martedì 31 marzo 2015

La democrazia come la tunica di Gesù


Giocarsela ai dadi come la tunica di Gesù.
La nuova democrazia sarà un gioco.
Tiriamo a sorte e vincerà il più fortunato, colui o colei, che avrà la dea bendata a fianco a sé.
Il governo di una città, di un comune, di una nazione, almeno la sorte avrà favorevole.
Giocare ai dadi e dirsi un numero, indovinare il numero vincente sarà la nuova abilità richiesta a chi vorrà mettersi a capo della città.
Questa retorica del voto, strumento di democrazia, è fin troppo scoperta, fin troppo usata, non serve a niente.
I voti sono il risultato di accordi, ormai.  Le leggi per votare hanno creato mille sottigliezze per non dare importanza al voto.  Il voto non esiste più. Esiste solo lo scambio.
Il dominio, il gioco. 
I soldati si giocarono la tunica di colui che poi, qualcuno in nome suo, governò il mondo terreno e  ultraterreno.
Giochiamo al gioco antico e affidiamo la nostra città al gioco della dea che, bendati, ci giocherà nell'eterno girotondo... del meno peggio ci capiterà
Ai dadi, ai dadi
"I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica. 
Ora quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d'un pezzo da cima a fondo
 Perciò dissero tra loro: Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca. Così si adempiva la Scrittura:

Si son divise tra loro le mie vesti
 
e sulla mia tunica han gettato la sorte.
E i soldati fecero proprio così.



Della tunica poi non vi è più traccia

domenica 29 marzo 2015

La libertà del gesto. Marco De Martino

La libertà del gesto. Marco De Martino



I primi due passi e qualche ostacolo.
Nello spazio asfittico del sociale
 ognuno di noi cerca spazio per un  gesto
“ In ufficio o sui mezzi pubblici mi capita di pregare, il che consiste nell’aprire un libro e di leggerlo per due o tre minuti ( al mattino dura un po’ di più, un quarto d’ora)facendomi due segni della croce, uno all’inizio e uno alla fine. Fumare una sigaretta, col fatto che occorre andare dove lo si può fare, prende più tempo, e a tutti capita di perdere un minuto o due nel fare al computer qualcosa di personale e non di lavoro, oppure solo prendere il caffè. Eppure questi ultimi comportamenti non sono stigmatizzati, la preghiera sì” 
 Continua così Marco De Martino a scrivere  che una signora sul bus gli ha detto che certe cose si fanno a casa.
 Lui conclude osservando come sul bus altri leggono giornali e libri e scrivono su smartphone e nessuno si meraviglia.
Rivendica quindi la libertà del gesto, di fare la croce, di recitare una preghiera sottovoce, di sgranare un rosario, anche in Metropolitana.
Un gesto libero e un libero gesto.
Fuori da contesto in cui nostri gesti siano consueti, tutti i gesti sembrano poco consoni.
Ed il confine labile, in cui noi ci muoviamo gestualmente per essere accettati, comporta regole precise.
Ci alziamo infatti tutti in piedi a dire Ave Maria, all’esortazione di Don Giovanni Masi, collaboratore del Vescovo di Lamezia Terme, facciamo il segno della croce ed ascoltiamo attenti, in silenzio, le sue parole.
Costanza Falvo D'Urso ha appena concluso sua relazione che spazia da Pascal “ Ci sono verità che superano la ragione… compito della ragione è comprendere i suoi limiti” a limiti e regole, su dubbi e certezze, su luce e buio, sulle dinamiche interiori ed esteriori in cui camminiamo nello spazio di una conversazione.
Una conversazione che Marco De Martino vuole fare con tutti, vuol far conoscere a tutti, nella fideistica consapevolezza che credere sia ragionevole e, aggiungerei io, necessario ad allargare lo spazio percorribile del pensiero.
Nell’interesse fra noi uomini, piccoli, senza la luce della grandezza.
Mi interessa il gesto e il gesto rivela più delle Parole una disponibilità umana a voler credere in sé stessi, negli altri e in un disegno universale.
Per questo ho davanti a me il gesto di Marco, nell'accettare la penna e

Scegliere il verbo interessare per stare tra noi con un gesto naturale

sabato 28 marzo 2015

La storia passa per Seminara- Santo Gioffrè


Il romanzo storico di Santo Gioffrè a Lamezia

“ Inizia con grande affresco di battaglia nei pressi di Seminara 1503
Calabria Spagnola dopo la parentesi aragonese”

Parla Francesco Bevilacqua ed io prendo appunti, in sintonia con suo  fluire.
Questo romanzo vi sorprenderà per lo stile del linguaggio

“ Con che linguaggio lo scrive? Barocco, quasi contorto, ricco, come se fossimo in quel tempo lì”

Com'è giusto che sia, asserisco anche io, fra me e me.

Dopo grande affresco storico su battaglia che viene studiata nelle Accademie Militari perché attuata con una tecnica nuova e sorprendente, il romanzo  passa alla storia individuale di  Consalvo e del  suo daimon.
Consalvo, il condottiero, Consalvo vincitore ma ammalato è soccorso da Carlotta che lo cura e lo salva.
I due diventano amanti in uno scambio sensuale che farà di Consalvo un uomo nuovo. Lui un goto, diverrà romano, ed insieme  un uomo del rinascimento. Carlotta pacifica Consalvo all'umanesimo.

Intanto, nel grande sacco, nella grande cornice degli avvenimenti mondiali:  Isabella e Ferdinando bruciano gli eretici
 arrivano i soldi dall'America in Spagna e nasce colonialismo

Francesco Bevilacqua ha portato una valigia di libri, il suo trolley personale ed estrae un libro dopo l’altro, per dirci cosa sia e cosa vuol dire romanzo storico e a cosa serva se non a dare ad ognuno il ritorno ad Itaca, al nostro paese, alle  radici.
Incomincia da Enrico de Martino e dal  villaggio che devi avere e che puoi avere solo se lo conosci, se lo vedi, se lo narri.

 Come  Santo Gioffrè genius loci di Seminara: il custode
 che narra, regalandoci con la narrazione gli occhi per vedere i nostri luoghi.

Nella poesia che unisce: ora Francesco sta leggendo dei versi di Rilke, che dedica a Santo Gioffrè “Nasciamo, per così dire, provvisoriamente, da qualche parte; soltanto a poco a poco andiamo componendo in noi il luogo della nostra origine, per nascervi dopo, e ogni giorno più definitivamente.”
 Provvisoriamente lasciamo un luogo per ritornarvi
E qui mi fermo sulla ultima considerazione di Francesco  sul potere che corrode,  fa diventare stupidi le persone non forti, non abbarbicate ad una personalità costruita con sapienza, la  sola ad offrire questa unica verità: Il potere è un servizio.
 Quando comincia a parlare Santo Gioffrè sui tempi indolenti della scrittura, sui personaggi da lui amati e studiati, Leonzio Pilato, il primo umanista, Artemisia Sanchez, storia ispirata ad una storia vera della Calabria di fine ‘700, la Madonna nera di Seminara…
Quando parla lui smetto di scrivere
Seguendo simboli e significati, regni costruiti con violenza, barbarie,  e ricostruiti, unificati sotto  la grande potenza di una immagine sacra, la Madonna; Madonna che da bianca  diventa nera, nella rinascita e nella luce delle beatitudini di San Luca.
 Nella commistione di un potere che ha avuto bisogno, per regnare, del sacro, mi fermo.

 Sul regno  

martedì 24 marzo 2015

Latin Lover- Dimmi quando tornerai

Latin Lover- Dimmi quando tornerai


Dimmi quando quando quando... l’anno, il giorno e l’ora in cui forse tu mi bacerai
Atto d’amore al cinema anni sessanta settanta, atto d’amore agli interpreti, a chi ha fatto il cinema italiano, lo ha nutrito, profumato e custodito.
Con la scia del profumo del seduttore che seduce ancora, in un nuovo approccio amoroso verso pellicole così, scivolano i fotogrammi di Film Western, rosa e drammatici, immagini che si sfogliano nell’album dei ricordi animati. 
Loro, i nostri grandi attori, Volonté, Tognazzi, Mastroianni, Gassman, De Sica,  insieme ai nostri registi Monicelli, Rossellini, Comencini.
Il cinema: Alla Mostra del Cinema Di Venezia, in una  stanza sommersa  di  rose bianche, si incontrano il padre e la figlia americana, sconosciuta, in un probabile ed impossibile connubio sentimentale che non ci sarà.
Cinema americano e cinema italiano: un abisso.
Ecco perché diventa scimmiottamento quello tentato da Muccino, rifare una commedia su personaggi e rifacimenti da Los Angeles.
Cristina Comencini sceglie il ritorno, la commemorazione in terra natale, nella casa di lui, dell’attore morto da dieci anni, nel letto matrimoniale accudito dalla prima moglie.
Un cinema che ora fragile è, scontato e senza originalità, impasticcato e ripetitivo, tranne le eccezioni, grandi eccezioni.  Questo lo è. Un film con grandi attori, una grande Virna Lisi, a cui il film è dedicato, sua ultima apparizione, un grande Neri Marcorè, una simpaticissima  Angela Finocchiaro… tutti diretti splendidamente da Cristina Comencini

Ed alla fine, al commiato del  prossimo funerale dove le famiglie si rincontrano per dirsi ancora quanto siano sorelle un brivido… e una speranza

Il nostro cinema deve tornare al  mondo e nella girandola degli incontri  potrà infine suonare il piano con gli Oscar in una canzone mai tramontata. Dimmi quando tu verrai

Birdman: Obbligo o verità

Birdmam- Obbligo o verità

Dal gioco fatto sui parapetti del teatro St. James di New York alla fiaba trucida di una alienazione.
Il carro di Fetonte e uno sguardo verso il cielo. Dagli Uccelli di Hitchcock a un solo Spiderman
Come siamo finiti in questa fogna?- si domanda il protagonista alla prima scena battendo colpi decisi sulla  porta di un camerino.
  Birdman: Tutto ok?- Inizia così con un continuo rassicurarsi americano fra i personaggi, fra gli attori. Tutto bene. Va tutto bene. Siamo fragili, siamo delle merde, ma va tutto bene.

E la fiaba nera termina con lo sguardo azzurro su un cielo azzurro in volo.
 Dal testo al sottotesto e di nuovo in alto con un grande salto. Il salto nel volo che questo anno premia. A Sanremo Il Volo e a Los Angeles l'uomo che vola.
Nella costruzione artata sia nell'uno che nell'altro caso.  
Capolavoro americano o capolavoro in toto? Boh! L'alienazione, prodotto del capitalismo, ha preso le forme dell'uccello mascherato che incita il protagonista a buttarsi giù.
- Sei un altro- gli dice- sei me, siamo fortissimi insieme, eravamo soldi successo e sazietà. Lanciati nel cielo, orsù, vola e lascia il teatro agli sfigati, ai comunisti, ai nostalgici di un tempo che fu.-
 Anche io, straorzata da un film che batte una colonna sonora a tamburo continuo, volo da Fetonte e al suo carro di fuoco, prima ed ultima, quasi, immagine del film, nel mondo dei soldi e del minimale. Ecco perché Carver. Esseri,  ridotti, nel senso di rimpiccioliti, ristretti in banalissime conversazioni. Le conversazioni del commerciale.
  Unico ossequio al teatro vero è la ribellione dell'attore di teatro che, nella strafottenza del personaggio, rimane il solo a dirla europea. Non robot ma erezioni. Non assoluto e relativo bensì il mondo come rappresentazione.
Nella scena finale del dramma  recitato sul palco è il sangue della tragedia che decreterà il successo. Sempre il sangue e non la catarsi ad attirare le mosche di capitalistico ricordo.

Per questo  io vidi una palla di fuoco nel cielo di New York, sui grattacieli visti dal St. James Theatre.

sabato 21 marzo 2015

Non sono Sibilla Aleramo alla libreria Ubik

Dopo tanti anni leggo questa lettera in una serata dedicata a Dino Campana e Renato Denardis alla libreria Ubik di Catanzaro lido





A Dino Campana    14 aprile 2012
Una canzonetta volgaruccia era morta
E mi aveva lasciato il cuore nel dolore
E me ne andavo errando senz’amore
Lasciando il cuore mio di porta in porta:
Con lei che non è nata eppure è morta
E mi ha lasciato il cuore senz’amore:
Eppure il cuore porta nel dolore:
Lasciando il cuore mio di porta in porta.
Dino Campana- la sera di fiera- Canti Orfici


Non sono Sibilla Aleramo  1-03-2010

Non sono Sibilla Aleramo
ma come lei sono una donna
e ho scritto una lettera d’amore ad un uomo
che potrebbe essere chiunque
e come per tutti noi è solo uno,
uno al quale abbiamo consegnato un compito-
Essere testimone della nostra vita-
e non vogliamo capire che questo uomo
non riesce ad esserlo nemmeno nella sua vita.
Ecco il testo

Ma non c’è.
Un foglio bianco,
perché qualunque testo,
qualunque lamento, qualunque gioia,
non raggiunge la lastra scivolosa.
La lettera d’amore è scritta solo per noi,
non esiste un orecchio per questo testo che non c’è,
non esiste un occhio per vedere oltre il nulla trasparente,
la lastra riflette la luce e rimbalza ogni parola
come un eco lontana        sempre più lontana                 sempre più fievole.
La lettera che non c’è vola leggera nelle valli della fantasia
e riscrive le parole più varie, più dolci, più care,
ma solo parole per noi.


Ippo   potamos- fiume


Il tempo dei libri veri è questo. Michele Gentile. Un libro sospeso

Il tempo dei libri veri                 14 01 2012
Farsi capire dalla gente, com’è difficile, lo sai? ragazzo han detto tante cose, ma in fondo il tuo cuore che cosa ne sa?
Cantava così un cantautore del tempo,  un menestrello che ora non è più, ma la sua melodia sotto la doccia  stamattina era presente.
Il tempo  presente col tempo passato.
Ho chiuso la tv da molti anni, da quando  diventò un megafono per propaganda  di regime.
Ho smesso di  comprare giornali, ogni tanto una sbirciata, al Corriere, al Sole,  da quando anche loro hanno smesso  ed omesso al compito sano dell’informazione.
Ho aperto il pc da un anno o più, e guardo il mondo da un oblò…
Mi resta il cinema.  Inseguo film che non vedrò da nessuna parte perché le sale,  le multisale sono  in mano a pochi.
Credo proprio che torneremo tutti all’ABC.
Lo spero, quasi.
Un bel cancellare, e due decenni  di risse,  di parolacce, di culi, di seni, usati con   grande acume, usati come  nei regimi veri con il sorrisetto  perfidi etto  del - si fa così e voi no,  schiattate d’invidia-
Un bel cancellare e  sul pc  siamo tutti più liberi, più giovani, più belli.
Sul pc siamo sempre noi stessi.
Ve lo assicuro.
Leggiamo e poi andiamo in libreria a comprare il libro che passa e ripassa sugli schermi di un pc perché
Il tempo per noi è solo uno.
Il tempo dei libri veri, dei libri nuovi o antichi, non è questione, ma dello scritto che rifletta,  che si allontana, che ci dilati.
Il tempo rubato, sottratto ad una memoria  che avrebbe insegnato,  che avrebbe dovuto educarci ad un vivere sano.

Il tempo dei libri veri è ora e sempre nel presente

mercoledì 18 marzo 2015

Il sabato scritto- Mania sociale

 Dalla febbre del sabato sera alla febbre del sabato scritto. La scrittura  invade  ogni vicolo, si impossessa di un vagante e con lui scrive. Un popolo di scribanti diventammo.
Una febbre da curare con in mano una grammatica, termometro di una lingua che ammalata è.
Ma, però, appunto, ovvio, ripetizioni, avversative e conversative, saranno pure utili agli scrittori, dopo aver supposto di esser nell'errore. Una supposta che  guarirà. 
Una febbre che... guarire tu non puoi se non scrivendo sul tuo blog, sul tuo sito, sul mondo che ci rappresentiamo io e te.
Scriviamo scriviamo e noi che figli siamo di Verga e De Robertis, di De Santis e di Serao, scriviamo. Scriviamo da sera a mattina l'aria leggera del sabato sera. Fra noi tutto ritorna com'era, letteratura vera e scrittori del sabato sera. Regole di sintassi, regole di struttura, complessità e semplicità.
Nel Duplice che siamo, lettori e scrittori insieme, ammalati di malinconia, va la penna in Argentina, vola bianca colomba vola, da Troisi a noi, nel mondo incantato e senza regole della scrittura del sabato sera.

martedì 17 marzo 2015

Francesco Recami-Personal belongings

Effetti personali.


"Oggi le parole chiave sono: prosumer, impollinazione, social, empatia"
Tu chiamale, se vuoi, emozioni.
Ridendo e ridendo, di una risata che non ricordavo più da tempo, ringrazio Francesco Recami che ha scritto quello che io penso da sempre, senza contestualizzare.
Aldo Varano mi illuminò tempo fa.
Aldo- gli dissi senza modestia- Marc Augé scrive quello che scrivo anch'io-
Vero- mi rispose- solo che lui contestualizza-
Ridendo, senza fermarmi, cercherò di evaporare  una evaporazione del padre, della madre, del figlio, in una Direzione Coesione Sociale, in  Codice Rosa, agitato da  una Serenella Buti che meriterebbe anche lei lo stesso trattamento della Cinquecento rosso bordeaux e bianca...
"Fatti vedere da un buon medico, è la cosa più inutile e offensiva, ipocrita e deleteria, che si possa immaginare"
Che poi. a me, un certo Dottore Veronica, un luminare, mi mise una piuma sulla spalla e mi prescrisse di togliere tutte le etichette dei vestiti, che provocano scoliosi, deviazione della masticazione e zoppicamento della gamba sinistra. Sappilo.
Se ci conosceremo ti racconterò il resto, ne potresti fare una trilogia. Ahah
Chiameremo "Il gruppo di lettura" in riunione e faranno evocazione e devocazione... su tutte le emozioni che una lettura dà.
Una emozione io non so che  cosa sia ma ho imparato che va buttata via, cantava Gaber
Altro che i miei post!
 Francesco Recami sei tutti noi che non ne possiamo più neppure di conversazioni come "La cena estiva" (Doxa) doxa, perché? Io scrissi un incontro a tre, su comunicazione verbale fra amiche ad un desco, in terrazza. "Tre Donne, Tre ore, Senza dirsi Nulla" ma già ora dopo aver tanto riso, impercettibilmente cambio umore e una tristezza mi invade sul vuoto del conversare, sullo sciupio di relazioni, su scherzi scemi che possano rivelarsi disastrosi come in ECG con prova da sforzo. Un disordine psichico che va dal prestare eccessiva attenzione all'alimentazione ad una dipendenza compulsiva del cellulare e si allarga nei comportamenti fissati di individui catalogati in schedari improbabili, vittime delle categorie di un pensiero chiuso. 
Mi rileggerò Francesco Recami, che già avevo apprezzato nel "La Casa di ringhiera" e completerò questo mio pezzo giorno per giorno, nel piacere immenso di una lettura ben fatta, piacere che solo libri ben scritti danno.
  

domenica 15 marzo 2015

Neri Marcorè Latin Lover




Neri Marcorè: Latin Lover

 Tempo verrà
in cui, con esultanza,
saluterai te stesso arrivato
alla tua porta, nel tuo proprio specchio,
e ognuno sorriderà al benvenuto dell'altro,
e dirà: Siedi qui. Mangia.
dal libro "Mappa del nuovo mondo" di Derek Walcott

Mi seduce così, alla fine, con la poesia.

Rassegna Sabato del Villaggio a Lamezia terme. 
Teatro Grandinetti esaurito, eheh, già dalle 17,00, ed io guardo con preoccupazione ed irritazione crescente la folla invadere ogni superficie calpestabile ed ostruire pericolosamente ogni possibile via di fuga.
 E se ci fosse una scossa?-Domando a mio vicino, allarmata.
Lui, serafico, mi fa:- Non ci pensi.- E davanti al mio sconcerto aggiunge:- La cultura attira.-
Così inizio a prendere appunti su una passione che dà una strana luce negli occhi, un Neri Marcorè bimbo che canta le canzoncine dello Zecchino d’oro e poi adolescente imitare i suoi professori. Nel Novanta la svolta.  Partecipa come concorrente  ad uno show “Stasera mi butto” e vince.
 In seguito con Raffaella Carrà sarà scritturato per un anno. Ricomincio da due.
Lo guardo mentre si dà una grattatina alla coscia, al fianco, al polpaccio,  sul naso, mentre si tocca la barba, come se lo studiassi ed ora anche lui sta dicendo che studia un gesto, che ha una intuizione, che sia la chiave di lettura della voce e del testo del personaggio da imitare. Gasparri, Casini, Alberto Angela. Di lui dice che lo sorprese come potesse spacciare qualsiasi cosa per antica. Di come gesticolasse per costruire quasi l’oggetto di cui stava parlando. Un modo affettuoso di avvicinarsi agli individui con le loro debolezze, con le loro stranezze. Si porta tutto in tasca, lui, come me, come tutti. Ci portiamo Gaber e Luporini, i monologhi del Signor G, ci portiamo Gigi Proietti, e De Gregori. Sul palco una chitarra e lui ci canta Cardiologia. Dell’amore non si butta niente. 
La curiosità  lo attira verso tutto ciò che non conosce.
Il nuovo, lo sconosciuto non lo spaventa, lo attira e poi vuole provarsi a fare. La sfida a testarsi in ambiti diversi. Attore, Presentatore, Cantante, Imitatore, in ordine sparso.
La luce che illumina i suoi occhi, la luce che tutti possediamo, sta dicendo, si chiama curiosità, orizzontale, a strisce grigie e blu, come i calzini.
 Mi innamoro, alla fine, anche dei calzini di Marcorè e normale non sono neppure io, come non lo è nemmeno lui, così sta ora  confessando sul palco. Perché voler imitare gli altri, ride, normale non è.  Siamo alla fine e prende in mano i libri. I nostri libri.  Quante lacrime abbiamo fatto su I Ragazzi della via Paal, quante volte abbiamo letto Siddharta, e L’amore al tempo del colera, Florentino e Fermina,
  Ho sceso,  dandoti il braccio, almeno  milioni di scale, e poi  

Dallo scaffale tira giù le lettere d'amore,
le fotografie, le note disperate,
sbuccia via dallo specchio la tua immagine.
Siediti. È festa: la tua vita è in tavola.

Neri Marcorè: Latin Lover
Nella tasca ti porteremo


venerdì 13 marzo 2015

Tristezza con strass- Le donne di Giusi Pallone

Tristezza con strass. Mestizia di una lei  che non guarda mai. Le donne di Giusi Pallone

Non hanno sguardo le donne di Giusi Pallone, non guardano, come se non guardando potessero non vedere la realtà.  Sono  dipinte in ambienti colorati, con pennelli e tele, con unghie smaltate in love e lazzi, eppure non un gesto, non un fremito vitale. Stanno in attesa,  fuggendo, perché sono fuggite lasciando soltanto un corpo nel letto, come nella canzone Albergo ad ore.
Colori che vivi non sono più,  eppure mantengono il profumo del sogno, nei verdi, nella sottoveste che indossa l’altra.
 Lei è l’altra, mi sta spiegando l’artista, di fronte ad un dipinto di cui io, per sbadataggine, non ho una immagine.

Ho però i volti coperti da maschere,  un particolare che non parla, se non con tristezza. E mentre Tristezza per favore vai via, canta la Vanoni insieme a Giusi, mostrandomi una corona, poggiata su uno sgabello, corona di un principe che non ci sta più, perché nessun uomo regge al gioco del principe azzurro, io guardo golosa quella corona e la poggio idealmente sulla testa di Giusi, regina del regno che lei si è dipinta. 
Sarai regina e regnerai le cose che tu sognerai diventeranno realtà, canta la canzone La Chimera, che io magicamente sento cantare fra i quadri di Giusi in  un andante con brio che spazzi via ogni perduta malinconia


Nel regno della fantasia di Love e Lazzi si sta come d’inverno sugli alberi le donne. Fiorirà la primavera,  in mostra con Giusi Pallone  Da B Cause. Marzo 2015 

Sky- ricevuta di ritorno

Ho con Sky telefonate giornaliere per dirimere contratti di utente Sky e nella ultima telefonata mi ritrovo a chiedere ad  anonima interlocutrice:- Guardi che io questo contratto l'ho dismesso parecchi mesi fa, quindi è un contratto chiuso, come mi ha già assicurato altra dipendente giorni fa.- risposta sorprendente:- Lei ha chiesto la chiusura del contratto con una raccomandata senza ricevuta di ritorno, quindi tale richiesta non è stata accettata. Per essere accettata lei deve fare richiesta con raccomandata e ricevuta di ritorno. Non ha letto il contratto? Quindi lei deve ancora pagare Gennaio febbraio e Marzo- Sono completamente basita ma andando alla posta e raccontando il fatto ascolto altre disavventure con Sky. Sorella di impiegata aveva mandato raccomandata giusta e a fine mese, però loro ritirarono posta due giorni dopo e le fecero pagare tutto il mese. W Sky che ci porterà una raccomandata per l' aldilà 

martedì 10 marzo 2015

La seduzione

La seduzione                                            un pezzo del 2010
Si inizia con l’etimologia: sedurre – portare con sé
                   sedurre-portare fuori dalla strada usuale.
I due significati, il primo- portare con sé, rivedersi nell'altro- è il significato positivo, vivificante, lo scompiglio dell’immaginazione per raggiungere l’immaginazione dell’altro, condividerla, specchiandosi, appunto.
Il secondo significato- portare fuori, trascinare l’altro di qua e di là per il gusto di vederlo alla nostra mercé- questa è la seduzione negativa che a volte può fare impazzire.
Anche la persona più forte, più capace può lasciarsi irretire, anche la persona più dignitosa può perdere la testa. Migliaia di libri parlano di questo. Io questo aspetto vivificante nella seduzione che non porta a niente, dovrò studiarlo meglio. Così come dovrò studiare meglio questo incantamento del tasto, del parlare con un tasto come se stessi parlando con un uomo.
Il tasto che seduce
Il marito di Mariella  undici, dodici anni fa, pigiava e ripigiava i tasti del computer. Lavora-diceva la moglie ai tre figli,  a noi amiche-lavora-
Non capivamo noi, allora l’ossessione, la malia, che possa nascere da un tasto. Quando lui decise di andare a vedere chi ci fosse dietro quel tasto il matrimonio era già finito.
 A lui la quotidianità non piaceva più, banale! A lui i figli erano estranei, la seduzione di un tasto era una sirena troppo ammaliatrice per resistere.
 Ecco la seduzione mortale-il canto delle sirene induceva i compagni di Ulisse a precipitarsi in mare, ed Ulisse che volle ascoltare dovette ancorarsi con solidi funi per non morirne.
Rino allora non disse tutto questo, partì, ritornò, la moglie perdonò, ma la realtà ora gli sembrava pesante. Se ne andò. Divorziarono, la mia amica si risposò ma ha sempre nel cuore quell'uomo perso anche a se stesso ,ha sempre il dispiacere.
Non si può vivere senza sogni, senza fantasia, senza un immaginario che insaporisca le nostre giornate, ma dopo il sogno dopo la fantasia, che felicità poter parlarne con un nostro caro, mano in mano, come si usava una volta ed ora non più!!
La seduzione vitale è erotizzante, reale, creativa, non distrugge l’individuo ma innalza le sue capacità, nello slancio di vederci nell'altro al meglio delle nostre qualità diventiamo più belli più forti più giovani.

In questo strano mondo contemporaneo però i corpi non esistono più, se non come merce, il portafoglio è più seduttivo di un bacio, la vanità è successo, la seduzione un gioco. Io, fuori tempo,  continuo ad affermare il valore di una seduzione altra,  di un abbraccio, di un’ora a guardare il tramonto, di respirare il respiro di un uomo reale e non virtuale. Una seduzione che faccia vivere

sabato 7 marzo 2015

La cortesia di Lella Costa al Geometra

La cortesia di Lella Costa al Geometra
Le donne, i cavalier, l’arme, gli amori, le cortesie, le audaci imprese io canto.
Comincia così Massimo Isabella, studente del Liceo Classico di Lamezia, e continua a recitare le audaci imprese.
Audace impresa è ostinarsi a vivere in un mondo ostile ed insensato per le donne e i cavalier, l’arme, gli amori, le Cortesie.
La cortesia evoca un mondo antico, regole indiscusse, attenzione e rispetto, soprattutto rispetto.
Un testo di tutto rispetto quello di Ariosto e di Lella Costa, il canto verso umanità tutta, vessata da ignobili atti.
Fra questi ignobili anche gli amori, una delle gesta più nobili.
cantiamoli gli Amori delle donne che sono infiniti e inauditi e incomprensibili e infelici. Soprattutto infelici. Massimo li enumera vivendoli nel gesto. Masochisti, psicosomatici, autolesionisti. Omo, etero, bi. Poli orientati: materni, coniugali, collettivi, orfici e dionisiaci, romantici e lascivi a cantare la vita delle donne, a scandire la storia delle donne.
Hanno scelto testi e canzoni che avrei scelto anche io, stamattina, i bravissimi ragazzi del Liceo Classico, frequentanti il laboratorio teatrale di PierPaolo Bonaccurso ed io  applaudo felice.
 Le canzoni: La canzone dell’amore cieco o della vanità di De Andrè, Mi sei scoppiato dentro al cuore di Mina.
Le poesie. Lentamente muore di Martha Medeiros… e poi il monologo di Giulietta di Shakespeare, Grey's Anatomy, le sorelle Fontana, il successo nella moda.
Il gioco dell’imitazione, scrivo io. I modelli da dare ai ragazzi tutti per cucire un abito dignitoso.
Il teatro e la scena tra le sedie di una scuola permettono un dire alto, una gestualità vera contro l’appiccicaticcio e il mieloso conformismo di una festa che non lo è per nessuno.

Il canto della bravura dei ragazzi in scena, la scelta di testi a noi cari, il continuo canto nel canto eterno della nostra essenza personale mi ritrova a cantare sui tasti neri di un Pc il mio applauso a Caffè Cadmo, che  laboratorio di tutto questo è.  Cadmo e Armonia

#StregaDigitale

Da Luca Fadda:  Se avete un blog che anche occasionalmente si occupa di letteratura o di libri, e siete d’accordo sul senso di questa campagna, ditelo. Ditelo con le vostre parole, e fate girare i vostri articoli con l’hashtag #StregaDigitale. Poi aggiungete quelli che volete. E se non vi occupate di libri considerate che siamo tutti tuttologi e aggiungere un argomento in più alla nostra onniscenza non guasta mai. Fate vignette, battute, condividete articoli a tema anche se non creati ad hoc. Il tema non è il Premio Strega elitario, il tema è sempre la parificazione carta-digitale. Lo Strega è solo il trampolino di lancio per mostrare che ciò è possibile.

giovedì 5 marzo 2015

Lorenzo Marone- I due maroni che ci siamo fatti

Farsi due maroni così è un modo di dire per esprimere noia abissale.
Questa sera, benché Lina tentasse respirazione bocca a bocca, massaggio cardiaco e puntura di adrenalina, l'autore restava senza vita. 
Nulla da fare. Si può scrivere un capolavoro, un libro meraviglioso, così ti avrebbe cantato Modugno insieme con Sabrina, ma poi... il presentare l'oggetto del tuo talento implica altra abilità. La vivacità. 
Lo hai confessato da subito:- Cesare sono io- hai detto- il vecchio in realtà sono io- ci hai svelato -quindi mi è stato facile raccontarvi miei passaggi, mie non scelte fino al momento in cui ho scelto-  
Incuriosita ho aspettato altre rivelazioni, ma non c'era più nulla da capire, con De Gregori te lo canto, c'era solo quella scelta. 
Lina tentava di spostare, di aggiungere immagini, un maratoneta che corre, come quella famosa gazzella che ogni mattina in Africa deve fuggire più veloce del leone, tentava immagini e ricordi filosofici di una felicità inseguita in Platone e mai raggiunta sul filo del traguardo nella vita di ognuno, iniziata con un urlo, ma l'urlo si soffocava nella tua dimessa oratoria di avvocato che si rifiuta ad ascoltatrici attente, adoranti.
Sarà certamente lo stile di Lorenzo Marone, sommesso, quasi soporifero nel dire, che poi a cascata gorgoglierà nel romanzo come la pioggia argentina di marzo? Sicuramente, altrimenti non capirei tanto successo.  Che dice che dice la pioggerellina di marzo che picchia argentina sui tegoli vecchi del tetto? Canta la pioggia, scende la pioggia ma che fa? Ci trasforma e tutti felici diventeremo, perché La Legge del Desiderio, di Muccino, questo dice insieme a te. La felicità ààà,  basta volerla, anzi sceglierla.   

mercoledì 4 marzo 2015

Marco Peano: La somma che tu fai.-Un peana per Peano

Caro Marco Peano, io non ti conosco, io non so chi sei, so che hai cancellato di colpo i sogni miei...
Ero da mia  mamma, domenica a pranzo, e dal telegiornale, di rai due o rai uno, mi appari tu, in intervista. 
Tu che dici una cosa assurda. 
La Memoria somma le cose buone e le cose cattive...
Che fa? Che fa?- Somma, stai dicendo. 
Quindi sommiamo tutto, e nel sommare,  gli addendi, cambiando di posto, danno sempre la stessa somma. 
Scusa tanto se posso intervenire e invitarti a scegliere, a selezionare, come ogni giorno fa la nostra memoria.
Sarà solo la mia a selezionare con un principio che non conosco?
Quindi tanto per restare in tema:
Come si scrive un racconto? Si prende una madre che muore, si trafiggono i cuori  dei lettori, si scrive l'invenzione  di una madre che va via, senza fermo immagine e poi 
e poi un peana sarà

Ora però so di te molto di più: Marco Peano,nato a

 Torino nel 1979, si occupa di narrativa


 italiana per la casa editrice Einaudi. Tiene 

laboratori di scrittura narrativa presso la Scuola 

Holden. Insieme a Giorgio Vasta è curatore 

di Esor-dire, una manifestazione dedicata alle 

scritture esordienti.

Quindi come direbbero a Carosello:- Con quella

 bocca puoi dire ciò che vuoi 

Anzi con quelle mani puoi scrivere e scrivere che

 tutti vorremmo quella moviola per fermare

 immagine e arrotolare una pellicola che non è più. 

Con la stima immensa verso chi già è una somma di 

tanto. 

Io e la mia mamma non sommiamo, non avendo

 niente da sommare.

 Possiamo guardarci  e stare vicino nella costrizione

 del quotidiano.