricordo“.  Io mi ricordo e mostro  l'Università per gli stranieri dove  ha insegnato Valentina Di Cesare, mia amica, conosciuta attraverso il suo libro,  e intanto siamo  con Pasquale Galluppi (1770-1846), suo il busto lungo il corso principale, con Raf Vallone (1916-2002) del quale avremmo voluto vedere, se non fosse stata chiusa,  la mostra fotografica al primo piano presso l’antico Sedile dei nobili di piazza Ercole su corso Vittorio Emanuele.
Sul mare passa  quello che era l'unico motoscafo di quel periodo, il motoscafo di Raf Vallone che ho fotografato proprio mentre noi gustavamo un caldo e ottimo panino alla piastra  con pomodoro mozzarella e insalata al lido Isola Bella.
  

sabato 8 ottobre 2016

Iniziano a Samarcanda i corsi di Livia Leoncini e Mario Maruca

Samarcanda ha compiuto un anno.
L'associazione culturale sita in Via Tevere 4, una traversa del corso Giovanni Nicotera di Lamezia Cz, dopo aver festeggiato l'apertura del secondo anno di attività in una serata affollata di idee, di belle presenze e di buon buffet, ottime le melanzane sotto aceto che ho gustato riempiendo più volte il piatto, parte ora con l'attività annuale dei corsi di Pittura tenuti da Livia Leoncini e i corsi di Dizione e di Espressione Corporea con Mario Maruca, attore e regista.
Ieri sera sono a Samarcanda. 

Livia Leoncini sta sistemando sul tavolo la sagoma, il cavalletto da tavola, olio, additivo, tavolozza, colori ad olio, pennello. I colori vengono messi nella tavolozza, il pennello viene intinto nell'olio e poi nel colore e in corso d'opera si dosa e si capirà quanto colore serva.
 Manuelita Iacopetta, una delle prime socie fondatrici di Samarcanda, ascolta Livia e intanto ha già in testa un'idea di cui subito ci fa partecipi ma che non posso scrivervi per non sciupare l'Oh di meraviglia. Eccola intenta a pensare!
Arrivano le prime allieve e mi sposto nella stanza dove Mario Maruca terrà il corso di dizione ed in futuro quello di espressione corporea: Il corpo come strumento musicale.
Il Corso di Dizione  sarà utilissimo per fare bella figura, cioè "per comparire", in effetti sarà un serio e valido modo per presentarsi in campo lavorativo. Saper pronunciare le parole senza inflessione dialettale è una specializzazione  per tanti ambiti lavorativi. Saper parlare e farsi capire senza doppie e lamento strascicato poi rende più bella la persona. 
Leggerezza e impegno in entrambi i due corsi, serietà e gioco, bellezza è, come gli oggetti che vedo in ogni stanza.
Manuelita mi mostra la  Collana di San Gennaro, da lei assemblata e presente nella mostra che verrà inaugurata il 13 novembre dopo la messa domenicale in  Cattedrale negli adiacenti locali del museo Diocesano.
Vi accludo comunicato della stampa.
I miei sono solo appunti di una serata amicale.
Saluto quindi Manuelita Iacopetta e le sue socie Giovanna Adamo ed Adele Paola augurando loro un ottimo prosieguo delle iniziative che certamente saranno seguite con l'entusiasmo già manifestato nella serata del compleanno.     




"LA MISERICORDIA NELL’ARTE
Il progetto, organizzato dalle associazioni culturali “Theodora”, “Passato Prossimo” e “Arte Antica”, in collaborazione con il Museo Diocesano di Lamezia Terme, mette in mostra alcune riproduzioni di opere d’arte, realizzate dall’artista Livia Leoncini.  
Filo conduttore dell’esposizione, la rappresentazione della misericordia nell’arte, tema dell’Anno Giubilare indetto da Papa Francesco, che si concluderà il prossimo 20 novembre. 
Nelle sale del Museo Diocesano di Lamezia Terme, saranno esposte alcune tele che riprodurranno le opere di artisti di diversi secoli, appartenenti a correnti artistiche diverse, che hanno in comune la scelta di voler rappresentare la misericordia di Dio nei tratti al tempo stesso divini e umani della compassione di fronte alla sofferenza e al dolore, della tenerezza, dell’accoglienza e del perdono verso chi sbaglia e si pente.
Arricchiranno la mostra, anche due Croci bizantine e il drappo con lo stemma episcopale del Vescovo di Lamezia Terme Luigi Cantafora dell’artista Manuelita Iacopetta."
    

venerdì 7 ottobre 2016

Benvenuto nel servizio automatico dedicato ai clienti Sky

La storia infinita per disdire un abbonamento Sky
Si protrae da anni questo tentativo di disdetta ed intanto Sky abusa della mia carta di credito. 
Non sono mai stata abbonata Sky, un tempo lontano lo era mio marito. Poi ha disdetto, con raccomandata spedita  regolarmente tramite posta e con relativa consegna di decoder al negozio accreditato Sky. 
Da allora un continuo di telefonate ed una sera io, incautamente, per far cessare quel continuo richiedere soldi, detto alla assistente Sky il numero della mia carta di credito affinché possano servirsi solo per quella volta del prelevamento necessario al pagamento. Una sola volta, ripetei, restando intesi che quell'abbonamento era disdetto.
Mi ritrovai invece la somma accreditata più volte nei mesi successivi e andai in banca a cercare di bloccare. La banca si arrese, non era suo compito e mi suggerirono  di ritelefonare a Sky. Ritentai con loro, ricordando i patti, e loro mi rimandarono alla mia banca consigliandomi di strappare la mia carta di credito e di chiederne un'altra. cosa che ancora non ho fatto. 
Ora rimanderò a Sky questa lettera con raccomandata e ricevuta di ritorno, dopo aver trascorso tutta la mattinata a fare digita uno e digita due.
"Benvenuto nel servizio automatico dedicato ai clienti Sky,
seguendo la voce guida potrai gestire in completa autonomia il tuo abbonamento. 
Buongiorno, (nome dello sfortunato cliente) attenda stiamo elaborando i dati.
Le comunichiamo che a causa di un ritardo di pagamenti le è stata sospesa la visione dei canali sky e  il pagamento della penale di euro 71,70. 
Ancora? 
Un inferno nella comunicazione Sky
Attendo fiduciosa confidando nella stampa. Farò articolo su tutti i giornali dove scrivo, raccontando la vicenda. 
Benvenuti nel servizio automatico Clienti Sky


martedì 4 ottobre 2016

05 Ottobre – Ore 15.00 – Palazzo Gagliardi – Vibo Valentia – Sala B

Un  viaggio dalle 15 alle 17 con Lionella Morano 
In un pomeriggio affollato di idee.
Ho intitolato così questo incontro con  proposte diverse.
Nella curiosità che sempre ci sospinge credo che l’unico legame fra tutti noi sia il viaggio, nello spazio geografico, come quello di Fabio Truzzolillo in Marocco, quello interiore e geografico con Matilde di Daniela Rabia, il viaggio nel mistero di Maria Concetta Preta con l’Ombra di Diana,  il viaggio nel racconto di Mattia Milea con Dalla Calabria alle Langhe o il viaggio nel passato storico di Giusy Starapoli Calafati con La terra del ritorno, e infine il viaggio nella lotta per i diritti delle donne di Anna Pascuzzo con Pari, dispari e donne
Volendo anche il mio è un viaggio con pezzi sugli artisti che mi hanno trasportato nell'immaginario ricco e fantasioso dell’arte. 
Viaggiamo dunque nello spazio e nel tempo, viaggiamo con la mente e con il corpo, viaggiamo facendo l'autostop, oppure scegliendo la nostra automobile, nel mio caso la mia  panda viola...
Sì, Viaggiare... Sì viaggiare 
evitando le buche più dure, 
senza per questo cadere nelle tue paure 
gentilmente senza fumo con amore 
dolcemente viaggiare 
rallentare per poi accelerare 
con un ritmo fluente di vita nel cuore 
gentilmente senza strappi al motore. 
E tornare a viaggiare 
e di notte con i fari illuminare 
chiaramente la strada per saper dove andare . 
Con coraggio gentilmente, gentilmente 
dolcemente viaggiare.

In questa occasione è stato proclamato il vincitore del concorso Quel libro nel cassetto bandito dalla Fondazione Nicola Liotti di Monterosso Calabro
Angelo Calvisi Adieu Mon Coeur 
Un libro che canterà con noi il viaggio possibile del cuore.


A Palazzo Gagliardi per presentare Lit Art con Litweb e per moderare l'incontro fra tante esperienze narrative. In effetti  non ho moderato e nemmeno ho presentato il libro! Presentai invece il regno e la sua casa, da una foto di Ale Vinci, dissi, in alto, fra cielo e terra, con tanto verde. Morano Lionella è rimasta in piedi per ben due ore a moderare ed io per tutte le due ore mi sono domandata quale fosse il baricentro che riuscisse a farla stare in piedi. Io mi sarei accasciata a terra dopo cinque minuti. Infatti appena si è seduta mi sono tranquillizzata. Evviva. Ci siamo divertite tutte e conservo foto di Dario Marsic per ricordo. 


Maria Concetta Preta (L’ombra di Diana), Giusy Staropoli Calafati (La terra del ritorno), Mattia Milea (Dalla Calabria alle Langhe). Daniela Rabia (Matilde), Anna Pascuzzo (Pari, dispari e donne) e Fabio Truzzolillo, autore di “In Marocco” dialogano con Ippolita Luzzo (Dalla Pop Art alla Post Art) e Stefania Mangiardi, responsabile del blog La ragazza che annusava i libri.




lunedì 3 ottobre 2016

Docherty: leggere per capire

Il libro Docherty di McIlvanney William, pubblicato in edizione originale nel 1975, viene proposto nel 2015 in edizione italiana dalla casa editrice Paginauno e arriva in Litweb, più volte segnalato alla lettura da Giovanni Tranchida, un editore molto attento a questo autore del quale ha pubblicato altri suoi romanzi.
Sul sito editoriale di  Giovanni Tranchida leggo "La rassegnazione e la passività possono essere combattute promuovendo una letteratura dell’impegno: la convinzione che il cambiamento non sia solo auspicabile ma anche realizzabile è la base del potere rivoluzionario dell’arte. Questo l’ideale forte che molti degli autori del catalogo Tranchida, come  lo scozzese William McIlvanney, traducono nelle loro opere incentrate su personaggi che  non si sottraggono all'idea di poter cambiare il mondo lottando quotidianamente senza arrendersi mai."
Docherty
Ambientato in High Street a Graithnock in Scozia era il proseguimento di Soulis Street e Fore Street, insieme erano state le vie principali della città.
Ho letto questa descrizione con in testa la via del centro storico dove io ho abitato da ragazza ed ora non più, non più nemmeno abitata da coloro che vi erano alla fine degli anni sessanta. Ho ritrovato nel libro molte somiglianze di luogo e personaggi, di uno stato familiare e sociale. "Là dove si possedeva quasi  nulla il condividere era un riflesso  generato dalla  precauzione"
La storia inizia con un prologo del 1903, la nascita del capostipite della famiglia, Cornelius Docherty e attraversa il secolo raccontando come vivevano i minatori nella Scozia, giungendo e oltrepassando la seconda guerra mondiale con il ritorno di Mick, uno dei Docherty, senza braccio, senza un occhio.
Un libro che ci pone in continuazione una riflessione e che io ho martoriato di orecchiette. Sono più le orecchiette fatte che le pagine, ad alcune pagine ho messo due orecchiette, questo per dire quanto sia importante leggerlo e rileggerlo, non come lettura, bensì come studio, come qualcosa di scritto che sembra si sia perso per sempre, sia come corpo sociale che come corpo narrativo. 
Tutto il racconto è compatto, narra  descrive e disegna luoghi, modi di pensare, credenze religiose, rapporti religiosi, vita familiare e valori in cui credere.
Una grande malinconia forse ci potrebbe prendere alla distanza di quegli anni settanta  nel rivederci noi tutti ora  senza più quelle costruzioni che servivano ad un tessuto individuale per credersi un tutt'uno con la storia.
Davvero è sparita per sempre questa tensione che si percepisce in Docherty? Davvero quel mondo non esiste più? Se lo domanda anche il traduttore Carmine Mezzacappa, rispondendosi poi con i temi conduttori delle due case editrici che hanno deciso di pubblicarlo ed insieme pubblicare una letteratura civile, così la chiamo io, intendendo la civiltà le conquiste dei diritti per le classi sociali e per gli individui. Il diritto al rispetto. 
Docherty è un libro che viene ora  pubblicato in edizione italiana per insegnare a chi legge come possedeva un corpo l'arte del racconto negli anni settanta. Un corpo sociale. Lo leggo con calma e lo rileggo  per restare su una pagina ricreando modi di vivere e luoghi perduti.  
Nelle pubblicazioni continue di pagine senza storia, nelle pubblicazioni scellerate, le chiamo io, del nome di successo, del personaggio del momento che scrive quattro cavolate quattro, per vendere, Docherty sembra una proposta: il romanzo storico, da rileggere come testimonianza di un'epoca scomparsa. Scomparso il lavoro, scomparso l'orgoglio di essere bravi nel proprio lavoro, scomparsa l'appartenenza ad un nucleo familiare, ben poco resta a Docherty oggi in piena dissipazione. 
Una scrittura che è un monito ai tempi veloci e semplificati in cui viviamo e richiede l'impegno della continuità. 
Nella scia delle due case editrici che propongono una alternativa come scelta.       

"Paginauno di Walter Pozzi è un progetto indipendente più ampio della sola casa editrice: nel 2007 è nata la rivista Paginauno, che si occupa di analisi politica, inchieste, cultura e letteratura, e nel 2010 il progetto si è ampliato divenendo casa editrice. Il tutto affonda le radici in una realtà  precedente, quella della scuola di scrittura creativa, nata nel 2003 e che dal 2005 ha preso il nome di Paginauno.
La rivista è aperta anche a chi non è scrittore, è aperta a tutti: basta la serietà e l’impegno, la passione verso una tematica, la volontà di approfondirla e di inserirsi in una piattaforma di discussione che si pone in alternativa alla cultura cosiddetta ufficiale. E infine è nata la casa editrice con questo motto "la libertà esiste solamente quando viene data possibilità di scelta. Ma la scelta è possibile se esiste alternativa. E quando non esiste, non ce n’è: occorre crearla."