lunedì 29 giugno 2015

Sui monti di pietra può nascere un fiore: Franco Arminio a Cleto

In ginocchio da te. Franco Arminio il poeta che dialoga con le vecchiette dei paesi disabitati è a Cleto

Cleto. La bandiera della pace con i colori 

dell'arcobaleno sventola a fianco della Chiesa dell'Assunta.

Siamo a Cleto. La pace è un arcobaleno.

 In ginocchio Franco Arminio legge sue poesie. 

Ritornerò in ginocchio da te, cantava Morandi.

 La preghiera è canto e poesia. 

Sui monti di pietra. A Cleto.

Cleto tra storia e leggenda: i volontari dell'Associazione La 

Piazza hanno curato, con il patrocinio dell’Istituto Privato 

Universitario Svizzero, un opuscolo che crei interesse verso

 il paese dove tutti i servizi sono stati cancellati: le poste,

l'ambulatorio medico... Un borgo quasi fantasma. 

Ribellandosi alla logica dello scomparire e della

rassegnazione, Carola Nicastro, Ivan Arella, Donatella, 

Franco Roppo Valente, e molti altri, hanno  danno vita,

dal duemiladieci al Cleto Festival.

Questo anno ad Agosto. Non essendo io una vecchietta di anni novanta mi disse di aspettare altri trenta per parlare con lui





domenica 28 giugno 2015

Le conferenziere, le moderatrici, i presentatori: Gli assassini di un libro.



Dopo averlo ucciso, lo lasciano sanguinante e squartato sul tavolo della conferenza, sullo sgabello della libreria, sul trespolo della biblioteca, alla mercé dei passanti. Senza pietà.
Nessuna forza pubblica arresterà i colpevoli, nessun processo li condannerà, anzi, costoro, convinte e convinti di essere al top, continuano ad uccidere libri in ogni luogo ci sia un microfono e quattro persone.
Forse sono inconsapevoli, forse nessuno ha avuto il coraggio di dirlo proprio pubblicamente che noi ascoltatori non ne possiamo più di vederci raccontato tutto il libro, per filo e per segno, comprese le virgole, il finale che ha immaginato l’autore e come lo avrebbe finito la conferenziera.
Ricordo una volta Anna Rosa Macrì, famosa e preparata moderatrice, ci deliziò tanto che dal pubblico protestammo insieme contro di lei, pregandola di lasciarci il piacere di leggere il libro, di non raccontarci tutto, tutto, come stava facendo.
Terribile cosa la supponenza. Lei continuò, ignorando le nostre preghiere.
Ricordo conferenzieri che ammazzano un libro, raccontando i fatti loro, le lotte alle mafie, il loro percorso, ignari che noi  il loro  percorso non lo vogliamo sapere, raccontano a lungo ed infine noi moriamo insieme al libro.
Ricordo assassini e assassine, presentarsi con mille fogli, lunghissime ricerche hanno fatto, ed ora leggono, leggono tanto, mentre il libro muore asfissiato, incaprettato, sul tavolo stanco.
Ricordo moderatrice, bella presenza, una autorità nel giallo, nel noir, che, allo scrittore presente,  sciorinò tutti i libri noir che lei aveva  divorato, famelica.
Lui, l'autore, insieme al suo libro, prima di esalare l’ultimo respiro, sussurrò:” Non conosco tutti questi libri. Non li ho letti”
Assassini e assassine, senza che scontino pena del loro vuoto non amore verso un libro, lo uccidono per indifferenza, lo usano per vessillo politico,  lo violentano con ignoranza e infine ci sputano sopra con eleganza. Possono presentare cazzate e capolavori allo stesso modo, con le quattro frasi di circostanza: Siamo tutti fautori di una rete sociale! Fare rete salverà il mondo?  Siamo tutti ottimisti o pessimisti? E ricordare o dimenticare a cosa serve? Una emozione ti ha emozionato?  I giovani diventeranno vecchi? In cosa abbiamo sbagliato?  e il futuro?

Il futuro è nella morte che voi possedete dietro le spalle e nella bocca.
Piangiamo l'ennesima coltellata al libro.

venerdì 26 giugno 2015

Affidare al libro l'eternità

Eternità, cantavano i Camaleonti, spalanca le tue braccia 
io sono qua, accanto al libro  che ho appena scritto. 
Non lo leggerò, mai leggerò,  però quando avrà bisogno 
lui ci  sarà, ad asciugare le sue lacrime...
Il libro come una bottiglia nel mare va. 
Si affida una pagina al vento e scriviamo scriviamo scriviamo. 
Se siamo in un libro, protagonisti, non moriremo. 
Quindi: Ciao, mamma, parto,  ti saluto dal libro. Ciao cara ti lascio, te lo racconto nel libro. Ciao amici ciao, vi ho scritto tutto nell'ultimo libro, e poi nel libro ho poetato, ho flirtato ed ho mandato inviti, ho pianto e mi sono operato, sono andato a sciare e a mangiare a taberna scriptoria. Cibo ottimo, ve lo dico nel libro. Faccio condoglianze, direttamente nel libro.
 Se muore tuo padre, tua madre, tuo marito, tuo figlio, tuo fratello, tuo cugino, tuo cognata, tuo suocero, Ci scrivi un libro. 
Se ti hanno bocciato a scuola, se sei scivolata al Parco Impastato, se ti mancano tre giorni per la mammografia, se proprio non sai fare altro, scrivi e poi farai un libro, una presentazione, un evento.
Affida ad un libro l'eternità. Costa poco in fondo. A pagamento non conviene. Si può fare gratis. 

mercoledì 24 giugno 2015

Ti ho vista che ridevi- Lou Palanca

La solitudine dell'anello forte. Una storia marginale

Nuto  Revelli e  Isaia, dal libro dei profeti,  capitolo  56, verso 5:Io darò loro, nella mia casa e dentro le mie mura, un posto ed un nome, che varranno meglio di figli e di figlie; darò loro un nome eterno, che non perirà più.
" Dare a ciascuno una rinomanza eterna, una  memoria e un nome.  C’è un senso di dovere civico nel  suo narrare quelle storie."
Revelli: Mondo dei vinti e L’anello forte, letteratura civile italiana in cui parlano i contadini, i montanari, e le donne delle campagne e delle montagne,  sono i primi libri che entrano nelle loro case, i primi libri con cui pezzi interi dell’Italia marginale  entrano in contatto con la parola scritta, superano la diffidenza iniziale del raccontarsi.   Storia che ci riguarda da vicino,nel rispetto che non contempla il morboso e  pettegolo indagare televisivo.
Revelli ricorda come  egli abbia avuto accesso al privato, anche intimo di molte persone. E abbia deciso di non farne parola, di non mostrare le fotocopie agli eredi, dopo la morte dei loro genitori, se questi avevano preferito disfarsene in punto di morte." Il rispetto.
Il museo Yad Vashem o Museo dell'Olocaust, memoria delle vittime dell'olocausto  a Gerusalemme, fondato nel 1953,risponde al medesimo versetto di Isaia.
Dare nome alle persone scomparse per essere storia di tutti.

Annarita Calogero sposata Bogliotti
Marisa Nocito sposata Droero
Franca Cavallaro sposata Minuto
Santina Paletta sposata Accomasso 
Dora Lucà sposata Verderame
Cinque donne per tutte le altre donne che hanno lasciato la terra dove sono nate e hanno sposato uno sconosciuto, altrettanto spaesato, e trascorso intere esistenze, recidendo quasi definitivamente i legami con le famiglie d'origine. 
Cinque o moltissime di loro, tolte dall'oblio, che si raccontano e ci raccontano una storia contemporanea, fatta di rassegnazione e di accettazione, di vita in campagne ed in stalle, di destini più o meno fortunati.  

martedì 23 giugno 2015

La solitudine dell'anello forte. Una storia marginale. Ti ho Vista che ridevi

Annarita Calogero sposata Bogliotti
Marisa Nocito sposata Droero
Franca Cavallaro sposata Minuto
Santina Paletta sposata Accomasso 
Dora Lucà sposata Verderame
Cinque donne per tutte le altre donne che hanno lasciato la terra dove sono nate e hanno sposato uno sconosciuto, altrettanto spaesato, e trascorso intere esistenze, recidendo quasi definitivamente i legami con le famiglie d'origine. 
Cinque o moltissime di loro, tolte dall'oblio, che si raccontano e ci raccontano una storia contemporanea, fatta di rassegnazione e di accettazione, di vita in campagne ed in stalle, di destini più o meno fortunati.  

lunedì 22 giugno 2015

Fernando Muraca- Siamo fratelli nella Terra dei Santi


Fernando Muraca: prima di tutto l'uomo

Nazim Hikmet - Prima di tutto l'Uomo



Non vivere su questa terra
come un estraneo
o come un turista della natura:
Vivi in questo mondo come nella casa di tuo padre;
Credi al grano, alla terra, all'uomo.
Ama le nuvole, le macchine, i libri
ma prima di tutto ama l'uomo.
Senti la tristezza
del ramo che secca,
dell'astro che si spegne,
dell'animale ferito che rantola
ma prima di tutto senti la tristezza
e il dolore dell'uomo.

 Da poco rientrato dal festival internazionale del cinema a  Shanghai,  dove ha presentato “ La Terra dei Santi” suo primo film, uscito nel 2015, nel Focus Italy, gli otto film scelti dai cinesi fra ottanta film italiani per far conoscere ogni anno il nostro mondo, Fernando Muraca, regista, trascorre con noi, spettatrici e scribanti per testata web, ore di felicità.
Prima di tutto l'uomo. Con i versi di Nazim Hikmet su cosa debba dare la gioia, sto ancora nell'intervista, chiacchierata amichevole, che io, Giovanna  Villella e sua sorella  Francesca, abbiamo stasera fatto con Fernando.
Peregrinando dal Chiostro di San Domenico, fin sul palco della piazzetta adiacente, e con alle spalle le mani di Trame, rassegna di libri contro le mafia,  io scrivo,  Giovanna  domanda, Francesca fotografa e lui parla arrotolando minuscole sigarette che hanno l'inconsistenza del foglio.  Lo guardiamo attente per non perdere momenti, spezzoni di un film che si fermerà nelle nostre menti, insieme alla musica che prima ci fece colonna sonora e che chiuderà stasera il festival Trame.

 Giovanna vuole sapere tutto del film, e chiede il come, il perché, e le sequenze  diventano  quasi una persona fra noi.
Il film narra  l'incontro fra una  giudice, Vittoria, Valeria Solarino,   e una  madre -Assunta, Daniela Marra-  due sistemi antitetici di vita.
Assunta è  costretta a sposare il fratello del marito morto e madre di un giovane 'ndranghetista,   è  divisa fra i due mondi di Vittoria, la legge,  e della cognata Caterina -Lorenza Indovina, questa  una versione cattiva della persona totalmente amorale.
Come sono state scelte le donne protagoniste?
“Per trovare Assunta ho fatto più di  cento provini, volevo una donna che ricordasse il sud, che fosse del sud, che lo facesse vedere sulla pelle, perché è la pelle che fa la differenza.
Caterina doveva essere il male assoluto, quindi avevo bisogno di una  attrice come Lorenza, ed il magistrato, Valeria Solarino, essere elegante. Insieme umana e rappresentante istituzioni certe. In cui credere. “
Come mai il film è ambientato in Puglia e non in Calabria, a Lamezia?
“ La regione Calabria si è sempre disinteressata al progetto. Infatti ci sono voluti   sei anni per realizzarlo. La  Puglia ha favorito il lavoro, contribuendo  a che si realizzasse.  Ho spostato l’ambientazione a Manfredonia e dintorni perché luoghi più somiglianti al mare di Lamezia, all'anfiteatro del Parco Mitoio di Caronte, dove avrei voluto svolgere la scena dell’uccisione del figlio di Assunta, una scena da tragedia greca.”
Il film, ci sorprende Fernando, non è sulla ‘ndrangheta, in senso stretto, ma sul dolore.  Sulla scelta fra credere possibile alleviarlo ed avere speranza, oppure non credere e vivere nel buio, nel vuoto. Lui ci  ricorda infatti che noi viviamo nella terra dei santi ed antropologicamente  siamo strutturati per amare, per essere generosi , non solo  cose da riempire, ma esseri che vogliono donare. Non possediamo nulla, malgrado ciò tutti  vorremmo riempire questo nulla con cose,  dimenticando che  possediamo l’umanità.
Tutto questo modo di pensare precede il Cristianesimo, non appartiene ad un credo religioso, benché il regista sia cristiano. Questo pensiero risale ai filosofi che si interrogarono su chi e cosa fosse l’uomo, da Socrate in poi, su come bisognasse educare, dando fiducia a ciascuno, cercando di vedere al di là di ogni atto e situazione contingente l’uomo.

Nel darci lo scoop della serata, ci rivela in anteprima per Lameziaterme.it  il titolo del suo nuovo film “ Siamo Fratelli” scritto con Angela Iantosca, questa volta sugli uomini della ‘ndrangheta e nello stesso tempo un film su un popolo che non può essere capito solo con processi cognitivi e applicazioni di leggi, ma ha bisogno di essere compreso con l’intelligenza emotiva.  Un popolo, quello della ‘ndrangheta, che può essere disarmato se togliamo  l’oggetto del gioco, i fucili, ed al loro posto regaliamo le bolle di sapone.    Un popolo che deve essere accolto dai  rappresentanti della legge non solo con pene detentive  e carcere ma applicando quei meravigliosi articoli della Costituzione Italiana, articolo 13 e articolo 27  in cui le pene  tendono  alla rieducazione.
Il giudice, continua ora Fernando, di fronte a tre avvocate, che si sono fermate per salutare, deve avere altezza di intendimento, trovare l’uomo nello spirito della legge e così devono fare gli avvocati penalisti, non relegarsi a  semplici passacarte ma  uno specchio in cui l’altro possa riflettersi. Specchio di umanità.
Con le parole alte di una società civile che debba camminare dando la mano a chi sta in difficoltà, accogliendo e a  fermarsi se qualcuno  sbaglia, con gli esempi  della Fazenda appena inaugurata a Lamezia,  veniamo trasportati nel regno di una idealità fattiva. Ciascuno di noi, ci chiede Fernando, può, nel suo campo, portare la buona novella, evangelica, mai tramontata.
Prima di tutto l’uomo e Fernando ci raccomanda di non lasciare soli coloro che danno vita  al progetto  della "Fazenda da Esperança", che ha aperto in Italia la sua prima sede in località Lenza Viscardi a  Lamezia Terme, in una struttura confiscata alla criminalità organizzata e affidata dal Comune di Lamezia alla Caritas Diocesana nel dicembre 2014.
"opere segno", progetti che esprimano  il riscatto morale e sociale attraverso la promozione della giustizia e della solidarietà, dicono tanti giornalisti.
 "Quattro fondatori – Nelson Giovanelli, Frate Hans Steppel, Lucylene Rosendo e Iraci Leite – che all'inizio degli anni '80 diedero vita in Brasile alla prima comunità per il recupero di giovani tossicodipendenti, con  un metodo fondato sulla vita evangelica e sulla riscoperta della dignità della persona
12 giovani saranno accolti nella comunità lametina, che sarà guidata da Marden Svicero, Clayton Ribeiru e Padre Joseph Citumba." da un articolo del Dispaccio. 
Prima di tutto l’uomo.
"Intanto  escono le nomination dei Globi d'oro: Siamo nella cinquina per il premio Miglior Opera Prima" leggo sulla bacheca di facebook
Fernando  Muraca con  noi. Da Il Visconte di Bragelonne di Dumas,  libro che stava per andare al macero, fra i tanti dello scaffale, e che invece la zia  portò a lui, a Divisione Cancro di   Solženicyn, libro comprato, a nove anni, dopo aver letto il Visconte, con la richiesta fatta al libraio di dargli il  libro più difficile che ci fosse,  Fernando ha aperto il suo mondo nello stesso modo in cui la lettura ha aperto a lui un mondo.  Sono passate le ore e dobbiamo salutarci convinte che questo modo di fare cinema, di fare scuola, di fare informazione sia il migliore dei modi e dei mondi  possibili.
con Hikmet nella chiusa della sua poesia un augurio felice di realtà condivise

Ti dian gioia
tutti i beni della terra.
L'ombra e la luce ti dian gioia,
le quattro stagioni ti dian gioia
ma soprattutto, a piene mani
ti dia gioia l'uomo.



                                                                                Ippolita Luzzo

Nazim- sua poesia

Nazim Hikmet - Prima di tutto l'Uomo



Non vivere su questa terra
come un estraneo
o come un turista della natura:
Vivi in questo mondo come nella casa di tuo padre;
Credi al grano, alla terra, all'uomo.
Ama le nuvole, le macchine, i libri
ma prima di tutto ama l'uomo.
Senti la tristezza
del ramo che secca,
dell'astro che si spegne,
dell'animale ferito che rantola
ma prima di tutto senti la tristezza
e il dolore dell'uomo.
Ti dian gioia
tutti i beni della terra.
L'ombra e la luce ti dian gioia,
le quattro stagioni ti dian gioia
ma soprattutto, a piene mani
ti dia gioia l'uomo.
Fernando Muraca: Prima di tutto L'uomo.

venerdì 19 giugno 2015

Franco La Torre- La scelta criminale

Franco La Torre parla al festival dei libri delle mafie a Lamezia Terme. Presenta suo libro e io prendo appunti sui quali dovrò scrivere.
Giovedì ore 20.00 in piazzetta San Domenico la giornalista Raffaella Calandra fa una domanda a Franco La Torre e riesce a condurre la serata ripetendo la stessa  per tutto il tempo a disposizione. 

La domanda è già di per sé una distorsione. Infatti Franco La Torre non risponde e ottiene mio plauso silenzioso e attestato di stima. 
Unica cosa che sembra interessare la giornalista è sapere come mai si dimenticarono di Pio La Torre i suoi colleghi di partito ( non pronuncia la parola compagni, come se si chiamassero colleghi nel partito, allora ) 
Franco La Torre conduce a suo modo la  serata, con tensione e con rabbia trattenuta da grande equilibrio. Risponde ricordando la legge Rognoni-La Torre applicata dopo l'uccisione di suo padre, ma lo fa riprendendo tutto un cammino di vita, di scelta di vita, di scuola. Pio La Torre, fu ucciso il 30 Aprile del 1982. Nato in una famiglia contadina nel 1927, va a scuola, quando la scuola era divisa in scuola per poveri e scuola per ricchi,  esattamente come ora. 
Incontra un professore di filosofia che sarà quasi il suo Virgilio, colui che indica una strada verso la dignità ed il rispetto, dopo aver attraversato inferno e purgatorio. Per sostenere  rivendicazioni di trattamento salariale e giustizia sociale  partecipa a lotte con la Confederterra e  con la Cgil come segretario regionale della Sicilia, infine  nella segreteria nazionale del partito comunista, partito per il quale  fu eletto deputato  nel 1972. Sua la legge proposta con Rognoni e votata dopo la sua morte,  dopo la morte di Dalla Chiesa e di tutti gli uomini veri dello Stato.  Una legge che introduceva il reato di associazione mafiosa Art 416 Bis C.P.  ed una norma che prevedeva la confisca dei beni ai mafiosi.
Di quelle stragi, antecedenti l'applicazione della legge, abbiamo le immagini dei vari telegiornali e giornali assemblati nel poetico film di Pif  " La Mafia uccide solo d'estate"
Sono passati più di trenta anni. Franco La Torre ha ora 59 anni, suo padre fu ucciso che di anni ne aveva 54. Si fa la conta degli anni rubati agli affetti, all'impegno, anni rubati dalla violenza di un potere criminale. 
La politica ha delegato, in questi anni, alla magistratura il compito di fare scelte, di fermare i corrotti, di impedire che slealtà e compravendite delle indulgenze divenissero comportamento corrente. Il mondo della politica  chiede, da allora,  alla magistratura di fermare il comportamento non politico dei suoi abitanti. Abitanti impauriti, ci dice Franco La Torre
 Un conto è essere coerenti nel ricordare un sacrificio di qualcuno che è morto, un conto è fare scelte sulla base di una legge Rognoni- La Torre. 
E chiedendo la coerenza, parola quanto mai fuori moda, Franco La Torre continua a stare sulle ginocchia di Pio La Torre, raccontando una storia vera di libertà. 





giovedì 18 giugno 2015

Luigi Lo Cascio a Trame

"La Forza della parola" Lettura  di Luigi Lo Cascio al Chiostro San Domenico.

"Leggerò i testi di Giuseppe Fava, ricorderò il suo impegno per la ricerca della verità". #trame5
Legge infatti i testi di Fava e per ultimo l’ultimo articolo di Giancarlo Siani,  scritto prima che i colpi lo uccidessero e fermassero lui e la sua Méhari, verde allegria.

In Piazzetta San Domenico  Luigi Lo Cascio a bordo della 'Méhari" di Giancarlo Siani, il giornalista de “Il Mattino” simbolo di questa edizione del festival.  Da Siani « Quella pioggia poteva fare pulizia, ma anche la pioggia a Torre Annunziata diventava subito fango. »
Esempi e simboli, segni e significato di un modo di fare, di voler esser padroni di dire.
La forza delle parole, dai riti antichi ai riti moderni, ai festival che dovrebbero esorcizzare un male che toglie la parola.
Luigi Lo Cascio legge articoli di Pippo Fava da I Siciliani, rivista fondata da lui nel 1983. Due sue romanzi.  Negli anni ’70 Fava era noto forse più come scrittore e drammaturgo che come giornalista. Due suoi romanzi, Gente di rispetto e Prima che vi uccidano. Titoli profetici.

Luigi Lo Cascio legge, superlativo della voce del verbo, atto del leggere davvero, la storia di Palma di Montechiaro:  La salvezza dell’uomo qui è anche la sua condanna; il destino di nascere a Palma di Montechiaro, patire febbri, stenti, malattia, ignoranza, umiliazione, si può spezzare soltanto cercando altrove per il modo la maniera di sopravvivere.(da “Processo alla Sicilia”, 1967)

Legge, sempre voce del verbo leggere, voce e anima, legge Fantastica intervista col presidente della regione D’Acquisto, presidente della regione Sicilia dal primo Maggio 1980,e poi insignito dal governo  Berlusconi della carica di presidente di Italia Lavoro Sicilia, carica che terrà fino al 2009.
Dopo tre giorni di anticamera Pippo Fava sale nei saloni stuccati della regione Sicilia e inizia una storia clownesca, di equivoci plautini, una atellana, una storia di rimandi storici e di dipinti alla vucciria. Come Guttuso.  Rido e rido dell’intelligenza di questo uomo, giornalista, scrittore,  un eclettico, non incasellabile nelle scatole del mondo letterario.
Rido tanto che mia compagna di scuola mi riconosce dalla risata e da dietro mi saluta. Avrò esagerato nel ridere? Riprendo a ridere con il riso della consonanza alle parole di Fava, ai gesti di Luigi Lo Cascio, al terribile sberleffo che Fava fa del potere, dei soldi chiusi in cristallerie, in banche, ai soldi, polvere bianca che serve al potere.
I siciliani sono ricchi- D’Acquisto docet
Ritorno a casa e rileggo una favola raccontata  da  Fava. C’era una volta nel paese di Camporeale Pasquale Almerico, un sindaco che  rifiuta le tessere di quattrocento mafiosi.  Una favola siciliana. Come tutte le favole siciliane il sindaco, onesto, verrà fatto passare per pazzo, denigrato e irriso, lasciato solo e poi ucciso dopo averne  ucciso la  temerarietà. Fava verrà ucciso come Siani, come il sindaco.  La forza delle parole rimane nell'ammirazione. Non ci sarebbe bisogno di eroi se tutti fossimo come loro.

Ieri sera un grande Luigi Lo Cascio ci ha dato vivi Fava e Siani, semplicemente leggendo per  davvero.
Giuseppe Fava nacque a Palazzolo Acreide (SR) il 15 settembre del 1925. Del segno della vergine dunque. Come Rita Atria.





martedì 16 giugno 2015

Conferenza stampa Trame

Conferenza stampa Trame web. Appunti scherzosi ed ironici, puro divertimento. Mi trovo a spiegare l'approccio ironico e mi accorgo che dovrei cominciare dalla parola ironia e dalla parola gioco. Così se scrivo " Insieme ai riflettori del New York Times e del The Economist  gli appunti riflettenti del sito web www.lameziaterme.it" è ovvio che sto amplificando, sorridendo, una comparazione di termini presi dal giornale La Gazzetta del sud. 

Trame, Festival dei libri sulle mafie, a Lamezia Terme, dal 17 al 21 giugno. Quinto anno di vita. 
Pronto quindi, il festival ed i suoi volontari,  a  frequentare la  scuola primaria e a  continuare gli studi.
Esercito di volontari, e mi riferisco al titolo dell'articolo appena letto,   mi sembra  stessa amplificazione che io avevo applicato a me medesima paragonando il portale web  al New York Times. 
Festival vuol dire manifestazione,  di festa, non una guerra, ed infatti qui nessuno ha equipaggio da lottatore, da guerriero.
 Solo un bel momento, questi giorni, in cui Lamezia Terme ospiterà spettacoli e vedrà film, insieme a letture di brani di qualcuno che per davvero rischiò sua vita. In nome di dignità.
I festival servono alla cultura? Sarà la domanda che si farà Massimo Bray a chiusura delle cinque giornate, ricordando altre famose cinque giornate del quadrilatero.
  Associazione scherzosa per dire che un festival permette incontri, giornate piacevoli e scambi di idee, di storia, di conoscenze e che tutti parteciperemo con felicità. Guardo e ascolto il programma nella lingua dei segni,
da Mery Maiolino, per Ente nazionale sordi di Lamezia, guardo e fotografo sognante ragazza accanto,
ed intanto interviene il sindaco, sindaco da appena due ore, nella sua prima uscita pubblica. E nel parlare lui non cita, ma  ricorda le tematiche  del film di Fernando  Muraca " La terra dei santi", affidando alla comprensione, caso per caso, dei probabili  collusi con criminalità. Comprensione ed apertura verso qualunque familiare voglia allontanarsi dalla malavita, senza condanne totalizzanti su interi gruppi familiari di appartenenza.
Bisogna dare la mano, dice lui, a chi, pur parente di criminale, se ne discosti, non ne faccia parte, senza condannare a priori.
 Nel palazzo Nicotera ora la redazione si riunisce per ultimi ritocchi di rassegna ed io  saluto la stampa vera che scriverà davvero.
  

lunedì 15 giugno 2015

XXX APRILE Massimo Sannelli e Maurizio Carnevali: Un mio omaggio

Massimo Sannelli e Maurizio Carnevali
XXX APRILE

Ricevo in mail poesie e diario di Massimo Sannelli e nello stesso giorno sono invitata alla mostra di Alberto Badolato e Maurizio Carnevali nel giardino dell’ Altrove a Lamezia.
Appesi alla pietra viva con fili di acciaio i grandi quadri dei due artisti sono emanazione della pietra stessa.  Ne parlerò in un altro mio post, ora voglio lanciarvi le immagini che si rincorrono nella mia testa e giocano quasi: Il fauno di Maurizio ed il fauno di Sannelli, poeta ed attore, due grandi sensibilità insieme.
Massimo Sannelli, nato ad Albenga, vive a Genova. Maurizio Carnevali conosce luoghi e storie di Genova, lui che ha dipinto le canzoni di De Andrè. Dipingerà le poesie di Massimo?
Poesie  di Sannelli  con dipinti di Maurizio
“se ride il fauno, il fauno si diverte
da sé; e come gioca? coi corpi gioca, con
gli animaletti morti, con le teste
di plastica trovate ed una donna,
viva e vera”
“Il fauno è all'ospedale: tra i malati è opaco
e senza film, è qui chi cammina.
in questo spazio pelo e peso, uso
di mano ma la preda vive ancora
e questo non è cibo, non è cibo. e il nido vano
è della bestia e ha dieci dita in terra
nei giardini di plastica e ora è mimo,
il mimo umano in via Madre di Dio.”
Alcuni versi di Sannelli che possiamo leggere nel seguente sito https://lottadiclassico.files.wordpress.com/2015/06/xxx-aprile.pdf
 Intanto io con questi versi in testa giungo al giardino. Un pittore, Maurizio,  che ama i colori, il rosso, soprattutto.

Maurizio aveva preparato le sue tele sul fauno e su Pan per una mostra tenuta a Roma: Pan, amore e violenza.  Guardo.
Il fauno, creatura dei boschi, uomo con piede di capra, che venne poi identificato con Pan

Ed io con in mente un mio antico pezzo La cicala ed il satiro-5 settembre 2011
Cantava tutta l’estate, sui tigli fioriti la cicala cantava, cantava: che bello, che bello, il sole, le stelle, la vita, il calore.
Suonava  per boschi, per  valli incantati, suonava felice il satiro Pan.
La cicala cantava dalla coda, si nutriva di rugiada, si perdeva nei suoi suoni.
Cantava una sola estate. Poi moriva.
Pan, il tutto, pas, pasa pan, ricordi? il molteplice, il duplice, era uomo e donna.
Unione di desiderio-uomo-ed incanto-donna.
Suonava, suonava e bloccava le ninfe, trasformandole in oggetti inanimati, perché il tutto dissolve l’individualità.
Era il diabolico, perché poi divide e separa. Umano bestiale.
La parte inferiore nella materia, quella superiore luminosa.
Pan, una sessualità solitaria, due falli.
Le ninfe diventavano altro  e nelle  valli incantate della nuova  tecnologia ripetevano  smarrite le ninfe della mitologia.
La cicala cantava e guardava, cececè, cececè, cantava  cantava
Settembre è  già qui


Massimo Sannelli, poeta e attore: gloria al molto rosso, che copre/ gli occhi. gloria toglie il silenzio:/ piegato, una volta, in spine, poi luce/ vera. Non brutta luce, ancora;/ invasione.
Da L'Aria poesie di Massimo Sannelli









venerdì 12 giugno 2015

Ombra Bianca di Pierpaolo Bonaccurso


Ombra bianca è il lavoro preparato da Pierpaolo Bonaccurso con il laboratorio teatrale dei ragazzi del liceo Classico e dell’istituto tecnico per Geometri di Lamezia terme e  con il contributo di alcuni ragazzi dello SPRAR, sistema di protezione per richiedenti asilo politico e rifugiati.
Ombra bianca oggi nel ridotto della sede del Teatrop,  storica compagnia teatrale presente da oltre venticinque anni sul territorio con innumerevoli spettacoli.
Ombra bianca per pochi. A turno, entriamo nel buio e ci sediamo.
Guardiamo in silenzio il video, e per terra ombre bianche vi sono.

Guardiamo alcuni spezzoni del film di Crialesi “ Terraferma” del 2011,  guardiamo la scena del film in cui due ragazzi in guscio di barca stanno chiacchierando su   un mare calmissimo rischiarato da una luna lontana.
Decidono di fare un bagno, lei è già in acqua e poi il ragazzo si accorge di una stranezza. Illumina con la lampara il mare e moltissime braccia si protendono in cerca di salvezza verso quell'unico legno.
Subito richiama la ragazza sul piccolo guscio di noce ed inizia una lotta incessante a colpi di remo su ogni mano che afferra la barchetta.
La lotta per la sopravvivenza è spietata, sarebbero annegati anche loro senza scampo e non avrebbero potuto salvare nessuno.
Lo stesso il ragazzo porterà con sé il senso di colpa per tutti i colpi menati su dita arpionanti il suo legno e trascorrerà i suoi giorni a salvare altri sventurati.
Si spengono le luci del video e da noi le ombre bianche si alzano, le lenzuola cadono a terra, ed ognuna delle ombre prende in mano uno di noi.
Usman del Pakistan mi prende per mano. Mi parla in pakistano. Mi sembra un preghiera. Immagino dica il Padre nostro che sei nei cieli, dacci oggi il nostro pane quotidiano.
Lo guardo, recito anche io una preghiera affinché possiamo noi tutti esser degni di stare in questa terra asilo per tutti e non solo per pochi.
Sempre per mano usciamo e troviamo sul tavolo le impronte che dobbiamo lasciare per essere riconosciuti noi Ombre bianche davanti alla polizia universale.



Mostra di Cisco Mendicino all'Off e alla Pecora nera

Cisco Mendicino fotografa dettagli per raccontare storie

Appese con catenelle e mollette metalliche le fotografie di Cisco Mendicino resteranno in mostra ieri, oggi e domani alle Officine Sonore di Lamezia Terme, poi andranno ad Amantea nel locale
 “ La Pecora nera” e questa estate, la bella estate, a Tropea.  Seguiremo le storie che Cisco ci racconterà fotografando, con  un gesto alla volta, il farsi di un oggetto, di un gioiello, di un liuto.
Raccontare storie in fotogrammi che scorrono,  in me ricordano il gesto nel film Nuovo Cinema Paradiso, il bambino che taglia la pellicola per conservare tutti i baci famosi. Qui da Cisco il gesto del fare, un singolo momento.
Con rispetto e luce. C’è tanta luce nel locale mentre io parlo con lui, una luce interiore che va dagli occhi di Cisco alle sue fotografie, che illumina le persone presenti in una fotografia vivente. Vedo tanti dettagli. Sabrina e Debora, Piero e Vincenzo, Fernando, artigiani della manualità ritrovata. 
Artigiani prima che artisti, nella riscoperta di una manualità che  renda tutti  persone uniche prima che massa, gruppo, folla. 
Ad uno ad uno i gesti creano, ad uno ad uno le persone si incontrano, ad uno ad uno fa click la macchina fotografica e ferma immagine sull'ispirazione. Si appendono quindi non tanto i gesti ma le speranze, i suoni nell'aria vibranti dal liuto, la bellezza creata  dalle pietre colorate, la luce delle lampade o la mannaia con cui Fernando mozza le malelingue, onnipresenti in tutti i contesti di collettivi e associazioni  umani. 

mercoledì 10 giugno 2015

Il dogma di Nunzio e la tensione di Alfredo Cosco

Il dogma di Nunzio e la tensione di Alfredo Cosco

Nunzio Belcaro, libraio della Ubik di Catanzaro Lido, nel presentare il libro di Alfredo Cosco e Carmelo Musumeci  “ Fuga dall'assassino dei sogni”, confessa di non avere altro dogma all'infuori della letteratura.
 Dal”Le Mie prigioni” di Silvio Pellico a “Libera i nostri nemici” di Rocco Carbone, solo la letteratura può raccontare meglio di un saggio l’aberrazione del carcere.
 Da Limonov di Carrère  ad Arcipelago Gulag  di Aleksandr Solženicyn fino al racconto di Alfredo e Carmelo, la letteratura dice l’indicibile. 
Il silenzio, la costrizione, la non vita di chi è privato per sempre. 
 Colui che è punito con ergastolo ostativo come Carmelo, spiega Alfredo, sconta  pena che quasi mai lo farà uscire, se non con un beneficio impossibile quasi da ottenere. 
 Un libro scritto insieme ad un uomo in carcere,  conosciuto tramite un racconto che Alfredo lesse su una rivista, caro Nunzio. 
La letteratura dogma e tramite. Messaggio e ponte. Luce.
 Come se una luce calasse sul senso di smarrimento di esistenze cancellate. Comincia così l’avventura del romanzo senza aver immaginato per quella storia una storia ma come una risposta ad un dirsi a due. 
La tensione inizia con Nunzio che legge articolo 13 e articolo 27 della costituzione in cui le pene  tendono  alla rieducazione, con Erri De Luca che ha scritto prefazione su isole trasformate da paradisi in prigioni, mura, tufo. Le Tremiti, Pianosa, Asinara ed in mezzo rimane Alfredo che conclude con tensione fortissima. 
Solo uno sforzo portato all'estremo eleva, solo una difficoltà enorme crea una disciplina interiore e una potenzialità che nessuno pensa di avere se non viene messo alla prova.  Vero, Alfredo.  
 I Pink Floyd iniziano a cantare
  È più forte delle parole
Questa cosa che facciamo
Più forte delle parole
Il modo in cui si spiega.
È più forte delle parole
La somma delle nostre parti
Il battito dei nostri cuori
È più forte delle parole.
Più forte delle parole.

Più forte delle parole
Questa cosa che chiamano anima
È lì che palpita
Più forte delle parole.
Più forte delle parole.


Domenico Marcella intervista con ZeroNoveCinque


Enzo Biagi, Oriana e Domenico. Interviste che si fanno.
Intervista: [calco dell'inglese  interview, che a sua volta ricalca il francese entrevue, derivato  di s'entrevoir «vedersi o incontrarsi brevemente» (cfr. l'ital. intravedersi)].
 conversazione, scambio di domande e risposte tra un giornalista e una persona le cui dichiarazioni e opinioni sono destinate a essere diffuse .
Dopo aver guardato Treccani e Garzanti riprendo in mano ZeroNoveCinque di Domenico Marcella, contenta io di leggere un libro di Interviste a donne catanesi, ognuna di loro regina nel proprio mondo.
Rita Botto: Il canto, ragione esistenziale “La modernità ha tentato di sotterrare e insonorizzare tutto. Io torno indietro, senza paura, per riscoprire e riappropriarmi anche dei motivi e delle melodie che mi attraversano, procurandomi un’incontenibile felicità” Il canto sempre. Dall’infanzia. Dallo Zecchino d’oro alla maturità.
Marella  Ferrera: Opulenza e barocco. Stilista: il mio modus operandi sulla poesia del riciclo e sulla possibilità di rileggere per dare un nuovo corso alle cose». l’elaborazione degli abiti perle dee Dèmetra e Kore – gli Acroliti di Morgantina, risalenti al quinto secolo avanti Cristo – tornate in Sicilia dagli Stati uniti ed esposte al Museo Archeologico di Aidone: «Ho ricevuto l’incarico dalla Soprintendenza ai Beni Culturali di Enna.
Laura Mancuso: “Volo dunque esisto” Dopo essersi capovolta in maniera brutale, la vita di Laura ha  riconquistato un verso sereno grazie alla nascita della Fondazione D’Arrigo, liberamente ispirata alla nobile vocazione di Angelo D’Arrigo, suo marito: «Voglio continuare a volare con le donne di tutto il mondo, portarle su con me – belle, brutte, interessanti o meno, schiave o no, giovani o vecchie – per dare sfogo alla rabbia appesa a un aquilone, raccontandole in un documentario.
 Sono tante le donne intervistate da Domenico con garbo ed attenzione. Con educazione. Si sente leggendo la raccolta che Domenico ha affetto e stima, rispetto e quasi venerazione. Atteggiamento ormai raro, purtroppo in disuso in questi tempi diseducati e aggressivi.
Domenico, giornalista della scuola vera, di un tempo che ricorda Biagi, ritorna al compito inusuale del guardarsi intorno per cercare positività ed esempi, per usare la scrittura, non per far scoop e pettegolezzi, ma dare a tutti la conoscenza che un altro modo di essere esiste.
Le donne da lui incontrate sono tutte capaci di sovvertire destini segnati da un luogo, da famiglie, da studi, oppure da un corpo che fragile e ammalato sta, eppure sono donne che hanno la grande ricchezza di amare fortemente una loro particolarità e di farla vivere. Il volo, il canto, la recitazione, la regia, la poesia, la moda, l’archeologia, la cucina, il ricamo e via via i talenti che ognun o di noi ha
Domenico porge il suo ascolto, il suo sguardo e annota ammirato: Paola Maugeri- quell’Audrey Hepburn di La mia vita a impatto zero la sostenibilità fra le mura domestiche e in Las Vegans Pacifica rivoluzione vegana. -  Alice Valenti  Il carretto è passato-  Antonella  Leonardi- una valigia piena di sogni… la moda
E via via fino a Carmen Consoli, la Cantantessa felice che diverrà amica di Domenico, grazie alla scrittura, al grande amore di dire, al foglio amato. Prendendo  appunti  Domenico ci consegna l’anima della poesia di Angela Bonanno: La poesia in dialetto e un romanzo Antologia della malata felice: «Conoscevo bene la malattia, e si può sconfiggere con una buonissima dose di ironia e con la forza delle parole. Non serve fuggire, nascondersi, vergognarsi perché la malattia  è – prima di tutto – un’opportunità di guarigione». La felicità è invece un’educazione,  il dolore  ci dà il privilegio di scoprire mondi dall’assoluta bellezza. Senza il dolore sarebbe tutto inesplorabile». Ed ancora  Donatella Finocchiaro regista: Ognuno di noi è il risultato delle esperienze vissute.
Parlerò di tutte giorno 19, ora voglio chiudere con questa frase di Donatella Finocchiaro che ben rappresenta come legga io e diventi poi amica dei miei amici giornalisti: “Mi metto a letto e i personaggi cominciano a visitarmi perché vogliono raccontarsi”
Un caro abbraccio a tutte voi e a Domenico, aspettandovi






sabato 6 giugno 2015

Daniele D'Antonio- La pecora verde

Daniele D’Antonio- La pecora verde

La fantasia è una fotografia
La realtà fatta di pomodorini, pere e pecore, associazioni libere per volare via dal noia.
Simboli e significati restano uguali, nella religione, in politica, sulle poesie, quel che cambia è la rappresentazione. Sorprendente. Assolutamente geniale, per sorridere insieme.

La Sacra Famiglia in iconografia classica: San Giuseppe e Maria, in un delizioso presepe ortofrutticolo, sono genuflessi su un bambinello, due pere su  un pomodorino illuminato da un raggio di sole. Una luce bianca. Zucchero o sale raffinato?
La letteratura diviene quadro pop art e leggiamo  questa poesia in versi così:
 

 Tomatosophy.

"A questa immagine, come a tutte le altre di quel lavoro, è associato un testo, che in questo caso è la poesia di Quasimodo "Alle fronde dei salici"

 E anche in questa immagine, i miei pomodorini rappresentano un popolo inerme, testimone di ciò che accade, ma sempre spettatore mai protagonista della scena."
Il pomodoro per illustrare il Quarto Stato di Pellizza Da Volpedo.
 

Nella sua ricerca continua Daniele denuncia l'omologazione di modelli sempre uguali propinati da un televisivo e da un mondo dell'arte decisamente in mano a pochi, in una continua emarginazione di chi offre ariosità e diversità. Tutto in poltiglia, schiacciato e fatto in salsa, neppure saporita, sembra ai suoi, ed anche ai miei occhi, il mondo artistico e letterario, tutto un mercato. Nel caso del letterario vengono venduti, dopo aver commissionato, libri poltiglia, in arte sembra uguale e unica forma permessa sembra sia quella che nasce in strada. Per strada e On The Road dunque, di nuovo come Gli Impressionisti, come i nuovi fermenti nacquero sempre e solo nella strada. 

Consapevoli che solo una bella curiosità sia il motore di ogni azione umana, lui non ci sta a far parte del gregge e invita tutti ad aver sguardo che sia ancora di proprietà degli occhi che mettono a fuoco. Fuori Schema. Fuori sistema.


Riflettiamo, questo il suo invito continuo. Non intruppiamoci in masse convinte davanti un qualsiasi avvenimento sponsorizzato da Alta Cultura, mai come ora la parola cultura viene usata a sproposito, non intruppiamoci e voltiamoci indietro,  di lato, guardiamo in alto e non sempre per terra. Ci sorprenderemo di quanta sia vasta la fantasia prima di essere noi passati al setaccio. Se poi la salsa dovremmo fare, almeno che sia una nostra salsa, e che ci dia ancora una volta il gusto di assaporare.